venerdì 17 novembre 2017

Copio e incollo  con grande soddisfazione:

I pediatri americani escono allo scoperto con un documento chiarissimo, rigoroso sotto il profilo scientifico e decisamente coraggioso sul GENDER. Vi proponiamo una sintesi in italiano, un nostro commento e l’originale in inglese (pdf).
SINTESI:
  1. La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY= maschio.
  2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso.
  3. Se una persona crede di essere ciò che NON è, questa situazione è da considerare quantomeno come uno stato di confusione.
  4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi.
  5. Il 98% dei ragazzini e l’88% delle ragazzine che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà.
  6. L’uso di ormoni per impersonare l’altro sesso può causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro.
  7. Il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte superiore a quello medio, anche nella Svezia che è tra i paesi più LGBT-favorevoli del mondo.
  8. E’ da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l’altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici.
COMMENTO:
La “American College of Pediatricians” (seconda per importanza tra le due società americane di pediatria) prende posizione in modo chiaro, dal punto di vista medico, sulla pericolosità dell’ideologia gender e di alcune sue ricadute devastanti sulla vita dei bambini. Si tratta di un fatto molto positivo, perché finora nel conformismo generalizzato anche la classe medica su questioni di questo tipo si è perlopiù unita al coro più “alla moda” e più politicamente corretto. E’ incoraggiante trovare per una volta una affermazione (molto chiara e quasi dura) dei dati della realtà, riconoscibili da ognuno, non inquinati dall’ideologia dominante.
(Dr. med. Fabio Cattaneo, Medicina & Persona)


C'è poco da aggiungere. C'è molto da condividere.


"Dire la verità è un atto rivoluzionario" (George Orwell)

giovedì 16 novembre 2017

Dieci secondi di poesia

Una mia paziente ha scritto questi brevissimi versi, che mi sono piaciuti tanto e le ho chiesto il permesso di pubblicarli.









Forse gli aerei passano veramente/
forse i gabbiani ci sono davvero/
forse anch'io vorrei volare via da qui.










«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 7 novembre 2017

L'Album di Vita

Volevo condividere una pratica che ho sperimentato con i miei pazienti e che appare promettente. Non so se altri colleghi utilizzino qualcosa di simile nel loro lavoro, ma qualche anno fa l'idea mi è nata spontaneamente e l'ho messa a punto stando vicino a persone che erano impegnati in un lavoro di integrazione e ricostruzione del proprio percorso di vita.

E' molto semplice e chiunque può metterla in pratica, benchè l'analisi del risultato e il lavoro di approfondimento con ulteriori tecniche di sviluppo siano esperienza da condurre solo in ambito psicoterapeutico.

Bisogna costruire un album della propria vita, un oggetto che riepiloghi in sè l'evoluzione e la crescita personale, da conservare e lasciar agire. Si tratta di questo: 


  • Procurarsi un quadernone ad anelli in cui inserire buste di plastica forate.
  • Metterci dentro tante buste quant'è l'età della persona. Ad esempio, sono nato nel '92, ho 25 anni, quindi inserirò 25 buste, una per anno.
  • Su ogni busta, col pennarello, scrivere l'anno corrispondente in modo progressivo. Per rimanere al mio esempio, sulla prima busta scriverò 1992, sulla seconda 1993, e così via, fino all'ultima, 2017.
  • Finita questa fase preparatoria arriva il compito vero e proprio: Dentro ogni busta mettere qualche cosa (qualunque cosa va bene) legata a quello specifico anno. Ad esempio, una foto, un pensiero, un ricordo di un fatto, un oggetto, un souvenir, un titolo di canzone ascoltata... Qualsiasi cosa va bene purchè sia legata a quello specifico anno della mia vita e abbia un rapporto con me. Quindi è inutile mettere nella busta 2001 la notizia del primo caso della Mucca Pazza in Italia se per me quel fatto non rappresentava nulla, ma potrò metterlo se magari la mia famiglia aveva un negozio di macelleria, e quella notizia ha provocato mesi di crisi e problemi nella mia vita. Chiaro, no?
  • Volendo, in una busta posso mettere anche più di un oggetto se quell'anno  lo associo a tante cose importanti per me.
  • Un pò per volta, facendo ricerche familiari e ricostruendo il mio percorso di vita riempirò tutti gli anni ,arrivando alla fine ad avere una sintesi fatta di oggetti concreti, delle varie tappe che mi hanno portato ad essere quello che sono oggi.


