mercoledì 22 marzo 2017

Tagliatele la testa!

Paola Perego è una bella donna e sa stare in televisione. Non brilla per molto altro, ma quanto meno parla italiano in modo accettabile. Tutto sommato c'è di peggio in tv. Nonostante questi scarsi meriti la sua ultima trasmissione "Parliamone...sabato" è stata chiusa. 
Il Giusto Direttore
Caspita, che severità! Il Direttore Generale della Rai Antonio Campo Dall'Orto ha sentenziato: "Gli errori si fanno, e le scuse sono doverose, ma non bastano... Occorre agire ed evolversi". Che carattere, e che serietà! Un vero leader. Il motivo per il quale il Direttore Generale ha sentito nel profondo della sua coscienza di dover compiere questo gesto di giustizia, di riparazione, di indignazione profonda, di abnegazione al bene pubblico è chiaro. 
Non si tratta di una trasmissione in cui ci siano stati effususioni omosessuali esplicite in una fascia oraria protetta, non si tratta di un programma quasi-pedofilo dove bambini e bambine vengono vestiti in maniera non adatta alla loro età e si atteggiano con modalità ammiccanti e seduttive, non si tratta di un Talk dove si è fatta propaganda per la liberalizzazione della droga, Nulla di tutto questo. Per carità, non si tratta nemmeno di una fiction blasfema in cui si è fatta pesante ironia verso la religione, molto peggio. Santo Dall'Orto su tutto quello avrebbe sorvolato in nome della democrazia, dell'evoluzione, della tolleranza, della modernità, dei nostri valori (a proposito, di quali valori si tratta?). No, il Direttore Generale ha alzato il suo pantalone dalla sedia per precipitarsi a liquidare la Perego per qualcosa di estremamente più serio, un oltraggio all'autarchia, al protezionismo dei beni italiani. Nell'ultima puntata infatti, Paoletta ha osato mostrare un elenco di motivi per i quali gli uomini italiani preferirebbero le donne slave. Vergogna! Svendiamo le fabbriche italiane, i cinesi e i francesi si comprano anche le nostre bancarelle al mercato rionale, le industrie nazionali vengo portate all'estero, non c'è più un'economia realmente italiana perchè da noi comandano gli stranieri, anche le nostre squadre di calcio sono piene di extracomunitari... ma le femmine giammai! Tuteliamo la femmina italiana, esemplare in estinzione! 

La Regina un tantino isterica
La Perego ha osato denigrare l'italico bene a favore del prodotto di importazione. Siete curiosi di sapere i motivi di tale preferenza? Ebbene non importa. Il maschio italiano è obbligato ad amare la femmina italiana, punto e basta. Non ci sono motivi validi per venir meno a questo dovere sancito dalla Natura, dalla Costituzione, dal Trattato di Ginevra e da Monica Maggioni. Sì, Monica Maggioni,  la Presidente della Rai, la quale ha detto (riportiamo con precisione perchè sono parole che meriterebbero di essere incise sul portone, quanto meno quello di Casa Maggioni): "...Mi sento coinvolta in quanto donna, mi scuso. Ogni giorno ci interroghiamo su quale immagine di donna veicoliamo, su come progredire, uscire dagli stereotipi. Poi accade un episodio come questo: il problema non è una battuta inconsapevole, ma la costruzione di una pagina su un tema del genere: è un'idea di donna che non può coesistere con il servizio pubblico. Per prima cosa mi scuso. Poi come azienda cercheremo di capire come è nata una pagina di questo tipo". 
Rockefeller, l'amico defunto
Quindi pensate, Monicuccia non si interroga ogni giorno su come spendere gli oltre 300.000 euro di stipendio Rai, nè sulle sue piccole collabrazioni con la Trilateral, luogo dei Poteri Forti Internazionali, del cui fondatore David Rockefeller due giorni fa abbiamo - senza rimpianto - appreso la morte. Monicuccia di interroga su quale immagine di donna la Rai veicoli. Ma se questo è il suo problema glielo diciamo noi che le vogliamo bene: Monica, la donna veicolata dalla Rai è fondamentalmente una troia. La cui prima occupazione è sorridere e ammiccare, mostrare le cosce e mettersi in vetrina come oggetto in vendita. E' una donna senza dolcezza, nè femminilità. E' un essere che si riproduce in provetta per la sua sessualità piuttosto anarchica, è una femmina che partorisce raramente e con molte attenzioni per non sciupare la linea, è una madre chioccia, protettiva e possessiva che odia l'uomo e si compra i figli. E' una reduce del fallimento del femminismo, ma da questo fallimento non ha appreso nulla e non sa far tesoro. Eccoti servita, Monicuccia, la donna che si vede sul piccolo schermo, quella che gli uomini italiani secondo lo schema della Perego respingono, a vantaggio delle donne dell'Est (ma in realtà di qualsiasi donna normale, italiana o non). Ma certo, meglio due omosessuali che si baciano o due bambine che sculettano piuttosto che una trasmissione in cui si parla di ciò che desidera un uomo... 
Paola Perego


