venerdì 14 settembre 2007

Cose vuote

Cose vuote si sentono in giro. Cose senza direzione nè contenuto. Cose dette solo per infrangere il silenzio, cose noiose e già sentite.
A cose vuote si ribatte subito, anche se con altre cose vuote. Perchè il vuoto attira il vuoto, la dispersione ulteriore dispersione. Così il disorientamento aumenta e in modo proporzionale aumenta pure la stanchezza e il fatalismo.
Eppure un antidoto c'è: Recuperare il proprio cuore. Risalire dal margine esterno della ruota, che sta sempre in movimento, attraverso uno dei raggi, al centro del mozzo, il punto fermo in mezzo al turbine del movimento.
Recuperare il proprio cuore vuol dire fermarsi e fare silenzio. Avere il coraggio di non cedere davanti all'ansia delle proprie contraddizioni e procedere. Chiudere le porte alla confusione del mondo esterno e ascoltare ciò che c'è dentro. Dare finalmente spazio alle domande importanti, a quelle che magari ci portiamo in noi da una vita e che abbiamo sempre soffocato con partite di calcio, parrucchieri, centri commerciali e altri rumori.
Buona ripresa di anno. E buona ricerca della Pienezza.

mercoledì 1 agosto 2007

Grazie Chiara

da "Avvenire" del 29/07/2007, ricopio pari pari un pezzo molto stimolante:

AAA, SVUOTATORE DI PESO INTERIORE CERCASI
Di Chiara Zocchi
Premetto, per gli allergici, che il seguente articolo contiene una dose elevata di parentesi.(Vedere) (Ascoltare) (Fruire) (Percepire) (Sentire)Viviamo in uno stato di assorbenza continua. Siamo esseri assorbenti, come lo Scottex. Non solo la nostra pelle esteriore, infatti, è dotata di pori, ma anche quella interiore, ovvero quella che riveste il pensiero ed il sentire. E l'Esterno si approfitta del nostro essere "porosi", in vari modi: informando, mostrando, dicendo. (Troppo). L'Esterno non riesce mai a contenersi. Ama traboccare. E noi - curiosi come siamo - leggiamo, guardiamo e ascoltiamo. Non rimaniamo mai un attimo vuoti. Abbiamo paura di tornare la pagina bianca che in origine siamo. Temiamo i travagli che precedono le rinascite. Il non-fare ci spaventa più dello strafare. E il silenzio ci crea una specie di disagio nelle orecchie. Ma, a furia di introdurre informazioni (o deformazioni), suoni (o rumori), visioni (o immagini) e semplici (o complicate) parole… i nostri pori-interiori si sono dilatati, fino a diventare quasi dei buchi. Eh sì, spesso siamo inconsapevolmente bucati. Tanto che le cose leggere ci attraversano creando correnti di spiritualità che fanno prender freddo all'io.(Vedere) (Ascoltare) (Fruire) (Percepire) (Sentire)Così come ci si rivolge ai "dermatologi" (o ai forum online!) per lenire il problema della "dilatazione dei pori", accogliendo i vari suggerimenti di "pulizia regolare" e magari di una bella maschera di argilla con funzione astringente. Allo stesso modo si avrebbe bisogno di un consiglio per ovviare alla dilatazione dei pori interiori. Ma chi si occupa di fare le pulizie del mondo interiore? Chi può darci dei suggerimenti contro la bucatezza? Non so se esistano professionisti della pienezza, restitutori di senso, svuotatori di pesantezza, appacificatori di caos. Sono professioni che non ho mai visto sui biglietti da visita, o nelle pagine gialle. E non è così facile trovare dei buoni "cosmetici" per mantenersi belli-dentro. Certo, ci sono dei libri che vanno bene un po' per tutti i tipi di dolore (vedi le Epistole a Lucilio di Seneca), simili a quei farmaci che non mancano mai nel nostro "armadietto delle medicine", che spesso è una semplice scatola, a volte una porzione di armadio, e ogni tanto un luogo aleatorio che tiene in costante allenamento la nostra memoria (ma dove cavolo l'ho messo??). Forse bisognerebbe - semplicemente - smetterla (per un po') di riempire, e cominciare a tentare di svuotare. In che modi? Se per esempio la lettura è "riempiente", la scrittura può essere "svuotante". Se per esempio l'ascoltare musica è riempiente, il produrla (emettere suoni, fare rumori, cantare sotto la doccia) può essere svuotante. Se per esempio il guardare è riempiente, tenere gli occhi chiusi può essere svuotante. E così via, fino alla fine delle idee.Sono molte le attività riempienti, cui corrispondono altrettante attività possibilmente svuotanti.Ma, perché questo articolo abbia un senso dovrebbe forse non essere letto, ma cancellato, o scarabocchiato, o sovrascritto. È anche vero che, non leggendolo, magari non si mediterebbe sul fatto che a volte sarebbe meglio scrivere piuttosto che leggere, per il bene dei propri "pori interiori". Conclusione: forse il vuoto non può essere comunicato che attraverso se stesso. Perciò sarebbe bello che ogni tanto in un giornale ci fosse una pagina bianca, pulita, vuota. Ecco perché terminerò con una serie di parentesi svuotanti in quanto vuote. Di silenzi talmente evoluti da arrivare - come le parole - a costruire un discorso. ( ), ( ): ( ), ( ), ( ), ( )??( ) ( ) ( ) ( )!!!