La costruzione dell'album di vita è un processo che già così ha una forte valenza psichica, perchè permette di rispecchiarci in noi e cogliere rapidamente lo sviluppo della nostra identità. Regala il senso di un Continuum, di una coerenza interna in mezzo agli innumerevoli cambiamenti che ci sono stati nel cammino. Apre la mente ad intuizioni e domande su noi stessi, ci permette di recuperare un controllo sulle nostre scelte e a capire dove occorre rimettere ordine. Insomma è un mezzo semplice ed efficace per  uscire dalla palude del soggettivismo per iniziare a osservarsi in modo più autentico, ma con una chiave originale e creativa. Ognuno di noi è sintesi della propria storia l'Album di Vita ce la fa ricostuire in maniera simbolica.

Invito a realizzare il proprio album, a sperimentare e a mandarmi dei feedback per raccontarmi le proprie esperienze.

 "Dire la verità è un atto rivoluzionario" (George Orwell)

sabato 21 ottobre 2017

L'uomo che guarda non osserva i suoi occhi

Nella storia della psicologia ci sono stati tanti autori e studiosi che hanno provato a descrivere l'essere umano utilizzando i risultati delle riceche scientifiche e delle oservazioni cliniche. Alcuni hanno sottolineato di più l'aspetto biologico/energetico, altri quello comportamentale. Alcuni hanno concentrato l'attenzione sulla vita mentale, altri su quella sociale. Certi hanno visto l'uomo come un insieme di funzioni "assemblate", altri come un unico dotato di progettualità. Tante visioni diverse, a volte complementari, a volte completamente inconciliabili. 
Ancora oggi non c'è univocità di vedute e di opinioni. L'essere umano è così complesso e articolato da sfuggire ad ogni classificazione, Perchè l'uomo trascende l'uomo, cioè lo supera pur rimanendo perfettamente se stesso. Una persona vive se stessa, ma nello stesso tempo si osserva vivere ed esprime giudizi su di sè. Come se in noi ci fosse un qualcosa che va oltre: appartiene a noi e contemporaneamente è qualcosa di superiore a noi.
Ecco perchè probabilmente la psicologia non riuscirà mai ad arrivare ad un accordo definitivo sull'essere umano, almeno fino a quando non troverà un'antropologia comune, cioè fino a quando non adotterà una visione dell'uomo a monte della ricerca scientifica. 
A mio parere non esiste una psicologia scientifica in senso stretto e tanto meno oggettiva e indipendente. Ma può esistere una psicologia che dia conto della complessità dell'uomo, a partire da una cornice di riferimento che inquadri i dati della ricerca e li organizzi in tutto dotato di significato.



«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 10 ottobre 2017

Un Popolo Vivo


Sabato scorso in Polonia più di un milione di cittadini si sono piazzati sui confini della nazione e hanno pregato il Rosario per la loro patria, contro l'ateismo e contro il nichilismo islamico. Questo in occasione della festa cattolica della Madonna del Rosario e dell'anniversario della vittoria sui Turchi nel 1571. La vittoria di Lepanto è stata fondamentale nella storia europea, perchè in quell'occasione si è fermata l'invasione musulmana del nostro continente. A proposito del successo di Lepanto, il rosario mariano è sempre stato considerato dai cattolici l'arma con cui il popolo europeo ha sostenuto e dato potenza al suo esercito.

Questa folla che sabato si è è assiepata in migliaia di siti posti sui limiti del territorio polacco ha espresso una realtà interessante, la realtà del Popolo. Attenzione, non parliamo di populismo da protesta controllata interpretato da fenomeni massmediatici come i 5 stelle o la lega, ma Popolo, quello dispezzato dal potere liberista e no global, quello preso in giro o ignorato dagli intellettuali progressisti, quello dato per morto e seppellito da Repubblica. Hanno tanto faticato per aprire le frontiere, per innalzare lodi all'accoglienza del fratello  immigrato, per lucrare sui centri d'accoglienza, si sono impegnati con tutte le loro truppe corazzate per privare gli stati nazionali di qualsiasi autonomia politica ed economica, per commissariare governi e imporre sanzioni e poi, come se nulla fosse, centinaia di migliaia di Cittadini si schierano sulle frontiere pronti a dare battaglia, spirituale, ma molto più desiderata e convinta di tante battaglie costruite a tavolino per spartirsi il mondo e le sue risorse.

