Se vogliamo muoverci in maniera consapevole all'interno del nostro mondo dobbiamo coglierne gli elementi di rilievo che sono sempre in continuo movimento.
All'inizio della mia carriera di psicoterapeuta, più di vent'anni fa, la maggior parte dei pazienti portava problematiche relative all'ansia e al panico. Successivamente è stato il turno delle persone che soffrivano di problematiche relative alla perdita del senso della vita, spesso confuse superficialmente con la depressione. A seguire c'è stata l'esplosione delle dipendenze patologiche, che dura tutt'oggi. Ma insieme alle dipendenze, e a braccetto con esse, ora viviamo nel periodo in cui il maggiore disagio umano è legato alla disperazione.

Cosa fare? Ciò che è urgente e importantissimo è rendersi conto che la disperazione è figlia di una vita mascherata, cioè di una vita in cui ci si è raccontati frottole riguardo la propria onnipotenza, ci si è illusi di una vita senza dolori e in perenne crescita, ci si è abbandonati in un conformismo sociale pieno di promesse, ma senza contenuto. La disperazione è figlia dell'umanolatria, cioè dell'idolatria dell'uomo che si autonomina onnipotente - abusivamente - e che poi scopre la propria impotenza. In questo senso la disperazione è un problema psicologico conseguenza di un problema religioso. E' il capolinea delle varie religioni senza Dio.
Se questa ipotesi è fondata, allora il percorso di guarigione non può che passare attraverso un bagno di verità. E la verità dell'uomo è che non è onnipotente, non può fare tutto, non può autodeterminarsi, non sa (il contrario dell'antica e sempre presente eresia gnostica 'da gnosis = conoscenza'). Solo dalla presa di coscienza dei propri limiti si possono rimettere nel giusto ordine le gerarchie della propria vita e può ripartire una seria ricerca di senso, unico antidoto alla disperazione, al baratro psichico.