Compiti per le vacanze

La vacanza non solo deve essere buona, ma per dare i frutti di riposo e ricarica che desideriamo deve anche – e soprattutto – essere bella. Nella vita quotidiana troppo spesso siamo immersi in cose brutte. Dalle architetture che ci circondano, dalle espressioni cosiddette artistiche, dalla spazzatura della televisione, fino all’abbigliamento o alle mode del momento, la nostra mente è frequentemente offesa da cose brutte e confuse. Eppure io credo che le persone abbiano una naturale attitudine a godere del bello, e che il bello sia capace di elevare l’essere umano. Io penso che il regalo migliore che possiamo fare a noi stessi sia quello di fermarci ogni tanto per soffermarci su cose belle. Che sia musica, un bel paesaggio, delle opere d’arte in un museo, qualche espressione della natura, non importa. L’importante è sollecitare il nostro gusto estetico con armonia ed equilibrio.Allora mi permetto di suggerire dei compiti della vacanze facili e utili per il nostro benessere psicofisico: tutti i giorni soffermiamoci un quarto d’ora a gustare qualcosa di bello. In silenzio, senza commenti né agitazione. Soffermiamoci e sentiamo quali risonanze suscita in noi. Torneremo dalle vacanze con più amore dentro e più dinamismo fuori.

martedì 17 luglio 2007

Il bene, il male

Il cuore dell'educazione è insegnare a distinguere il bene dal male. Infatti chi sa distinguere il bene dal male sa fare le scelte migliori, chi fa le scelte migliori raggiunge risultati utili, chi ottiene risultati utili è una persona felice.
Ma c'è chi dice che il bene e il male non sono concetti assoluti, che il bene e il male dipendono da persona a persona e da momento a momento. Se fosse così, però, si verificherebbe certamente la situazione di due beni contrapposti, tali che si escludano l'uno con l'altro. Si arriverebbe perciò ad uno scontro per la supremazia, e vincerebbe il più forte. E questo da nessuno è accettato come bene, perchè ognuno avrebbe paura di essere sopraffatto da qualcun altro. Il ragionamento quindi si contraddice.
D'altronde basta osservare che dove si perde il concetto oggettivo di bene e male c'è violenza, dissoluzione, caos.