Il Popolo Polacco ha palesemente riaffermato la sua sovranità e la sua appartenenza, attraverso il collante di una fede condivisa e di un amor di patria che a noi ricorda il libro Cuore, e a loro fa ancora ribollire il sangue.  

Strano fenomeno, davvero, quello che si è visto all'opera sabato in Polonia, un sasso che rischia di bloccare un ingranaggio che appariva ormai oliato e inarrestabile. "Questa terra è la terra dei nostri padri e dovrà essere terra dei nostri figli" hanno raccontato con i loro sguardi, e lo hanno ribadito non solo i cattolici e la Chiesa Polacca, ma anche molti politici, che avevano già fatto la loro parte con leggi pro-vita e pro-famiglia che hanno prodotto già un bel rislutato innescando una ripresa economica floridissima e in controtendenza.

Vedremo tutto questo dove porterà, intanto venerdì 13 si replica, e questa volta in Italia, prendendo spunto dal centesimo anniversario di Fatima. Un contagio interessante.


 «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 3 ottobre 2017

Malattia mentale e famiglia


La malattia mentale è fortemente influenzata dall'ambiente in cui si vive. A cominciare dalla famiglia. E di conseguenza la società. Se la famiglia non sta bene di salute, la società pure va in cancrena. L'individuo viene a mancare di risorse, di sostegno, di orientamento, di ordine, così è assai probabile che sviluppi disturbi.

Chiunque provenga da una famiglia sofferente (perchè divisa, mescolata, conflittuale, innaturale...) porta in sè sofferenza e disagio. Qualcuno riusce a venirne fuori a prezzo di grandi sforzi, altri no, ma tutti soffrono. Certi non se ne accorgono nemmeno.

Voler curare la persona trascurando la famiglia è un'ingenuità imperdonabile. Parlare di famiglia dimenticando la realtà concreta delle persone in carne e ossa è solo accademia. 

Lo psicologo che vuole svolgere il suo mestiere in modo efficace deve sempre mettere la persona in primo piano e la sua famiglia sullo sfondo. tenerle sempre interconnesse nello svolgimento del suo lavoro, dire parole di realtà per poter sostenere la ricerca di chiarezza del paziente. 

Uno psicologo che equipara ogni forma di convivenza dovrebbe riflettere bene sulla sua rsponsabilità terapeutica.


 «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 13 settembre 2017

Sul Papa e la psicoanalisi

"la brevità è l'anima della saggezza" (Shakespeare, Amleto) 


Leggo sulla Bussola Quotidiana questo articolo interessante del collega Marchesini sul vespaio sollevato riguardo il Papa e i suoi contatti con la psicoanalisi. Copio e incollo:

Psicologia e cattolicesimo: la soluzione è antropologica
di Roberto Marchesini13-09-2017 lo slogan rimbalzare da una testata all'altra mi è venuto da ridere.
«Il papa sdogana la psicoanalisi» (in tempi cristiani si sarebbe scritto «battezza», o
 «benedice»).
Ovviamente Francesco non ha fatto nulla di simile. Ha semplicemente dichiarato:
«Per sei mesi sono andato a casa sua [di una psicoanalista ebrea] una volta alla
 settimana per chiarire alcune cose». Tutto qui. Una breve consultazione, non sappiamo
 né il perché né con quale esito.
Tanto per dire: papa Benedetto suonava il pianofortestrumento bandito dalle
 chiese; eppure nessuno si è mai sognato di scrivere «Il papa sdogana il pianoforte».
Sarebbe stata una solenne sciocchezza.
Invece accade anche questo, durante questo pontificato. I commenti, poi non
sono da meno: la Chiesa avrebbe «sempre osteggiato con tutti i mezzi, anche “illegali”,
 la psicoanalisi, avvertita come pericolosa concorrente, come “colpevole” di aver
 infranto il monopolio cattolico nel confessionale e nella introspezione delle anime».
Finalmente «Francesco non soltanto ha “sdoganato” la psicoanalisi ma l’ha elevata
a “compagna” dell’anima umana». Niente di meno.
Ma vediamolo, l'atteggiamento della Chiesa nei confronti della psicoanalisi. Cosa
hanno detto i predecessori di Francesco a proposito  della psicoanalisi?
Parlando il 14 settembre 1952 ai partecipanti al Primo Congresso Internazionale
di Istopatologia del Sistema Nervoso, Pio XII aveva affermato:
«Per liberarsi da pulsioni, inibizioni, e complessi psichici, l'uomo non è libero di eccitare
 in se stesso, per scopi terapeutici, tutti e singoli quegli appetiti della sfera sessuale che
 s'agitano o si son agitati nel suo essere, e sommuovono i loro impuri flutti nel suo
 inconscio o nel suo subconscio. Non può farne l'oggetto delle sue rappresentazioni o dei 
suoi desideri pienamente consci, con tutte le scosse e le ripercussioni che sono
conseguenza di un tale modo di procedere. Per l'uomo e per il cristiano esiste una legge
 d'integrità e di purità, di stima personale, la quale proibisce d'immergersi così 
completamente nel mondo delle rappresentazioni e delle tendenze sessuali. L'interesse
medico e psicoterapeutico del paziente trova qui un limite morale. Non è provato, 
anzi è inesatto, che il metodo pansessuale di una certa scuola di psicoanalisi sia parte
 integrante indispensabile di ogni psicoterapia seria e degna di tal nome; che l'aver 
trascurato nei tempi passati questo metodo abbia causato gravi danni psichici, errori nella 
dottrina e nella pratica dell'educazione, nella psicoterapia e anche e non meno nella pastorale; 
che sia urgente riempire questa lacuna e iniziare tutti coloro che si occupano di
 questioni psichiche
 alle idee direttrici e perfino, se occorre, all'applicazione pratica di questa tecnica
 della sessualità».
Nell’aprile dello stesso anno sul Bollettino del Clero romano fu pubblicata
una dichiarazione che qualificava come «peccato mortale » ogni pratica della psicoanalisi.
In occasione del Sinodo Romano del 1960, Giovanni XXIII fece inserire un
articolo (n. 239) che metteva in guardia nei confronti di un abbandono
incondizionato del paziente nelle mani dello psicoanalista; e nel 1961 volle
che il Sant’Uffizio emettesse un Monitum per condannare l’opinione secondo
 la quale la psicoanalisi sarebbe necessaria per ricevere gli ordini sacri, o per
 lo meno come esame attitudinale per i candidati al sacerdozio; questo
documento, inoltre, esprimeva il divieto a chierici e religiosi di praticare
 la psicoanalisi, e ai seminaristi di ricorrervi (se non con il permesso dell’Ordinario
 e per gravi motivi).
Anche Paolo VI criticò la psicoanalisi diverse volte; in particolare rimproverava
 a questa dottrina di essere una «psicologia dal basso». Questo pontefice ha indicato