"Chiudetela!" urlò il Direttore Generale,"Chiudetela!" ribadì isterica l'amica di Rockefeller, proprio quello che ha speso molto della sua fortuna per finanziare le cliniche abortiste e la propaganda Gender. Quindi - avrà pensato la Maggioni - Rockefeller si è occupato della salute delle donne  e dei bambini, la Perego no. E chiuse.


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 15 marzo 2017

Essere uomo, essere donna


Sto leggendo in questi giorni I fratelli Karamazov, uno di quei classici così conosciuti che alla fine non hai mai letto proprio perchè li hai sentiti nominare tante volte! 

E' stata, in effetti, una bellissima sorpresa.
Avrei voluto finirlo completamente, prima di fare un commento, ma in attesa di completare la lettura due parole mi scappa di dirle.
Tra i tanti aspetti che si potrebbero osservare su un capolavoro di questa portata, riporto solo una piccola cosa che mi è balzata subito agli occhi. Nell'opera in questione i personaggi sono presenti a loro stessi, sanno quello che fanno e perchè lo fanno e se non lo sanno cercano di riflettere per capire. Sia nel male che nel bene si rendono conto di compiere scelte, consapevolmente, e se ne assumono tutte le conseguenze.  Non capita di ascoltare un personagio nascondersi dietro le colpe di un altro, di giustificarsi vigliaccamente dicendo "Ho sbagliato, però anche anche gli altri...", di alzare le spalle senza cercare una logica spiegazione dei fatti. Chi fa il bene lo fa sapendo che è bene e volendolo fare, altrettanto chi compie il male. Insomma, abbiamo davanti degli uomini, anche quando sono immersi nei vizi e negli assassinii. I viziosi sono viziosi veri e i santi sono santi veri, non bamboccioni che se sono cattivi si sentono trasgressivi e se sono buoni se ne vergognano un pò. 
Mi colpisce così tanto questa umanità cosciente raccontata da Dostoievskij da non riuscire quasi a rendermi conto che è un'umanità appunto, di qualche generazione fa, non una popolazione aliena di qualche pianeta lontano. Eppure c'è una distanza abissale dall'umanità attuale, chiusa sul proprio egoismo infantile da sembrare autistica, che vive a sua insaputa, che agisce a sua insaputa, che sceglie a sua insaputa, che va al bagno a sua insaputa, che a sua insaputa si emoziona e a sua insaputa ferisce, che a sua insaputa è atea o religiosa che tanto fa lo stesso, che guarda il telefonino nella sua mano dove a sua insaputa scrive su Whatsapp cose su cui a sua insaputa metterà un pollice alzato...

Penso: uno degli aspetti più belli del nostro lavoro è di poter aiutare qualcuno ad essere più uomo o più donna, coscientemente, sapendo, volendo, rinunciando alla vigliaccheria inconsapevole di scaricare ogni responsabilità su qualcun altro. Entrare in terapia a propria insaputa e uscirne per volontà propria. 