Allora è proprio vero: il cuore dell'educazione è insegnare a distinguere il bene dal male. A questo servono i maestri, a questo servono i genitori. E ognuno deve sforzarsi, una volta conosciuto il bene, a metterlo in pratica. Anche se questo significasse andare controcorrente.

sabato 7 luglio 2007

Denti gialli






In diversi paesi, Stati Uniti, Spagna e altri, sono stati trovati prodotti alimentari per animali contenenti sostanze tossiche. Prodotti provenienti dalla Cina. Oltre a questi, negli ultimi tempi hanno scoperto anche molte confezioni di dentifricio - sempre provenienti dalla Cina - e sempre con sostanze tossiche dentro. La Cina, si sa, fa gola al capitalismo senza scrupoli. La manodopera costa poco, qualsiasi merce è più conveniente, riescono ad imitare tutto, spazio alle speculazioni e ai commerci sottobanco, una manna... Il problema è che in Cina non solo la manodopera è pagata poco (anzi spesso nulla, visto che in moltissime fabbriche sono impiegati i carcerati dei Laoggai, i lager cinesi), ma è proprio l'uomo che non ha valore. Come in tutte le dittature, pure lì non è lo stato per la Persona, ma la persona per lo Stato, il profitto e l'interesse dell'ideologia vengono prima di tutto, anche calpestando dignità, salute, libertà, la stessa vita delle persone. Ma siccome il denaro non puzza, i capitalisti e i politici occidentali fanno a gara per andare nel paese degli involtini primavera- ignorando la strage di Tienanmen, i Laoggai, la persecuzione religiosa, il quotidiano massacro dei bambini - per aprire a nuovi mercati e senpre a nuovi guadagni. Insomma il circolo che si è instaurato è davvero diabolico: i nostri governanti ci fanno vivere sempre più spremuti economicamente e con modeste prospettive di sviluppo, il calo del reddito ci costringe ad accontentarci di prodotti di scarto scadenti e pericolosi made in China, il paese orientale aumenta la propria ricchezza e la propria attrattiva sul capitalismo nostrano, che è poi quello che ci mantiene in uno stato di costante indebitamento. La cosa interessante è che tutto questo circolo vizioso non è legato all'economia, ma al pensiero. Viene alimentato, infatti, dal pensiero dominante dei poteri forti, sia occidentali che orientali, quello di disprezzo della persona e della sopraffazione del forte sul debole.
Come sempre è dal cuore dell'uomo che nasce tutto: pensieri di amore, quindi di rispetto e verità, e pensieri di egoismo, cioè di violenza e menzogna.

sabato 9 giugno 2007

Come gira il vento...

In diversi colloqui avuti in questi giorni, con pazienti, ma anche conoscenti o semplici persone incontrate casualmente, ho riscontrato più volte un atteggiamento largamente diffuso di pessimismo e scoraggiamento. C'è in giro una forte disillusione nei confronti di tutto. Non solo è ormai completamente in calo qualsiasi interesse o desiderio di partecipazione politica, non solo c'è sfiducia verso le scelte economiche, non solo si è spaventati per il disagio sociale che si manifesta attraverso l'aumento di fenomeni criminali o comunque di illegalità e violenza. Quello che colpisce maggiormente è proprio un atteggiamento di totale sfiducia verso il futuro in generale, come se ci si aspettasse dai prossimi mesi o anni un graduale peggioramento ormai visto come inevitabile.

Non si tratta di depressione in senso clinico. E' più una consapevolezza del livello di marcio e corruzione che ha coinvolto ogni settore della società e l'incapacità di vedere nella stessa società aree sane sui cui investire con uno slancio di fiducia. E il bello - anzi - il brutto, è che non sono tanto gli anziani che facendo il confronto con il loro tempi criticano quelli presenti, ma sono i giovani che si guardano intorno e si anticipano un futuro sempre più nero e critico.

Anche in televisione tira un'aria preoccupante. Nella scatola dell'ottimismo dei lustrini e delle ballerine mi è capitato di sentire nelle ultime settimane diversi commenti assolutamente allarmanti: commentatori autorevoli e prestigiosi che parlavano fuori dai denti di punto di non ritorno e di rischio di ricorso alla piazza.