 più volte le sublimi vette che l’animo umano può raggiungere mediante l’ascesi,
 contrapponendole al «torbido fondo» che, secondo la psicoanalisi, costituirebbe
la vera natura umana, da assecondare e liberare.
Giovanni Paolo II ha toccato in più occasioni il tema dell’incompatibilità tra
antropologia cattolica e psicoanalisi. In particolare, nell’udienza generale del
29 ottobre 1980, il Santo Padre si riferisce a Freud come ad un «maestro del sospetto»,
che accusa implacabilmente il cuore dell’uomo di «concupiscenza della carne».
Questa chiarissima posizione può essere dettata solo dal desiderio di conservare
«il monopolio cattolico nel confessionale e nella introspezione delle anime»? O c'è un
motivo più profondo e serio?
Rudolf Allers, l'unico cattolico ammesso alla presenza di Freud, l'ha scritto con
chiarezza: ciò che differenza una psicologia dall'altra è l'antropologia sulla quale essa di fonda.
L'antropologia cattolica è nota: è quella aristotelico-tomista.
L'uomo è un essere razionale, fatto ad immagine e somiglianza di Dio. La sua facoltà
più elevata, quella che lo rende simile al Creatore, è la ragione. Essa ha il compito
di discernere il bene e il male. Le passioni sono al servizio della ragione, come nel
mito platonico della biga alata: hanno il compito di condurre l'uomo verso il bene
e lontano dal male.
E la psicoanalisi?
Per questa disciplina il nucleo fondante l'uomo non è la ragione, bensì
 l'inconscio, ossia le passioni (che Freud chiama «pulsioni» perché convinto che
 il loro fondamento sia biologico).
L'istanza morale (cioè la ragione) nella psicoanalisi è il Super-io: «il veicolo
 della tradizione, di tutti i giudizi di valore imperituri che per questa via si
sono trasmessi di generazione in generazione» (Sigmund Freud, Introduzione
alla psicoanalisi, in Opere vol XI, Boringhieri, Torino 1979, pag. 179).
Bene. Anzi no, perché il Super-io è considerato da Freud un «tiranno» «crudele».
Abbiamo quindi, nella psicoanalisi, un perfetto rovesciamento dell'antropologia
 cattolica.
Non solo. Quali sono le passioni originarie che costituiscono il fondamento
antropologico freudiano? Le pulsioni sessuali (eros) e omicide (thanatos).
Le stesse passioni originarie che, secondo Nietzsche, potremmo liberare
se eliminassimo la metafisica (cioè la ragione di Tommaso, il Super-io di
Freud): stupro e omicidio.
Dunque la diffidenza della Chiesa nei confronti della psicoanalisi
qualche fondato motivo (a parte la conservazione di immaginari monopoli)
 ce l'ha. E pure con ragione, se consideriamo cosa accadde quando i
chierici avvicinarono la psicoanalisi (mi riferisco all'abate Lamercier e a
 don Eugen Drewermann, dei quali non possiamo occuparci per ragioni di spazio).
Certo, non è mancato chi abbia tentato di «sdoganare» davvero la
 psicoanalisi cercando «ciò che unisce e non ciò che divide».
Penso a Leonardo Ancona; penso a chi ha tentato di «battezzare» Jung
perché «rispetto a Freud è aperto alla spiritualità» (peccato che sia una
spiritualità gnostica e demoniaca); penso a chi va a recuperare
pseudo-sconosciuti psicoanalisti «ostili alle religioni organizzate ma non alla fede».
Siamo ben lungi da una sintonia tra cattolicesimo e psicoanalisi, nonostante
tutti gli sforzi.
Non mancano nemmeno i cattolici psicoanalisti; ne conosco e stimo
 diversi. Ottimi professionisti, ma costretti a scindersi tra le due appartenenze.
La soluzione è quella di costruire una psicologia partendo dal fondamento
 antropologico artistotelico-tomista. Gli esempi – autorevoli, anche se
 sconosciuti ai più – non mancano: Rudolf Allers sopra a tutti; e poi Terruwe
e Baars, Magda Arnold... Autori ai quali, coraggiosamente quanto meritoriamente,
l'editore D'Ettoris sta cercando di dare una voce con una apposita collana.