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 8 marzo 2017

Pornografia, nuda e cruda

Sono lieto di pubblicare un lungo studio sulla pornografia che è uscito in sette puntate sull'ottimo sito "Ontologismi" di Alessandro Benigni. Consiglio a tutti di leggerlo con attenzione, per capire come il porno, al pari di altre droghe, sia uno strumento di controllo e annientamento umano, non una moderna manifestazione di libertà. Anzi, come tutte le droghe è esattamente l'annichilimento di ogni libertà.
Questo testo è consigliato a tutti, ma in modo particolare a coloro che hanno responsabilità educative.
Il saggio originale si trova qui


Attenzione: per alcune foto e materiale piuttosto esplicito si sconsiglia la lettura ai minori.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)




La pornografia come strumento di controllo mentale (individuale e sociale) – Parte I: un quadro generale

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«Noi aspiriamo a corrompere per poter dominare»
Giuseppe Mazzini (massone, 1805-1872)

Parte prima: un quadro generale



E’ questo, quello che ci serve, prima di tutto: un quadro generale di riferimento, in cui tanti fenomeni, apparentemente isolati fra loro, possano essere collegati insieme e spiegati in relazione al controllo: dalle “comunità degli uomini-cane“, all’aborto, alla legalizzazione delle droghe, all’eutanasia, alla “teoria svedese dell’amore“, al divorzio, alla diffusione del consumo di psicofarmaci, aumento dei suicidi, depotenziamento cognitivo in ambito scolastico, e tanto altro ancora: non da ultimo, l’incredibile disegno di legge n. 2688, di cui ha dato chiarissima illustrazione Enzo Pennetta su Critica Scientifica. Un quadro, insomma, in cui collocare la pornografia contemporanea, per poter capire che cos’è in realtà.
Anticipo così la tesi che andrò a sostenere in questa e nelle prossime puntate:
La pornografia è un micidiale sistema controllo sociale.
Ma come agisce?
Tramite l’instupidimento, la distrazione di massa (era Noam Chomsky a spiegare questa tecnica), con la deprivazione sensoriale e mentale, con una progressiva e impressionante atrofizzazione del cervello e delle facoltà mentali superiori (linguaggio, significazione, quindi intelligenza latu sensu), ed in particolare attraverso un immane ed inevitabile processo di svirilizzazione del maschioe di trascinamento (nota n. 1) condizionamento (nota n. 2) della femmina allo stato degradante di addetta a masturbazioni assistite, quando non di prostituta de facto.  
Sì, svirilizzazione. Avete letto bene: la pornografia – come vedremo – si basa sull’effetto Coolidgee conduce a problemi di erezione, anche nei più giovani (deficit erettile) e mancanza del desiderio. Ma del versante biochimico andremo a parlare nella prossima puntata. Come andrò a mostrare, infatti, la pornografia si iscrive perfettamente tra le tecniche di controllo mentale, quindi di controllo sociale, non solo per la sua drammatica forza simbolica ma, come vedremo, per il suo effetto fisiologico misurabile, sul cervello. E quindi sul comportamento.
Per quello che ho visto, la normalizzazione (che è la premessa logica del controllo) indotta dal consumo di pornografia agisce su due livelli:

– un primo livello, in cui ci si abitua a considerare il rapporto unitivo tra uomo e donna come prestazione e consumo, nella riduzione dell’altro (prima immaginato e fantasticato, poi eventualmente anche realizzato) come dipendente rispetto all’io-spettatore rinchiuso in sé, incapace di un’autentica relazione. Una specie di monade, come avevo già indicato (vedinota n. 3 a piè di pagina). 
– un secondo livello deriva dall’assuefazione e dall’abitudine. L’abbruttimento del Sacro non è mai senza conseguenze. In questa fase,  esattamente per come avviene nelle droghe (ecco emergere l’aspetto fisiologico, di cui tratteremo nella seconda parte) il cervello di abitua e non si eccita più normalmente, con gli input naturali: una volta assuefatto, per stimolarlo c’è bisogno di qualcosa di più: ovvero di oggetti fantasticati sempre più fuori norma, più giovani per esempio, oltre che passare via via a pratiche sempre più estreme, fino alla sottomissione o alla tortura o alla violenza più bestiale, che col sesso non hanno più niente a che fare. 
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Il mio discorso introduttivo, quindi, è semplice.
E breve:
anche la pornografia è un’arma dell’Impero.
 Anche se la giustificazione di questa tesi sarà chiara solo alla fine di queste micro riflessioni sul tema, posso già anticipare che come tutte le armi dell’Impero, questo metodo di controllo si presenta con la maschera del suo contrario: promette una maggiore libertà di espressione, una immediata realizzazione di sé stessi, al di là di dogmi e tabù. Mentre invece rende sudditi. Anzi:schiavi. E a due livelli: uno psichico, l’altro psichico. Nel seguito indicherò esattamente cos’ho trovato in merito.
Andiamo invece a marcare ancora solo un paio di cose sul quadro generale della faccenda.
Il mio assunto è che siamo nel mezzo di una morsa a tenaglia, di livello planetario, che sta giungendo alla fine. Molti sono i segni indicativi: l’uscita allo scoperto delle intenzioni mortifere, su tutto il pianeta, delle varie forze politiche che agiscono sul campo da un pezzo. L’accelerazione legislativa per restringere le libertà individuali. Gaffes clamorose, dei massoni, che finiscono per invitare Jovanotti ad una delle loro riunioni, e tanto altro ancora che per brevità voglio qui tralasciare.
Una gigantesca operazione di ingegneria sociale, insomma, che ha avuto probabilmente inizio nel ’68 e si è via via perfezionata ed allargata negli anni seguenti. Il suo scopo è la completa riduzione dell’umanità a monadi-isolate (nota n. 3), ad esseri dall’intelligenza ridotta, dalla capacità di critica sempre più  atrofizzata, preferibilmente asessuati, sempre meno capaci di stringere rapporti reali, sempre più dipendenti, in particolare dalla Tecnica e dal Mercato.
Questa premessa potrebbe durare pagine e pagine (credo di aver già scritto fin troppo in merito): andiamo anche qui al punto.
Come ci co-stringe, questa morsa a tenaglia?
Ovvero:
Come agisce, in concreto, questa immane operazione di ingegneria sociale?
La pornografia, infatti, è un potentissimo mezzo di condizionamento, ma non è certo il solo.
Per chi riesce ancora a vedere, oltre che guardare, è chiaro: il controllo agisce nella scuola, tramite ildepotenziamento cognitivo (nota n. 4). Come lo si ottiene? Direi che anche intuitivamente ci si può arrivare: attraverso una progressiva riduzione del potenziale formativo dei programmi, dei metodi, delle qualità e dell’autorità (oltre che autorevolezza socialmente percepita) del corpo docente. Ogni giorno abbiamo una nuova notizia sull’impoverimento culturale e cognitivo dei nostri ragazzi. Non credo sia il caso di soffermarsi molto a lungo su questo punto. Tutti avete visto il problemino di terza elementare di qualche lustro fa che gli studenti universitari oggi non sono più in grado di rispondere, vero? Cercatelo. Ha fatto il giro del web.