Ripeto, non si tratta di preoccupazione per la propria pensione o per l'immigrazione clandestina, quello che si respira nell'aria è un senso di angoscia profonda e generalizzata, di assenza di speranza, di scoraggiamento esistenziale, di clima da apocalisse prossima ventura.

Si vive nell'individualismo e nel soggettivismo. Ciò che i maestri del sospetto - come li definiva il filosofo Ricoeur - (Marx, Nietzsche, Freud) hanno seminato, oggi raccogliamo. Si vive uno contro l'altro in uno stato, che talvolta rasenta la patologia, di pensiero paranoico: "Tutti gli altri mi vogliono fregare". In uno stato, quindi, di separazione, di ansia e di "Si salvi chi può".

Quello che manca nella nostra società è la presenza di aree di fiducia e libertà, spazi sani dai quali attingere nuova energia per lavorare alla ricostruzione di sè e del mondo. Quello di cui si sente fortemente la mancanza sono comunità di uomini e donne animata da forti ideali, da idee chiare, legata da un vicolo di donazione reciproca, comunità nelle quali ci si possa ricaricare, trovare slancio, essere incoraggiati a mettere la propria intelligenza a servizio del bene comune. Quello che le persone cercano sono altre persone alle quali unirsi, nelle quali aver fiducia, dalle quali non doversi guardarsi le spalle, con le quali condividere un progetto.

Mi viene in mente - in questo momento non ricordo esattamente la citazione, chiedo scusa - un pensiero, forse di Padre Kolbe, che ho letto da qualche parte. Diceva più o meno così: "Nell'epoca della fine dell'impero romano, quando i barbari imperversavano per il continente e minacciavano di cancellare le tracce della civiltà occidentale, i monaci nei conventi conservarono il meglio del pensiero e della cultura greca e romana, la custodirono e le trasmisero alle nuove generazioni, in modo tale che nel medioevo si potè assistere ad un rifiorire civile e sociale e si pose mano alle fondamenta della rinnovata civiltà europea. Così sarà che le famiglie, nel futuro, saranno come quei conventi. Al loro interno custodiranno quei valori che nella società esterna si vorranno distruggere, e tramanderanno alle nuove generazioni i germi di un mondo rinnovato".

Credo che davvero quegli spazi di libertà e fiducia che la gente cerca possano essere le famiglie. la famiglia rappresenta psicologicamente l'unico antidoto davvero efficace alla sfiducia e allo scoraggiamento. E' l'unico ambiente umano in cui ci sono tutte le caratteristiche per una convivenza sociale basata sulla fducia, sulla donazione reciproca, sulla condivisione, sul mutuo aiuto, sull'accoglienza. La famiglia può essere la risposta giusta alle tante domande di felicità che l'uomo si pone, ma perchè questo sia davvero, la famiglia deve avere le caratteristiche di dono generoso, di abnegazione totale, di legame indissolubile, di scelta totale.










sabato 12 maggio 2007

Un popolo, una Ragione











12 maggio 2007, in piazza è sceso un popolo. Un popolo giovane, agguerrito, con le idee chiare: "Più famiglia!".


Gente fuori dagli schieramenti politici, fuori dalle etichette di comodo che cercano di appiccicare addosso quelli che non sanno - o non vogliono - capire.



Un popolo ignorato dalla televisione, che mostra solo famiglie disturbate, malate, amorali, divise, litigiose, schizofreniche.


E' scesa in piazza la gente trascurata dai governanti, politici che si occupano dello smaltimento differenziato dei rifiuti e lasciano cadere tonnellate di spazzatura sulla realtà della famiglia.


Il popolo che cerca attenzione verso le proprie esigenze economiche, ma vive in una società in cui chi comanda fa in modo che stiano bene i single mentre lascia le famiglie alle prese con un bilancio sempre più difficile.



