mercoledì 4 gennaio 2017

L'antistress del 2017

Gestire lo stress è una sfida che prima o poi tutti siamo chiamati ad affrontare. In una società come la nostra, dove le richieste sono molte e le risorse personali non sono infinite, è facile trovarsi in periodi critici in cui il carico da portare è veramente pesante. Mi limito a sottoporre all'attenzione cinque punti importanti che possono risultare vincenti nella quotidiana impresa del vivere sereni:

1. Buone condizioni generali. Per mantenere la buona salute ci sono poche regole fondamentali: Alimentazione sana, sonno non meno di quanto serve, leggera attività fisica. Niente dipendenze e ricorso ai medici solo per reali necessità.
2. Raccontare le preoccupazioni. Tenersi le cose per sè o far finta di niente è sbagliato. Condividere con persone fidate  alleggerisce moltissimo il carico di stress.
3. Delegare. Ci sono cose che dobbiamo fare noi e altre che possiamo far fare a terzi. Delegare, accettando anche le imperfezioni degli altri, fa benissimo alla nostra vita.
4. Imparare a distinguere tra problemi e fatti. I problemi prevedono una soluzione, i fatti vanno solo accettati. Inutile rompersi la testa di fronte ad un fatto, bisogna invece adattarsi e farsene una ragione. I problemi invece richiedono il massimo della nostra intelligenza per risolverli e venirne a capo. Molto spesso scambiare fatti per problemi è una delle fonti maggiori di stress.
5. Mantenere ordine nella nostra vita. Ma questa
è un'altra storia e ne parleremo a lungo...


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 27 dicembre 2016

Vivere finti e morire di sbadigli

Un morto vero e un finto vivo
In questo 2016 sono morti in tanti, molti dei quali si agitavano e si sbattevano come se pensassero di essere immortali. Invece ora stanno da qualche parte, in un angolo della nostra terra, e tra poco nessuno più si ricorderà di loro. La maggior parte dei morti "famosi" erano famosi per la pretesa di costruirsi una vita stravagante, originale, depravata e provocatoria. Ma la morte non si fa ingannare così banalmente, anzi, li ha individuati con più facilità e li ha abbattuti. Soliti commenti, solite lacrimucce, soliti video su youtube, poi solito menefreghismo. Amen, giriamo pagina. 
La morte dei vip è un evento mediatico noioso e fastidioso, come la vita che l'ha preceduta. Costringe i giornalisti a inventarsi qualche commento di routine, a riciclare qualche intervista postuma, a suscitare qualche elemento di commozione. Fino al prossimo cadavere eccellente. Ma non è meglio vivere, piuttosto che indossare un'esistenza fittizia da recitare davanti le telecamere?  
Vivere pienamente e morire da uomini, che meraviglia!
«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