La morsa agisce poi con il depotenziamento della famiglia. Dal ’68 la famiglia è stata sistematicamente oggetto di un violentissimo attacco destrutturante: aborto, divorzio,  in tempi più recenti la “lotta per i diritti degli omosessuali” (che ha portato alla sostanziale equiparazione di qualsiasi tipologia di coppia allo status di “famiglia”, mentre altrove già si parla di terna, quaterna, etc.), costituiscono i tratti più vistosi di questa evoluzione drammatica. Non dobbiamo certo stupirci se perfino l’Accademia della Crusca cade nel trucco della dipendenza dalle neo-lingue, così com’è chiaro quando ci riferisce che “siccome la lingua cambia”, anche  anche il concetto di matrimonio deve cambiare. Pazzesco, vero: è la lingua che dà senso alle cose e non viceversa. Eppure siamo a questo punto, come avevamo già osservato (vedi nota 5). E’ tutto il nostro mondo culturale che si trova ormai impastato nelle paludi del relativismo e della “post verità“.
Ed è quindi chiaro come mai oggi siamo qui ad usare termini impossibili, che non hanno alcun legame con la realtà: è la famosa neo-lingua, progettata a tavolino e metodicamente inculcata nel linguaggio comune, fino ad impossessarsi dei cervelli. Perché è così che funziona:
chi stabilisce le regole della sintassi e della semantica, ha già vinto il gioco del controllo sociale.
E lo ha già fatto in partenza.
Ora, concludendo questa sommaria introduzione, non posso evitare un accenno rapidissimo al lavoro instancabile, coordinato, delle cause farmaceutiche e di chi oggi detiene il potere enorme distabilire che cosa sia malattia e di che cosa no. Non ci deve stupire se il consumo e la dipendenza da psicofarmaci ha raggiunto oggi livelli spaventosi. E nemmeno dobbiamo meravigliarci per la correlazione col tasso dei suicidi (vedi nota 6). E neppure, logicamente, per la planetaria campagna per convincerci a morire: morire, e farlo alla svelta, se possibile, soprattutto quando si è diventati un inutile costo, nella società dominata da chi regola l’azione sulla base del profitto e non certo sulla base della difesa della dignità umana.
Abbiamo visto cliniche dove i piccoli d’uomo vengono macellati da “operatori tanatologici“, per usare l’azzeccata espressione di Enzo Pennetta, che hanno il coraggio di farsi chiamare mediciPer poi essere rivenduti, a pezzi. Siamo attoniti, incapaci di rispondere alla pretesa di legalizzazione delle droghe. Anche se tutti sanno quanto siano dannose. Passando poi per la teoria svedese dell’amore ci dice com’è bello vivere soli. Morire soli. Come monadi, appunto. Siamo nell’epoca in cui i spopolano i bambini transgender e le bambole transgenderSiamo nell’epoca della “comunità” di “uomini – cane” 
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.. e degli accessori che servono per leccare i propri cani o i propri gatti:
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La prima reazione, di fronte a questa carrellata (minima, vi assicuro), potrebbe essere quella di dedurre che il numero dei matti è in aumento. Deduzione corretta, ma incompleta. Proprio in base al mio assunto iniziale: dietro c’è un’immane operazione di ingegneria sociale. Ne avevo già cominciato a parlare qui (link).
+Direi che come quadro iniziale, sia pure largamente incompleto, può bastare per farsi un’idea di cosa ci aspetta.
Nella prossima riflessione: come la pornografia agisce sul cervello. Elementi di biochimica del cervello e le basi neurofisiologiche della dipendenza.