Gente coraggiosa che insiste ad investire attraverso i figli sulla vita e sul futuro, mentre gli interessi privati della cultura della morte si alleano con le tante industrie farmaceutiche per raffinare la selezione eugenetica e il predominio del più forte sul debole.

E' sceso in piazza un popolo che usa la ragione. Che perciò non vuole chiamare bistecca anche il salame. Che non vuole chiamare famiglia ciò che famiglia non è.

Un popolo che sa che bisogna distinguere tra bene e male, che non possono essere considerati diritti tutti i capricci, che non può accettare che il desiderio di uno diventi occasione per la demolizione di tutti.

Gente che sa che un futuro migliore nasce solo da cittadini migliori, e i cittadini sono formati in famiglia, non da altre parti.

Un popolo che capisce che prima viene la famiglia e poi lo stato, che prima vengono i genitori, e poi gli insegnanti, che prima viene l'amore di mamma e papà e poi - semmai - gli psicologi.

Sono scesi in piazza
uomini, donne e bambini.
E stavolta per farsi ascoltare.




FAMILY DAY 20007
...E adesso facciamo sul serio

giovedì 10 maggio 2007

Una bella esperienza

Ieri sono stato invitato a tenere un intervento ad Avezzano, nell'ambito di un convegno su "Agio e disagio giovanile", organizzato dal Lions Club locale. Molti gli studenti delle scuole medie e superiori della zona che hanno animato con passione ed entusiasmo la giornata.
Ho conversato con loro sul tema "Giovani in cerca di maestri", sottolineando come spesso la domanda di verità dei giovani si scontri con il frequente silenzio degli adulti. C'è bisogno di maestri, maestri che abbiano il coraggio di mettersi al fianco di questi ragazzi per accompagnarli nella loro personale e libera ricerca, per dar loro un contributo di onestà e amore nella personale ricerca del senso della vita.
Sono rimasto colpito dalla reazione attenta e critica dei presenti, mi ha fatto piacere osservare la loro maturità e disponibilità a collaborare. Insomma, una bella esperienza. Approfitto quindi della possibilità offerte dal blog per salutarli tutti, uno per uno e per ringraziare loro e la gentilissima Professoressa Marcotullio - organizzatrice del Convegno - per la calorosa accoglienza.

martedì 24 aprile 2007

Etruschi e imbrogli

Da "Antidoti" di Rino Camilleri: Il Movimento per la Vita di Mistretta (Me) mi ha girato un commento (girato a sua volta dal lettore Adorno) apparso il 16 aprile 2007 a firma «Luis» sul sito www.ilmondochevogliamo.net. Pare che, il sabato precedente, la trasmissione Gaia, il pianeta che vive (in onda in prima serata su Rai3) abbia lasciato da parte le solite tematiche ambientali per mostrare l’interno di una tomba estrusca. Il conduttore, il geologo Mario Tozzi (che a suo tempo in un’intervista alla radio esaltò il massacro dei preti nella guerra civile spagnola e se ne augurò uno analogo in Italia), tacendo il luogo e il nome della tomba in questione, mostrava entusiasta una pittura raffigurante un accoppiamento omosessuale. Seguiva l’elogio della società etrusca che accettava la “diversità” senza gli attuali “ridicoli tabù”.

Subito dopo, scorrevano immagini di scimmie e gazzelle in copula e la voce fuori campo spiegava che in natura l’omosessualità è molto diffusa. Ora, anche ammettendo che gli animali lo fanno, sarebbe una buona ragione per distinguersi dalle bestie. Ma non è così. Gli animali lo fanno solo quando manca un partner di sesso opposto e la foia (infatti sono animali) è più forte di (alcuni di) loro.

La tomba etrusca, invece, è quella detta dei Tori a Tarquinia e una illustrazione non disonesta mostrerebbe che le scene di accoppiamento sono due, una etero (con accanto un toro che guarda sereno) e una omo.

