domenica 29 novembre 2009

Lo psicoterapeuta sbaglia quando:


1. Vuole essere obiettivo e sopra le parti.
Perchè la psicoterapia non è mai neutrale e qualsiasi terapeuta ha sempre un suo
sistema di valori.
2. Pensa di poter analizzare tutta la complessità del suo paziente.
Perchè una persona non è mai completamente definibile, non basterebbe una vita intera
di terapia. Meglio portarlo ad un livello di indipendenza che gli permetta di fare
autononomamente la sua strada e le sue scelte. Non è necessario conoscersi
perfettamente per poter essere libero.
3. Vuole analizzare tutto in termini di nevrosi, transfer e resistenze.
Perchè certe volte è meglio semplificare.
4. Trascura il senso della vita.
Perchè le persone talvolta stanno male solo perchè non sanno perchè vivono.
5. Vuole spiegare tutto.
Perchè (dice Shakespeare nell'Amleto): "Ci sono più cose in cielo e in terra,
Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia
".

sabato 7 novembre 2009

Croce rossa, Croce verde, e ora vogliono la Croce trasparente

Crocifisso di San Damiano

Ma è già trasparente per chi non vuole vedere. Per i giudici superstipendiati di Strasburgo, tra cui il fratello maggiore di un giornalista superlaico di Repubblica.

E' trasparente per loro il fatto che l'Europa - in quanto segnata dalla Croce - per secoli è stata il faro della cultura e della civiltà nel mondo.

E' trasparente per loro che se non fosse per le chiese, i santuari, le abbazie su cui svetta la Croce, ci aggireremmo nel deserto del Sacro e dell'arte.

E' trasparente per loro che in nome della Croce si sono costruiti ospedali, scuole, città.

E' trasparente per loro che se non ci fossero i missionari, che per amore della Croce portano conforto e aiuto, in Africa ci sarebbe solo la Pfizer a fare sperimentazione sui farmaci (maggiori informazioni).

E' trasparente per loro, come sono trasparenti e freddi i loro uffici di cristallo senza storia nè amore.

Sarà trasparente per loro anche quando qualcuno, forse, la metterà pietosamente sulle loro lapidi?

giovedì 5 novembre 2009

Morti in carcere, facciamo chiarezza


In questi giorni si sta parlando molto di carcere, soprattutto per due morti che ci sono state. La prima, quella di Stefano Cucchi, arrestato per droga e poi morto dopo un trasferimento dal carcere di regina Coeli all'Ospedale Pertini, con segni probabili (ma lo accerterà l'autopsia) di percosse. La seconda, della terrorista delle Brigate Rosse Diana Blefari, suicidatasi a Rebibbia.

La prima cosa da notare è stata la reazione variegata a questi due casi. Rapida Rassegna:
* L'opposizione ha usato queste vicende per dare addosso al Governo, denunciando il malfunzionamento delle carceri e della giustizia.
* Il Governo ha usato la morte della Blefari per dire che l'opposizione solleva il problema dei detenuti solo quando sono di sinistra, tra l'altro anche terroristi che hanno fatto vittime.
* L'estrema sinistra ha utilizzato la morte di Cucchi per sottolineare quanto sono cattivi i poliziotti e i carabinieri che pestano a morte le persone.
* I vari garanti e anime belle hanno sottolineato quanti suicidi ci sono in carcere e quanto deve essere infelice al vita in prigione.
* Ecc. ecc.

La seconda cosa da notare è che - nonostante i commenti di cui sopra - non si sa ancora come sia morto Cucchi. Non è escluso che possa essere stato malmenato da altri detenuti, in carcere o nei sotterranei del Tribunale finita l'udienza, dove non ci sono telecamenre.

La terza cosa da notare è che, certo, la percentuale di suicidi in carcere è più alta di quella all'esterno, ma non ci vuole un genio per capire che la popolazione carceraria non è statisticamente rappresentantiva di quella esterna. La maggioranza è composta da tossicodipendenti, con tutta la fragilità che questa condizione comporta. Molti di loro hanno una carica di aggressività tale che all'interno del carcere viene compressa a talvota trova sfogo anche contro di sè. Ci sono numerosi malati di mente. Ci sono persone che avevano giurato a loro stessi di rientrare più in carcere e invece sono di nuovo dentro... E' terribilmente ovvio che i suicidi in carcere siano di più, e non sempre si possono evitare.

La quarta cosa da notare è che quando, con la riforma dell'Ordinamento Penitenziario del 1975, si è inventato il Servizio Psicologico "Nuovi Giunti", teso a fare una diagnosi iniziale del detenuto e a valutarne il rischio di etero e auto lesionismo, il numero dei suicidi è drasticamente sceso. Oggi i colleghi che fanno parte di questo servizio, come pure quelli del Servizio Osservazione e Trattamento, hanno un monte ore ridicolo che ne inficia quasi completamente l'efficacia di intervento.