La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte II)

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Per capire il presente non bisogna soltanto conoscere il passato, ma anche e soprattutto immaginare il futuro.
Alessandro Benigni
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Non è un caso che da più parti si sia cominciato a parlare di “pornografia come strumento di educazione sessuale” (qui l’iniziativa di Porn Hub e c’è da scommette che sarà rivolta in particolare ai rapporti omo-erotici).
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Pensate che sia solo una battuta da pornostar?
Per corrompere non solo il senso morale ma soprattutto le abilità cognitive delle future generazioni è necessario accelerare il trascinamento al ribasso (già in atto da un pezzo) e cominciare a discutere l’impossibile, e quindi l’inaccettabile, per renderlo, un passo alla volta, accettabile.
Fino ad imporlo definitivamente, nella totale indifferenza della societàdistratta.
Pensare il sacro come oggetto della libera creatività umana è l’antica ossessione dei nichilisti (nota 1): ma qui c’è qualcosa in più. Il sacro della sessualità umana, l’incontro tra uomo e donna (altri incontri non possono infatti dirsi propriamente “sessuali“, ma al massimo “erotici“, vedi nota 2), deve essere ridotto a tecnica da apprendersi tramite un insegnamento manualistico-operativo. Necessariamente. Perché l’obiettivo è l’assorbimento e quindi asservimento dell’unione generativa tra maschio e femmina alla Tecnica stessa.
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La Tecnica dovrà assorbire ed inglobare tutto, per renderlo infine oggetto commercializzabile.
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“Finestra di Overton” in azione: come tutto può essere normalizzato, purché a piccole dosi
Non solo il passaggio dalla generazione alla fabbricazione e vendita dei bambini (con l’utero in affitto, che presto diventerà totalmente artificiale), quindi, ma in generale la stessa funzione sessuale, la sua intrinseca teleologia, dovrà ridursi a dimensione meccanico-prestazionale.
Un esempio chiarificatore valga per tutti: bambole di silicone o futuri androidi umani, verranno commercializzati, in e promossi nell’alienazione sostitutiva delle persone (nota 3).
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Bambole di silicone, a grandezza naturale. Qualcuno si è già innamorato ed è convinto di avere una relazione con questi oggetti di plastica. Ne avevo già scritto in “Della monade-animale” …
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Inserisci una didascalia
La sexy robot “Roxxxy” realizzata da True Companion. Ho messo un vecchio modello, quelli più recenti sono ormai quasi indistinguibili dagli esseri umani.
Qui di seguito, un video che non richiede commento (visione raccomandata ai soli adulti):
Ora, la domanda è: dove ci stiamo incamminando?
Sarà questo, presumibilmente, l’ultimo stadio della totale mercificazione umana.
Ecco spiegata l’incredibile accelerazione degli ultimi mesi: per raggiungere questo obiettivo, il tempo stringe.
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Occorre quindi agire prima che le coscienze si sveglino.
Prima che il controllo di massa possa trovare obiezioni e resistenze significative. Controllo che, com’è chiaro a molti ormai, ha come scopo la riduzione delle persone ad individui-non-pensanti (si vedano a questo proposito i primi cinque capitoli de La monade-animale, qui i link ai cap. I-III , cap. IV cap. V ), docili e sottomessi.
Scopo che verrà ottenuto in tempi brevi, con strategie che ho definito “morsa a tenaglia“, frutto di una sofisticata ingegneria sociale che sfrutta di tutto: dalla sociologia dei consumi alla pubblicità all’induzione al consumo di psicofarmaci alle tecniche psicologiche atte ad ostacolare il corretto funzionamento delle aree corticali, disconnettendo le facoltà razionali delle persone sottoposte a tale controllo e facendole agire come un gregge di pecore ipnotizzate che, stordite ed incapaci di prendere decisioni logico-creative, si incammina ignaro verso una società gestita da un potere centralizzato, tecnologico, assoluto.
Immagine George Orwell aveva perfettamente chiarito in “1984” .
Passiamo quindi a prendere in esame alcune di queste tecniche.
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Le basi neurofisiologiche del controllo sociale attraverso la pornografia

