mercoledì 20 dicembre 2017

Perchè Spelacchio doveva vivere?

Lo confesso, mi dispiace per Spelacchio, l'albero di Natale allestito a Roma in Piazza Venezia, mi dispiace per diversi motivi: perchè è un albero montano e io ho un debole per tutto ciò che appartiene o vive in montagna; perchè è in queste piccole (relativamente) cose che si evidenzia la trascuratezza, l'inettitudine e la sciatteria di chi lavora giusto per lo stipendio a fine mese senza curarsi della qualità di quel che fa; perchè è uno dei due simboli religiosi del Natale, insieme al Presepe. Infatti l'abete è un albero sempreverde e in quanto tale è stato scelto per rappresentare Cristo che è il Vivente. Invece Spelacchio è morto. E' proprio stecchito, ridotto come un gigantesco stuzzicadenti adatto ormai solo a pulire i denti degli orchi dopo il loro sanguinolento pasto.

Ma è pur vero che l'abete di Piazza Venezia doveva morire. Non c'erano motivi perchè dovesse vivere. Perchè mettere un segno di vita in una città dove ormai si adora la morte? In questi giorni i sommi sacerdoti dell'ideologia del cadavere, (i radicali, ovviamente) hanno lanciato le loro urla di trionfo per il completamento della loro missione: dopo aver portato allo sterminio dei centinaia di migliaia di bambini con l'aborto, dopo aver provocato la strage di un numero infinito di famiglie attraverso il divorzio, dopo aver storpiato l'anima di generazioni intere facendo passare l'idea della droga "leggera", dopo aver distrutto il concetto naturale di sesso, sono arrivati anche alla legge che permetterà di liberarsi di malati e anziani ormai cestinabili dalla  la nostra società tecnologio/liberal/capitalista. Senza acqua, senza cibo, li faremo morire così, come un negretto qualsiasi dei patetici depliant raccogli-soldi dell'Unicef e degli altri enti internazionali, tanto pietosi da dare da mangiare gli africani e da togliere il cibo ai nostri nonni ammalati.

chi salme e Chi scende
Spelacchio non doveva vivere, l'eutanasia ha necessariamente colpito anche lui. Aveva compiuto il suo dovere, aveva fatto guadagnare soldi a diverse persone, ora stava lì a rubare acqua dalla pioggia e luce dal sole senza offrire nulla in cambio, perciò doveva morire. Ora per favore toglietecelo dalle palle (di Natale). Sostituitelo con due belle riproduzioni della Bonino e di Pannella. Il Natale, festa della Natività, della Vita? Ma non diciamo fesserie! Forse a casa vostra, ma entrate al Parlamento e vedrete il trionfo dei feretri e dei beccamorti, delle lapidi e dei teschi parlanti, un halloween pieno di orride figure che brindano all'ennesimo omicidio. Cosa accidenti volete: un abete sempreverde? Ma fatevi ammazzare in silenzio e senza opporre resistenza, piuttosto. Continuate a girare per i centri commerciali, spendete e state tranquilli, quando avrete finito i soldi il becchino vi aspetterà fuori la porta.

Buon Natale.

Ps. A quelli che invece amano ancora la vita umana, la ritengono sacra in ogni sua forma e condizione, non vogliono commercializzarla e usarla un tanto al chilo, rispettano ogni uomo e donna come persona degna e unica, proprio a loro e alle loro calde e allegre famiglie un augurio sincero e affettuoso di Buon Natale.
    

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 19 dicembre 2017

Comunicazione di servizio

Comunicazione di servizio:

Alla nostra Associazione Kriterion Famiglia e Persona sono arrivate delle richieste di organizzare una seconda edizione dell'evento dedicato all'arte di fare Ordine, svolta lo scorso anno a Roma (link). Ci stiamo pensando, viste le numerose iniziative già organizzate (Sportello scolastico per famiglie con bambini Bes), la "Notte Tolkien" (di cui presto parleremo) e altro ancora in cantiere. Chiediamo di farci conoscere quante persone sono interessate a partecipare (sono cinque serate) per valutare l'opportunità di replicare l'evento.

Contatti: info@associazionekriterion.it

Grazie


giovedì 7 dicembre 2017

La stupidità di voler essere diversi

Diceva Chesterton che il fatto dell'identità è il limite imposto alle cose umane (da "L'osteria volante"). Verissimo, l'identità fa sì che ogni cosa sia proprio quella e non un'altra. E che, quindi, essa possa mutare gli aspetti più accidentali, superficiali, ma non possa diventare un'altra, cioè cambiare essenza.

Tu sei tu, sei solo tu, nessuno al mondo può essere te. Puoi amarti, puoi odiarti, ma nulla ti potrà mutare da ciò che sei nella tua essenza. E' l'esaltazione della tua persona, ma nello stesso tempo è il limite che ti viene imposto dalla natura. Puoi realizzarti in modo tale da essere te stesso alla massima espressione possibile (e ci vorrà una vita per riuscirci), o potrai annichilirti, imbruttirti, mortificare le tue qualità fino ad autodistruggerti. Ma non potrai modificarti. Perchè tu sei questo, e nient'altro.

Non sempre vecchiaia porta saggezza
Oggi viviamo in un tempo che si oppone alla natura - con buona pace dgli ecologisti, dei verdi, dei vegani, e degli altri pseudo vegeto/idolatri - perchè odia di sentirsi creatura invece di Creatore. Un tempo in cui gli uomini non tollerano i limiti legati alla propria identità e pretendono di autodeterminarsi, cioè di decidere loro cosa vogliono essere, in base ai caprici, alle mode o alle emozioni del momento. E raggiungono l'apice del ridicolo e dell'orrido, perchè quando uno vuol farsi da solo diverso da quello che è riesce a produrre solo caricature grottesche e penose. 

La natura, che si esprime attraverso la biologia, la chimica, la psicologia, ecc. non si può violentare. Tu sei questo, se vuoi essere diverso ti metti contro il progetto naturale che esiste su di te, quindi ti deturpi e poi ti suicidi. Mi dispiace darti questa notizia, ma tu non sei Dio.

Sotto il tatuaggio la debolezza

















«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)