domenica 25 dicembre 2016

il Pensiero Collettivo vende parole inutili

Come abbiamo già scoperto in molte altre occasioni, la nostra società ciclicamente si innamora di qualche parola che sembra molto significativa, così tutti iniziano ad usarla in ogni contesto, in modo indiscriminato, a-critico, e ce la ritroviamo oiantata dappertutto come bandiera di rassicurazione: "Tranquilli, qui sei in territorio amico, qui ci capiamo, siamo tutti d'accordo, conformati anche tu e otterrai approvazione senza dover sforzarti troppo".
Ma  a noi qualche sforzo non dispiace, anche perchè se ci riflettiamo un momento, ci rendiamo conto che queste parole sono spesso usate in maniera molto equivoca, sotto l'apparenza di  salvagenti sociali si rivelano poi piombi pesantissimi che fanno annegare il cervello in due centimetri di acqua fangosa.  
Potremmo farne un lungo elenco: ascoltosinergia, opportunità...  
Oggi la parola che tira molto è inclusione
Inclusione è un'espressione immancabile in ogni Pof (piano dell'offerta formativa) scolastico, in ogni progetto per chiedere fondi regionali, inclusione si usa nei convegni della sanità, della giustizia, della politica estera, delle innovazioni tecnologiche. Campanello d'allarme: quando una parola la usano troppe persone in troppi posti vuol dire che è una parola rinforzo del politicamente corretto, ovvero quella parola si presta ad equivoci o significa altro da quello che sembra, non è frutto di riflessione critica, non è una parola utile, alimenta la pigrizia mentale e il conformismo. 
Cosa si intende per inclusione? Si intende la possibilità di integrare all'interno di una realtà sociale  (un gruppo, la società intera, una certa comunità, una classe) persone che invece erano, per vari motivi, escluse. 
Detta così, l'inclusione sembra una cosa buona. Sembra. A guardar meglio invece, senza una doverosa serie di precisazioni, questo termine si rivela un'espressione paradossale e grottesca. Quando viene usata si  sottintende, infatti,  che ci sia una struttura sociale coesa dalla quale vengono escluse persone che quindi subiscono i danni legati alla presunta emarginazione. A me pare che le cose siano ben diverse.
Da anni e anni il potere ha intrapreso una battaglia per valorizzare l'individualismo più sfrenato, cioè il culto del soggetto le cui pretese hanno ogni precedenza e diritto ad ogni accoglienza. Si è promossa l'idolatria dell'io, la devastazione di ogni comunità cominciando dalla famiglia, vista come limite alla libertà individuale. Si è corrosa in questo modo la struttura portante della società. Oggi vediamo come risultato di questo lavoro un occidente dove ci sono sempre più vecchi, dove le poche famiglie non fanno figli, dove i maschi hanno visto decadere il loro livello di salute riproduttiva e ci sono sempre più donne sterili (chiedere agli specialisti), dove all'interno delle famiglie e di ogni altro gruppo il livello di conflittualità è sempre maggiore. Insomma, il sistema di relazioni collaborative e solidali è stato demolito dal culto dell'egoismo, promosso a virtù invece di malattia mortale. E ora, gli stessi  che - magari inconsapevolmente - con una mano  hanno portato acqua al mulino dei disgregatori della società, con l'altra spingono a fare progetti per l'inclusione, evidenziano quindi che c'è bisogno di una società per accogliere gli esclusi. E' il colmo: creano gli esclusi distruggendo la comunità poi fanno progetti per l'inclusione evidenziando quindi la necessità di una comunità accogliente! Se non è schizofrenia questa non so più cos'è la malattia mentale.
Questa mania dell'inclusione, è figlia ideologica della visione mondialista e globalizzatrice, quella che detesta barriere, confini e separazioni. Ma, come abbiamo considerato tante volte, senza limiti non ci sono nemmeno le diverse cose esistenti, ridotte ad una marmellata informe e indifferenziata. Senza confini ci sono invasioni di campo e miscugli informi, senza regole che creano ordine e separazione c'è il regno del caos. Senza confini netti non ci sono comunità, e senza comunità è ridicolo e imbarazzante parlare di inclusione.

Certe volte preferisco non essere incluso
Quando vedo scritto in ogni progetto, in ogni locadina di convegni, in ogni proposta "Innovativa" la parola inclusione penso a tutte queste cose e penso che per includere efficacemente bisogna prima escludere con intelligenza. Prima di preoccuparci di chi è fuori occore rinforzare la struttura che contiene il "dentro". Io preferisco lavorare per rinforzare le famiglie esistenti, perchè solo famiglie sane e forti formano comunità sane, e solo comunità sane sono solidali e prevengono l'emarginazione.  Cercare di includere gli emarginati in società sbrindellate, egoiste e litigiose sarebbe la stessa cosa di salvare un cane dal randagismo per chiuderlo dentro un canile-lager. Meglio non farsi includere dal Pensiero Collettivo.

 «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)










mercoledì 14 dicembre 2016

Una finestra piena di possibilità


La finestra di Johari è uno schema alquanto interessante, si tratta di una griglia a doppia entrata creata da Luft e Ingham nel'55.  E' usata in parecchi ambiti, dall'analisi della comunicazione nei gruppi, ad applicazioni artistiche. Personalmente trovo utile usarla in psicoterapia per far comprendere ai pazienti certe dinamiche di cambiamento. Nello schema illustrato qua sotto osserviamo la finestra.

Riguarda essenzialmente la conoscenza che noi e gli altri abbiamo o non abbiamo di aspetti che ci riguardano. Si vengno a creare quattro aree: Pubblico (Ciò che noi sappiamo di noi stessi e condividiamo con gli altri); Privato (ciò che noi sappiamo di noi stessi, ma che non condividiamo); Cieco ( Ciò che io non vedo di me stesso, ma gli altri invece vedono); Inconoscio (Ciò che di noi stessi ignoriamo e anche gli altri ignorano).