In quest’ultima uno dei due si accerta furtivo se qualcuno si accorge dell’atto; infatti, c’è un toro che sta caricando furiosamente. Il toro è simbolo del dio della fertilità che si compiace dell’accoppiamento fecondo tra uomo e donna mentre punisce quello invertito. Altro che etruschi politicamente corretti.

Mah. Una volta Rai3 era «Telekabul», rete dei comunisti duri e puri. Ora, che i rifondaroli hanno arruolato Luxuria, fa propaganda al «gay pride».
Aridatece Baffone.

sabato 14 aprile 2007

Guerriglia cinese a Milano

Cinesi in Italia, Romeni in Italia, Albanesi in Italia, Italiani in Italia. Italia globalizzata, Italia multirazziale, Italia multietnica, Italia senza l'Italia. Confusione immensa. Fai un giro a Roma, vicino alla Basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore all'Esquilino. Vai poi verso Porta Maggiore e la Via Prenestina. Scopri il caos. Di tutte le razze, miscuglio indecifrabile di diverse provenienze, che vivono tra la strada, sporca e degradata, i negozi - che una volta erano degli italiani e ora sono stati comperati in contanti (e più del loro valore) dai cinesi, non si sa con quali soldi - e le baracche, nei cui angusti spazi trovi decine di immigrati irregolari e abusivi. Quartieri enormi in cui l'illegalità è di casa, in cui - se chi di dovere facesse il suo mestiere e i giudici e i politici ancor più il loro - bisognerebbe fare un'opera immensa di risanamento.
Il problema è che per fare un'opera, immensa o più modesta, occorre comunque un progetto, occorrono idee chiare, occorre partire da una base. Ma noi abbiamo solo degli slogan: "dialogo, accoglienza, rispetto, sicurezza, incontro, tolleranza..." e chi più ne ha più ne metta. Slogan perchè sono concetti vuoti e ipocriti. Avrebbero un significato se coloro che devono dialogare sapessero chi sono, qual'è la propria identità, quali i propri valori, quale la propria cultura. In realtà, da decenni c'è chi ha lavorato per smantellare e demolire la nostra civiltà, per svuotarla dal di dentro dei suoi riferimenti. Oggi un italiano si sente italiano solo perchè è nato in questo paese, ma non lo ama più, perchè ha dimenticato cosa vuol dire patria, identità, appartenenza, storia, orgoglio. Ha un rigurgito di entusiasmo solo quando gioca la nazionale. Anni di propaganda falsa e ideologica ci hanno portato a tagliare le nostre radici, a offendere la grandezza e le conquiste civili, culturali, artistiche dell'occidente, a dimenticare che l'Europa cristiana è quella che ci ha condotto ad apprezzare e concretizzare concetti quali l'uguaglianza degli uomini, la solidarietà, la democrazia, il diritto allo studio e alla salute, la dignità delle donne, l'inviolabilità dei bambini, ecc. Purtroppo dagli stermini della perversa rivoluzione francese in poi, è stato un susseguirsi di scelte attente a minare alla base la civiltà europea. Il risultato è stato il '900, con la barbarie delle diverse dittature e le guerre mondiali, e il degrado odierno, in cui il suicidio collettivo della società si manifesta con l'apologia della cultura della morte: delle persone (aborto, eutanasia, droga) della famiglia (divorzio, DICO), della natura (omosessualità, primo femminismo), della bellezza dell'arte.
Allora non stupiamoci se gli stranieri, invece di venire accolti davvero, cioè di essere messi a vivere in condizioni di regolarità e integrazione vera, sono lasciati liberi di mettere in atto comportamenti che al loro paese meriterebbero la pena di morte, sono lasciati liberi di associarsi con la peggiore malavita nostrana. Possono farlo perchè vivono in un non-paese, in un posto di sbandati senza regole e senza identità, in un luogo dove un Lele Mora e un Corona hanno il potere di ricattare chiunque perchè chiunque si fa beccare in colloquio notturno con i trans, in un regno dei puffi dove si minaccia il Presidente della Cei Bagnasco o il Papa perchè hanno difeso la famiglia.