Niente sdoganamenti, dunque, niente scorciatoie; studio e duro lavoro. Solo in
 questo modo si avrà una piena e fruttuosa collaborazione tra psicologia e cattolicesimo.


 «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

sabato 9 settembre 2017

Telegramma agli adulti: come rendersi simpatici ad inizio anno

"la brevità è l'anima della saggezza" (Shakespeare, Amleto) 



I giovani vanno trattati come giovani, come persone, cioè, che hanno pochissima esperienza del mondo, della vita, delle sofferenze, che hanno un sistema nervoso che completerà il suo sviluppo verso i vent'anni, che non hanno alcuna saggezza, che sono pieni di energia, ma nessuna idea su come utilizzarla.
I bambini poi sono del tutto immaturi, pieni di egoismi e desideri impossibili, incapaci di badare a loro stessi, con una sensibilità spiccata nel capire chi gli vuole bene e una capacità diabolica nello sfruttare chiunque per soddisfare i loro desideri.
Entrambi sono presuntuosi e convinti che la loro testa abbia sempre ragione e i loro impulsi debbano essere sempre soddisfatti.
I giovani parlano a  sproposito di cose di cui non comprendono la portata. Non è una buona scelta quella di incoraggiarli.
Giovani e bambini rischiano di essere sempre sopravvalutati, ma soprattutto nella nostra società che contemporaneamente li adùla, li sfrutta e li manipola, devono invece ricevere il dono più grande, segno di amore e rispetto: quello di essere messi al loro posto. E il loro posto non è il centro del mondo, ma un angolo ben illuminato da dove osservare il mondo in compagnia di un maestro.
I giovani non sanno nulla, devono imparare tutto. Lentamente, progressivamente, prudentemente. La loro conoscenza delle nuove tecnologie è semplicemente un abilità pratica, non superiore a quella dei bambini di inizio novecento che sapevano costruire una fionda e colpire una lucertola a cinquanta metri, non è saggezza. La saggezza, cioè il saper vivere consapevolmente e liberamente, la acquisiamo negli anni sotto la guida di persone esperte, presenti, forti e attente. Possibilmente i genitori.
Il cuore dei bambini non è innocente, però ha l'istinto di sapere a chi affidarsi per essere guidato e corretto. Non tradiamoli affidando la loro vita a internet, televisione o centri commerciali.


 «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 31 agosto 2017

Stupri estivi, le parole non dette

I clandestini che si introducono abusivamente in Europa fanno altrettanto nel corpo delle donne. Un'estate di stupri di stranieri ai danni di donne e ragazze che liberamente si muovono nelle nostre città.

Liberamente? L'occidente in effetti ha un problema con la libertà. che gli stranieri hanno drammaticamente portato alla luce.

Proviamo a vedere la questione stupri con altri occhi. 

Consideriamo le cose come fa l'extracomunitario medio che: al suo paese vede le donne ingabbiate in un ruolo di servizio e sudditanza assoluta, bastonate qualora il padrone (padre/marito/comunità) lo ritenga necessario, uccise o abbandonate qualora il padrone (padre/marito/comunità) lo ritenga giusto, sposate da bambine qualora il padrone (...) lo decida, comprate quando (...) ecc. ecc. L'extracomunitario, che per lo più non è andato mai a scuola o comunque ha frequentato scuole del suo paese, sbarca in Italia e vede, non potendo ascoltare data la sua pessima conoscenza della lingua, tanto più della cultura italiana: cartelli pubblicitari dove il corpo delle donne viene usato per vendere lavatrici, programmi televisivi dove il corpo delle donne (spesso accuratamente sconnesso dal cervello) viene usato per tenere alta l'audience, osserva ragazzine quindicenni che alle tre di notte passeggiano da sole con tutta l'imprudenza della loro età, vede mamme che portano in giro le loro figliole conciate ancor peggio di loro, ignorando o meglio ricercandola, l'attenzione che attirano su di loro. L'extracomunitario medio cosa pensa a questo punto? Che l'Europa è il paese del Bengodi, dove la carne femminile è bene comune e lui non si tira indietro.

Perdonate la brutalità, ma per ragioni di lavoro io vedo e parlo spesso con extracomunitari, capisco senza approvarle anche le loro (sbagliate, ma vaglielo a spiegare) ragioni.
Ma anche se volessimo spiegargliele, sarebbe difficile e non certo per motivi linguistici. Infatti dovremmo dirgli che le donne hanno la stessa dignità degli uomini, ma lui ci chiederebbe perchè allora vanno in giro presentandosi come oggetti in vetrina valorizzando solo l'esteriorità. Dovremmo dirgli che le donne non si toccano, ma lui ci chiederebbe perchè allora hanno dei modi con cui palesemente manifestano la voglia di essere desiderate. Dovremmo dire che la nostra cultura ha delle regole, e lui ci chiederebbe perchè noi siamo i primi che diamo prova di ignorarle. Dovremmo dire che in Europa grazie al cristianesimo la donna è stata nobilitata e affrancata dalle condizioni in cui il paganesimo la teneva, ma lui ci chiederebbe ragione del fatto che oggi il cristianesimo è così tenuto in bassa considerazione, a cominciare dagli stessi cristiani. E così via. Una battaglia persa.