La finestra ci aiuta a verificare l'esistenza nella nostra vita di aspetti di cui noi siamo consci e che possiamo gestire secondo i vari contesti e necessità, ma anche di "zone oscure" di cui gli altri possono essere a conoscenza o meno, ma che comunque influenzano i giudizi e le decisioni che prendiamo.
Una psicoterapia efficace deve portare una persona da uno stato di prevalenza dei due quadri inferiori: "Io non so" ad una scoperta del settore superiore caratterizzato da una crecente consapevolezza e responsabilità: "Io so". In pratica, un percorso di ampliamento dello spazio di libertà personale, perchè maggiore è la conoscenza che abbiamo delle nostre dinamiche intrapsichiche e maggiore è la possibilità di esercitare la nostra capacità di scegliere.


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

lunedì 12 dicembre 2016

lettere minuscole


E' un incarico importante quello di Ministro della Pubblica Istruzione, così importante che si scrive con l'iniziale maiuscola. E' un incarico importante e prezioso per un Paese Civile (ma sì, scriviamo maiuscolo pure questo!) quello del responsabile della cultura, della scuola, dell'università, della ricerca. Soprattutto nella nostra nazione, la nostra bella Italia,culla della civiltà, terra sapiente e saggia che con la sua cultura donata ha istruito e civilizzato il mondo.

Essere Ministri della Pubblica Istruzione in un paese come il nostro non è una cosa qualsiasi, vuol dire ereditare secoli di civiltà, intelligenza e genio, dovuti allo straordinario connubio tra pensiero greco, pragmatismo romano e sintesi cristiana. Essere Ministri della Pubblica Istruzione in Italia significa trasfondere nelle nuove generazioni il bagaglio di secoli di elaborazione intellettuale. E' un compito che ha una sua sacralità, sì, è un ruolo sacro. Che richiede ponderazione, equilibrio, sobrietà, prudenza e rispetto; capacità di giudizio; amore per l'istruzione, per i giovani. Essendo un un ruolo sacro ci si deve sentire come sacerdoti: laici, ma sacerdoti; consci di manipolare materiale delicato, prezioso. Sarebbe un tradimento utilizzare il proprio potere di Ministro come un manifestante di piazza usa il suo megafono, per urlare slogan e fare demagogia. 

La Senatrice PD Valeria Fedeli, propagandista dell'ideologia gender, è il nuovo ministro della pubblica istruzione. Perdonatemi, non riesco ad usare le lettere maiuscole.  il nuovo ministro...

Ps.
A distanza di poco dalla sua elezione scopriamo grazie ad Adinolfi, Direttore del periodico "la Croce" che la signora Fedeli, il Mininstro della Pubblica Istruzione, cioè quello che decide sulle scuole, sulle università, sugli istituti di ricerca:
1. Non ha una specializzazione post laurea
2. Non ha la laurea
3. Non ha un diploma superiore di cinque anni
Ha un diplomino magro preso dopo la licenza media, e ha qualche anno di esperienza come sindacalista. E tutto questo l'aveva nascosto vantando titoli inesistenti sul suo profilo.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 7 dicembre 2016

Elogio femminile

Un paio di link interessanti, che fanno capire cosa vuol dire essere donne di qualità:

1. Heather Parisi dilaga dallo schermo televisivo con una lezione di realismo controcorrente Link

2. Un articolo su Libero Quotidiano in onore di Agnese Renzi, assolutamente meritato Link







«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 6 dicembre 2016

Oh, che cose strane!


Un padre molto presente in famiglia aiuta lo sviluppo dei figli così che diventino donne e uomini più equilibrati. Se sono ben seguiti i ragazzi hanno infatti il 28% di probabilità in meno di avere problemi del comportamento. Questo quanto dice una ricerca dell’Università di Oxford, che ha esaminato un campione di seimila bambini, seguiti per dieci anni.