La quinta cosa da notare è che: a. Il carcere è brutto, ma è brutto anche ciò che le persone fanno prima di entrarci. Questo non giustifica la violenza, perchè il rispetto è dovuto anche alle persone detenute, ma non bisogna arrivare al rovesciamento dei valori. b. Il carcere non è sempre rieducativo, ma possiamo affermare con certezza scientifica che tutte le persone siano sempre rieducabili? c. Il carcere non è una risposta valida alla criminalità. D'accordo, ma nel frattempo che scopriamo una risposta valida che ne facciamo di quelli che commettono reati? d. I detenuti meritano comprensione e umanità. Quando i carcerati erano solo carne da buttare in segrete puzzolenti, andarli a trovare era già considerata un'opera di misericordia per i cristiani. Oggi, nel nostro Stato Laico, la pietà deve essere prescritta per legge?

La sesta cosa da notare è che la popolazione carceraria è in aumento. Ma la popolazione carceraria è composta in maggior parte da stranieri. Forse la questione andrebbe risolta con una politica dell'immigrazione più efficace e responsabile.

Dopodichè, che i responsabili paghino, ma non facciamo demagogia, non ricordiamoci dei detenuti solo quando un loro cadavere si presta ai nostri giochi.

Intanto, in questo post trovate delle riflessioni sul tema. Poi, entro qualche giorno uscirà un nuovo numero del Giornale degli Psicologi del Lazio in cui, insieme con altri colleghi esperti dell'argomento, si tratterà in modo approfondito della questione carcere per quanto riguarda la materia psicologica. Il mio contributo lo inserirò nella sezione articoli all'interno del sito.

silvio rossi psicologia psicoterapia  roma montesacro www.psykenet.it

domenica 1 novembre 2009

Il sesso come droga

Dopo varie sollecitazioni riprendo rapidamente il discorso su Marrazzo e co. Ribadisco che nella vita privata di chiunque è bene non entrare. In caso di personaggi pubblici il giudizio si limiti agli atti pubblici legati al loro ruolo. E' anche vero, però, che in quanto psicologo ho un mio parere, ed è questo. La mia opinione è che ci troviamo di fronte a vere e prorie forme di tossicodipendenza, in cui al posto di sostanze chimiche da inalare, fumare o iniettare, ci sono comportamenti sessuali abnormi, perversi, incontrollabili. Marrazzo non è uno stupido, tutt'altro. Eppure la sua bulimia di sesso lo ha portato ad agire in modo così scoperto e imprudente da rendere prevedibile quello che è successo. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria malattia.
Una possibile definizione di dipendenza è questa:

Condizione patologica
· Correlata ad una alterazione del sistema della gratificazione
· E ad una coartazione delle modalità e dei mezzi con i quali il soggetto si procura piacere
· Caratterizzata
* da Craving (desiderio compulsivo con perdita di controllo e passaggio all’atto, con specifica sindrome clinica, appreso attraverso un condizionamento operante)
* e da una relazione con un oggetto (sostanza, situazione, comportamento) connotata da ripetizione e marcata difficoltà alla rinuncia.

Se ci pensiamo un attimo calza a pennello. Quindi si può essere drogati anche di sesso. Naturalmente il sesso vissuto con equilibrio, all'interno di una certa regolamentazione e ordine è una componente importante dell'essere umano e non porta alla dipendenza. Non è difficile da capire. E', per esempio, come con gli alcolici. L'uso di vino durante i pasti, entro una certa misura, senza superare i limti, fa bene ed è piacevole. Bersi una vodka la mattina a digiuno è segno che si è sulla strada buona per l'alcolismo. Ci sono persone che con il sesso, pubblicizzato e mercificato e disponibile senza troppa fatica fin da bambini (basti pensare all'abbondanza di siti erotici raggiungibili da chiunque), creano un legame di vera e propria dipendenza. Con quel che segue, incontrollabilità, bisogno di esperienze sempre più forti, incapacità alla fedeltà di coppia, ecc.

La vicenda di Marrazzo dovrebbe insegnare qualcosa ai genitori, a ricordare che nell'educazione dei figli non si può delegare l'aspetto della formazione affettiva e sessuale alla scuola o ai preti. E' compito del padre e della madre capirne l'importanza e, intanto, essere modelli di vita di relazione sana ed equilibrata, e poi usare la necessaria prudenza e gradualità per non creare dei futuri infelici.