lunedì 17 dicembre 2012

Pornotristezze

Approfittiamo di due fatti di cronaca, la morte di Riccardo Schicchi, l'uomo che ha fatto della pornografia in Italia un business molto fiorente e redditizio, e l'arresto per questioni fiscali del fondatore di Youporn, sito internazionale di pornografia, per alcune considerazioni:
Sia il mondo classico che quello cristiano cattolico hanno usato esprimere la bellezza del corpo nudo senza particolari imbarazzi, in quanto espressione della realtà creata; (le censure ridicole sono venute dopo, grazie al bigottismo di origine protestante). La pornografia è un'altra cosa, è l'utilizzo del corpo visto essenzialmente nella sua funzione genitale, per un godimento egoistico, e per una stimolazione erotica autodiretta.
L'arte è "Estasi", cioè l'uscita fuori da sè per incontrare la verità. La pornografia è "Autismo", cioè chiusura in se stessi, nell'isolamento del narcisismo egoistico.
La pornografia crea facilmente dipendenza - e si diventa molto rapidamente drogati dal sesso. Numerosi autori sottolineanola pericolosità e gli effetti di perversione della "Porno-dipendenza", che - come il gioco - è suscitata e alimentata da innumerevoli proposte fin dentro la propria casa, attraverso la televisione e internet.
E' compito della famiglia essere protagonista della vigilanza sui figli, evitando la privatizzazione della fruizione, televisiva e non (in altre parole, meglio non permettere televisione e computer in camera). Sempre in famiglia si parlerà liberamente e senza tabù di tutti gli argomenti, ma mostrando l'aspetto relazionale e fecondo della sessualità, evidenziando  la bellezza del rapporto amoroso se è basato sul dono e non sul possesso, riflettendo criticamente su tutte le proposte che vengono dalla società.
Schicchi è morto, ma la pornografia sopravviverà a lui, è compito dei genitori falla morire nel cuore dei figli, educandoli alla libertà della relazione vera con una persona vera, apprezzando il piacere del sesso, ma ancor più il piacere di amare ed essere amati.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

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