Il povero Professor Risè, docente di Psicologia dell’educazione all’Università Bicocca di Milano, è una vita che predica l'importanza della figura maschile nell'equilibrio dello sviluppo umano, ha scritto articoli e libri su questo. Come lui tanti altri. Senza molto esito, considerata la violenta politica antimaschile in corso, Ora è arrivato pure questo studio inglese, servirà? Ma è necessaria una ricerca per dire l'ovvio? Serve un metereologo per ricordare che se piove ci si bagna? Eppure nella nostra epoca bisogna utilizzare le ricerche scientifiche al posto del buon senso, gli studi universitari invece della semplice osservazione. Oggi reagiamo con un "Ohhh" a chi ci ricorda qualcosa che i contadini di 50 anni fa capivano senza essere mai andati a scuola... 
Si,  il padre è indispensabile per la salute dei figli. Ma è indispensabile anche per la salute della moglie. Come la donna è indispensabile per la salute del marito. Ohh! Ma godiamoci un pò di stupore, non togliamo la sorpresa: dalla manica, come un sapiente prestigiatore, tiriamo fuori anche la notizia  che una famiglia unita fa star  bene e una piena di conflitti fa star male. Per sommo godimento e non farci parlare dietro riveliamo pure che una famiglia unita lo è se tutti i componenti cercano di superare il proprio egoismo e si mettono a servizio gli uni degli altri. Ohh!  Ma la ricerca non dice una cosa importante, e cioè che il padre dovrebbe anche essere maschio, possibilmente eterosessuale e vagamente onesto. E' roba vecchia, parliamo di buon esempio, quindi è giusto prcisarla visto che oggi abbiamo i Lapo Elkann che vanno a trans e cocaina, o i Dott. Cazzaniga  medici di Saronno, così bravi nell'anestesia che i pazienti si addormentano per l'eternità con divertimento annesso (l'amante infermiera). 
Ricordo pure, a rischio di provocare un infarto a qualcuno, che le donne, se vogliono collaborare all'educazione dei figli, devono pensarci bene prima con chi li fanno. Un uomo che si compiace di sè non sarà mai un buon padre, un uomo che non guarda le necessità degli altri non guarderà nemmeno i figli. Donna avvisata mezzo salvata.
«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 23 novembre 2016

Un condizionale per cambiare pensiero

Volevo condividere con voi un piccolo lavoro fatto con un giovane paziente, all'interno di una terapia per altri versi piuttosto complessa. Spero possa essere utile anche a qualcuno degli amici che viene a trovarmi sul blog:

Chiedendo di elencare qualche suo difetto mi ha portato questa lista:

 non riesco a dire ciò che penso
non riesco a fare discorsi seri
non riesco a non stancarmi delle persone
non riesco a dimostrare i miei sentimenti verso qualcuno.

Ho evidenziato in rosso i quattro "Non riesco" per fargli notare il peso di questa colpevolizzazione espressa in modo così assoluto.

Abbiamo poi tradotto insieme le stesse frasi in una maniera più neutrale, eliminando le negazioni, ed è venuto fuori questo:

Esprimo con difficoltà i miei pensieri
Scherzo sempre, anche a sproposito
Le persone mi annoiano
Ho difficoltà a far capire alle persone che loro mi piacciono.

Già in questo modo i suoi difetti sembrano meno incombenti, vero? Sono descritti sempre in modo veritiero, ma non sono opprimenti, in qualche modo liberano dalla colpa ed evidenziano dei fatti.

In ultimo abbiamo provato a tradurli ancora una volta, ma con l'intenzione di farli diventare impegni da realizzare, progetti di cambiamento. E' venuto fuori questo:

Vorrei esprimere con spontaneità e semplicità i miei pensieri
Mi piacerebbe, quando necessario, avere un atteggiamento più serio
Mi piacerebbe trovare dei motivi per interessarmi alle persone
Mi piacerebbe manifestare i miei sentimenti positivi verso le persone

Decisamente così ci piace. Espressi al condizionale, come desiderio, i difetti sono sempre chiari, ma ora sono diventati un compito da svolgere, giorno per giorno, una attività quotidiana di miglioramento. Abbiamo trasformato i suoi limiti: da prove accusatrici della sua incapacità, a occasioni di crescita e maturazione.

Non riesco, non riesco, non riesco...
Il mio paziente è sembrato incoraggiato da questo "Cambio d'abito", così lo propongo anche qui per suggerire di giocare con le parole, non per mascherare la verità, ma per riuscire ad esprimerla in un modo costruttivo e dinamico, per uscire da quella gabbia di colpevolizzazione nella quale da soli ci andiamo a ficcare così spesso...

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 16 novembre 2016

No limits? No idiots!

Si può fare tutto? No, non si può. 