L'occidente ha un problema con la sua stessa identità. In nome della libertà assoluta ci siamo autodistrutti, abbiamo lasciato che il potere ci facesse rinnegare le nostre radici e la nostra bellezza, la nostra dignità e la nostra cultura, così abbamo perso la forza che ha sostenuto lo sviluppo del continente nei secoli e siamo diventati carne da macello. E abbiamo dimenticato del tutto cosa significa davvero libertà. 

Il problema non è degli extracomunitari. Potremmo gestire facilmente i flussi migratori e impostare una gestione del problema intelligente e lungimirante. Potremmo fare tante cose per lo sviluppo dei nostri popoli, potremmo, ma non lo faremo. Perchè dovremmo avere il coraggio di riscoprire il nostro passato e criticare buona parte del nostro presente, riscoprire la cultura che ci ha reso grandi, le ragioni del nostro essere occidentali, ragioni che dovevano essere finalizzate al servizio nostro e degli altri paesi e invece sono sate dirottate verso un egoistico colonialismo. Dovremmo fare un Mea Culpa grande come una casa per essere stati violentati innanzitutto da una classe politica ignorante e parassitaria, venduta al Potere, senza dignità, ladri di polli di una statura pari ad un disonesto ammnistratore di comdominio . E poi per esserci fatti volentare i nostri figli dalla droga, dall'alcool, dalle discoteche che li tengono imprigionati fino al mattino per rivomitarceli fuori all'alba distrutti e prosciugati. Altro che libertà.

Donne violentate? E' l'ultimo, penoso e terribile epilogo di una violenza iniziata molto prima dello sbarco dei clandestini, Stupri del cuore, prima che del corpo.

Come ho ricordato spesso non sono fiducioso sul recupero di questa nostra società. La società occidentale è allo stadio terminale e gli extracomunitari non sono la causa, sono la conseguenza, sono quelli a cui è stata fatta annusare la puzza di cadavere e sono corsi a nutrirsi. 

Non credo ad un recupero, almeno a breve termine. Sono però fiducioso nel potere che ha la famiglia (almeno le poche famiglie sane che ci sono) di conservare al suo interno i semi buoni di un passato giusto e trasmetterli ai propri figli. Quando intorno a noi la sterilità della rassegnazione avrà raggiunto il suo culmine   questi semi buoni, fecondati da una presa di coscienza autentica, saranno la speranza di un rinnovamento profondo dell'Occidente. 

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 27 luglio 2017

Partenze intelligenti


Il periodo delle vacanze così attese è arrivato. Come passeremo questi giorni, pochi o tanti che siano? Per molti l'obiettivo sarà il divertimento puro e semplice. Agli altri che preferiscono non mettere il divertimento al primo posto, ma vorrebbero trarre dalle vacanze soprattutto riposo fisico e mentale proponiamo qualche semplice consiglio:

  1. Rimanete il più ossibile a contatto con la natura. A contatto significa utilizzando tutti i sensi (osservate a lungo, ascoltate i suoni, odorate, percepite col tatto e col gusto).
  2. Esponetevi alla luce.
  3. Prendetevi almeno un paio d'ore al giorno per stare da soli, e riflettete sull'anno passato, sui vostri rapporti sociali, sui traguardi che volete raggiungere.
  4. Approfittate del tempo libero per mettere ordine nella vostra vita.
  5. Non perdetevi l'opportunità di ammirare qualche bellezza artistica nella zona dove starete.
  6. Cercate di di passare almeno una settimana senza accendere il computer, senza tv, riducendo l'uso del telefono al minimo indispensabile per essere raggiungibili (un'oretta al giorno, non di più ).
  7. Leggetevi qualche buon libro (i libri buoni è difficile riconoscerli, ma certamente non sono mai quelli in prima fila sugli scaffali o i best seller pubblicizzati sui grandi quotidiani...).
  8. Cercate di ridere e sorridere, anche nelle difficoltà. Imparate l'arte più preziosa al mondo, quella di non prendervi mai troppo sul serio.  


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)