Sembra semplice, ma non è così scontato. Ormai siamo abituati all'idea che tutto sia possibile, che ogni cosa sia a portata di mano, che qualsiasi sogno o ideale possa diventare realtà, che si possa esaudire ogni pretesa e ogni diritto, ogni utopia e ogni ambizione. Che, insomma, tutto ciò che vogliamo, chiediamo e desideriamo si possa fare. 

In questi giorni più di una volta mi è capitato di pensare, ad esempio, che uno dei sogni più ricorrenti delle anime belle, (e i sogni, si sà, son desideri, e poi i desideri diventano diritti e pretese) è che tutti possano cambiare. Se la società, le istituzioni, la scuola, i progetti didattici e terapeutici, ecc. ecc. facessero il loro dovere ognuno potrebbe riscattarsi dalla sua condizione, potrebbe migliorare, guarire, salvarsi.

Ho visto la prima puntata della favoletta televisiva "La classe degli asini", ad esempio, dove si mostra, appunto, la storia molto enfatizzata dell'insegnante che combattè contro le classi differenziali. Combattè cioè la separazione anche fisica e istituzionale tra alunni normali e alunni con handicap vari. Non è questa la sede per affrontare un tema così delicato e spinoso, ma quello che davvero è insopportabile di questa comunicazione è il messaggio fuorviante  che passa, cioè che tutti possano fare tutto, che non ci siano limiti, che per quanto una persona sia svantaggiata può impegnarsi e ottenere risultati. Questo è un affronto alla verità dei fatti. Non è vero che ogni limite sia superabile. Ci sono persone che non usciranno mai dalla loro condizione, ci sono persone che non guariranno mai, ci sono persone che non si redimeranno mai, ci sono persone che non si integreranno mai. MAI.

Tanti sforzi... e ritrovarsi un salame
Noi abbiamo il dovere di fare del nostro meglio, e di aiutare gli altri a fare il loro meglio, ma nella consapevolezza che qualche volta il meglio è solo poco di più. Questa consapevolezza non ci deprimerebbe se pensassimo che il valore di una persona non sta in quello che riesce a fare, ma nella coscienza di aver fatto il possibile. Invece no, abbagliati da insegnamenti e dottrine erronee di origine fondamentalmente gnostica, giudichiamo perdenti coloro che non ce la fanno, vorremmo convincerci perciò che si possa superare sempre il proprio limite per essere tranquilli noi, ottimisti verso le nostre possibilità di auto-riscatto e auto-salvezza. 

Vorrebbero farci credere che la colpa dei limiti sta nei muri creati dall'uomo, nelle discriminazioni. Vaglielo a spiegare che i muri e le differenze stanno nella natura stessa. Vaglielo a spiegare che l'intelligenza è un processo di discriminazione, cioè di separazione. Vaglielo a spiegare che senza divisioni e separazioni non ci sarebbero enti (in senso filosofico), quindi non ci sarebe nulla. I muri sono sbagliati quando pretendono di separare i giusti dai cattivi, ma non quando marcano la differenza tra realtà diverse e alcune volte incompatibili.

Poi, improvvisamente, la vita ci dà una bella legnata e ci costringe a svegliarci bruscamente dal coma. Per esempio, un Silvano Maritan qualsiasi, ex affiliato della cosiddetta "Mafia del Brenta" di Felice Maniero, a settant'anni suonati esce dal carcere, incontra una conoscenza sempre del giro, ci litiga e l'ammazza con una coltellata. Con buona pace dei buonisti ad ogni costo, che vivono nell'utopia della possibilità universale di risocializzarsi e uscire dalla criminalità. Purtroppo non tutto è possibile, se ne facciano una ragione.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 10 novembre 2016

Non c'è perggior sordo di chi non vuol sentire...

Una sola rilevazione su ottanta dava Trump vincitore.Tutti i giornali progressisti, ovvero la stragrande maggioranza del potere comunicativo mondiale, tutti gli opinionisti kekkontano, tutte le tv, proprio tutti davano la Clinton vincitrice. 
Anche ad urne ormai aperte, mentre si contavano i risultati, mentre si intervistavano gli elettori, anche allora non volevano vedere, ascoltare e credere: "Ancora ce la può fare, è in recupero, aspettiamo il conteggio finale"...
...Ancora stanno aspettando. Impietriti, come la faccia della Giovanna Botteri, corrispondente da circa 200.000,00 euro annui, affacciata a raccontare un mondo che esiste solo nella loro fantasia.
  
Personaggi tv
Cosa diremo, che i sondaggisti sono degli imbecilli incompetenti ? Si, certo, sarebbe legittimo pensarlo, ma probabilmente sbaglieremmo.  Diremo forse che i giornalisti progressisti radical-chic, abituati a discutere dai loro salotti, sono due volte imbecilli perchè hanno dato ascolto ai sondaggisti che anche in passato avevano spesso sbagliato previsioni? Anche qui - sì, lo potremmo dire - ma a torto.

Sondaggisti, giornalisti, commentatori, Opinion-leaders e compagnia bella non sono imbecilli. Intuivano da tempo che la Clinton non aveva chanches. Alcuni hanno continuato a divulgare notizie fasulle solo per ordine si scuderia, per spargere falsità sull'altro candidato, ma sono sicuro che non per tutti è così. In realtà molti non hanno voluto accettare ciò che è evidente: il mondo è diverso dalla loro raffigurazione ideologica. La gente comune, nauseata dalla vomitevole puzza emanata dalle cordate mafiose dei detentori del potere ha scelto di votare non un'acclamata serva di tale potere, ma chi si è schierato contro, con decisione, proponendo una politica attenta (almeno nelle intenzioni - vedremo -) alla gente comune, alle famiglie. La guerrafondaia Clinton, grondante sangue, corruzione e perversioni  (vedi le ultime mail diffuse da Wikileaks), ha messo nel suo programma politico l'aborto fino al nono mese, diritti  LGBT, limitazione della libertà religiosa e amenità del genere. Un bel programma, mentre la crisi economica morde, i lavoratori sono a rischio del loro impiego, la sanità pubblica è praticamente inesistente. Un bel programma ignorare i poveri e gli emarginati e dedicare sforzi inauditi per bombardare il Medio Oriente, provocare la Russia, ammazzare bambini, destabilizzare il mondo. 

Gli intellettuali non hanno voluto vedere perchè vedere voleva dire riconocere impietosamente la propria fine, la fine di una ideologia sbagliata, irreale, utopica, in fondo ridicola. Questi intellettuali hanno chiuso gli occhi come hanno fatto con la Brexit: quando l'Inghilterra stava per uscire dall'Europa loro dicevano che se fosse avvenuto sarebbe successa una crisi economica di dimensioni impressionanti, drammatica e apocalittica. Poveretti, l'abbiamo visto. Se fosse stato eletto Trump sarebbe venuto giù tutto, dalla terza guerra mondiale all'invasione delle cavallette. Due volte poveretti.
Il problema è che non sono cattivi, sono progressisti, liberal, chiamateli come vi pare, impregnati di cieca ideologia e presuntuosa arroganza.
Qualsiasi utopia, potremmo dire, porta con sè qualcosa di psicopatologico, in quanto propone come legittima, anzi veritiera, una lettura invece impossibile della realtà. Ma alcune utopie rimangono ristrette a pochi fedelissimi, e provocano danni limitati. Altre, come il marxismo, riescono a smuovere masse, a imporsi in governi che prevedibilmente si trasformano in dittature, a creare un pensiero che nel divenire mutevole delle sue continue trasformazioni condiziona lo sguardo attraverso griglie ideologiche. Così i nostri eroi, hanno talmente bevuto alla sorgente avvelenata dell'Utopia, fieri di essere illuminati dalla Sua Verità, da essere persuasi di vedere una realtà che però si è dimostrata falsa e menzognera, perchè filtrata dalle categorie fondamentaliste del loro credo. E adesso, mentre tutto il loro castello - quello sì - vien giù, continuano a non vedere il re nudo. Ciechi che hanno preteso di spiegarci com'è fatto il mondo.
Fa pena leggere il disastrato Fabrizio Rondolino che twitta: "Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale". Per lui, se le elezioni non danno i risultati che si aspettava, meglio abolirle che accettarne i risultati. Ecco la democrazia di lor signori, e fanculo il popolo. Per la serie: quando la realtà non va d'accordo con le mie idee, è la realtà ad essere sbagliata.
Trump  non sappiamo come governerà, e se potrà governare (in America si trovano sempre dei folli pronti a far fuori Presidenti scomodi). Quello che sappiamo con certezza è che ben prima della Clinton è stata sotterrata un'intera classe di sciamani, che leggendo tra le ceneri dei loro testi sacri hanno previsto il trionfo, e non hanno notato che mischiate a quelle c'erano anche le loro, di ceneri.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)