Il cervello umano è meravigliosamente complesso e complicato, ma una cosa è certa: è programmato per difendere l’individuo, funzionario della specie. 
Sette secondi. E’ questo il tempo necessario a una goccia di sangue per attraversare il nostro cervello. Ogni minuto, circa 800 ml vengono pompati dal cuore nella testa: è l’organo a maggiore richiesta ematica e che consuma più di tutto (circa 400 kcal in 24 ore). Questo nostro organo stupefacente ci differenzia da tutte le altre specie viventi: non solo ha un alto consumo (pur pesando solo 1.5 kg), ma è formato da miliardi cellule e ci consente di percepire il mondo attorno a noi, di pensare e di parlare. Il cervello umano è l‛organo più complesso dell‛intero corpo e, fino a prova contraria, l‛oggetto di studio più complesso al mondo.
Nel cervello si svolgono le funzioni cerebrali superiori, funzioni complesse quali la memoria, il linguaggio, la capacità di ragionamento, di pianificazione, di risolvere un problema, nonché la percezione e l’azione.
La sede principale di queste funzioni è la corteccia cerebrale, la sostanza grigia che forma lo strato superficiale degli emisferi cerebrali, costituita essenzialmente da cellule nervose. Di quest’area, in particolare, la corteccia prefrontale è quella che maggiormente differisce fra l’uomo e i primati non umani, suggerendo che sia responsabile delle funzioni superiori che maggiormente ci differenziano da essi.
Per bloccare il corretto funzionamento della corteccia cerebrale occorre attivare le aree sottocorticali in modo sufficientemente intenso, poiché, come appare del tutto logico da un punto di vista biologico, la sopravvivenza ha la priorità su tutte le altre funzioni cerebrali.
Pertanto, per esempio, per attivare l’istinto di sopravvivenza e disattivare le aree corticali, in particolare la corteccia pre-frontale, e quindi bloccare del tutto il giudizio critico o la capacità di pensare con lucidità o di escogitare soluzioni creative, occorre attivare brutalmente quel meccanismo di sopravvivenza biologica, insito in ciascun essere vivente.
Ci sono diversi programmi biologici che si attivano nel momento in cui si percepisce che la sopravvivenza è in pericolo. Tralasciando i particolari, ci interessa rilevare che esiste nell’uomo programma biologico particolare, indispensabile per la sopravvivenza biologica della specie: l’appetito sessuale. L’individuo, abbiamo detto, è funzionario della specie, quindi è bene ricordare che tutto questo discorso va inquadrato nell’ottica specie-specifico. Sappiamo che grazie a questo programma biologico si ha un incremento della attivazione sessuale, volta a stimolare il comportamento sessuale e consequenzialmente la nascita di nuovi individui, il che in una specie in pericolo di estinzione o che sta subendo pesanti minacce alla sua sopravvivenza, rappresenta una scelta biologica obbligata.
Ma attenzione: l’effetto collaterale di questa intensa attivazione sessuale, è che anch’essa entra in competizione con le funzioni cerebrali superiori.
E’ allora sensato ipotizzare che solo per caso oggigiorno sesso, pornografia, immagini erotiche se non peggio vengano propinate ovunque (non solo sui media telematici)?
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Siamo davvero sicuri che la pornografia porti ad una maggiore libertà?
Fateci caso: non esiste ormai trasmissione televisiva, radiofonica, giornale o pubblicità che non contenga un accenno più o meno velato alla sessualità.
Ancora: appare quindi perfettamente logico, per l’assunto che ho esposto nella prima parte, che la possibilità di interiorizzare la dimensione sessuale ed unitiva tra uomo e donna sotto la forma del più becero consumo, ormai nemmeno più condiviso ma auto-riferito, debba necessariamente essere portata a livello dell’istruzione scolastica.
Ecco perché il porno deve entrare a scuola: perché è lì – durante il processo di strutturazione – che l’individuo è maggiormente indifeso.
Ed incapace di critica: tale deve restare.
La presentazione del consumo pornografico sotto la maschera dell’educazione all’affettività costituisce quindi un’occasione imperdibile, per l’Impero: la pornografia ha un effetto destabilizzante su un adulto. Figuriamoci su un giovane in via di sviluppo.
Ma come funziona, esattamente, questa destabilizzazione?
Per capirlo dobbiamo guardare alle conseguenze della pornografia sul cervello, appunto.
Così scrive il dott. Giovanni Maria Ruggiero (medico chirurgo, specialista in psichiatria e psicoterapia cognitiva, direttore di “Psicoterapia Cognitiva e Ricerca”, Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva, Milano e Bolzano; responsabile Ricerca di “Studi Cognitivi”, Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva, Milano):
Reagisce in maniera imprevedibile il nostro cervello, e i risultati non sono piacevoli. Regredisce la materia grigia nel corpo striato, dove risiede la nostra facoltà di provare soddisfazione nonché quella di prendere decisioni. Diventiamo così confusi, indecisi e desensibilizzati. Diventano necessarie dosi sempre più massicce di stimoli erotici per eccitarci, e preferiamo sempre di più che queste dosi siano somministrate nella forma virtuale del porno a scapito dell’eccitazione reale e corporea, che avviene in maniera tattile e non solo visiva“.
E parlando della dipendenza da sesso, la sex addiction, così prosegue:.
Non si tratta soltanto di desiderio più elevato, ma di vera droga: ci sono fenomeni di abituazione e assuefazione. L’individuo porn addicted, lungi dall’avere più desiderio, è desensibilizzato e abbisogna di stimoli erotici più forti e intensi del normale per eccitarsi davvero. Cosa la spinge, allora? Una vera dipendenza tutta mentale nella quale la persona sente dolorosamente la mancanza di eccitazione e se la procura artificialmente. Le capacità di autocontrollo, la cosiddetta willpower, in italiano semplicemente forza di volontà, ovvero la capacità di decidere dove concentrare la nostra attenzione e di spostarla su obiettivi diversi da quelli più immediatamente attraenti a favore di altri che ci offrono vantaggi meno subitanei ma alla lunga più appaganti, ne rimane a sua volta danneggiata. Diventiamo dei topolini impazziti incapaci di fare scelte sensate e che non siano rapide e impulsive.
C’è di peggio. Il tutto può sfocare in ipofrontalità, in una riduzione delle dimensioni e delle funzioni della corteccia cerebrale frontale, la sede delle nostre funzioni più consapevoli e razionali [grassetto mio, ndr]. La capacità di valutare i rischi, di concepire piani d’azione a lungo termine e controllare gli impulsi sono tutte funzioni frontali. La corteccia prefrontale è l’elemento cerebrale che maggiormente ci differenzia dagli animali senzienti ma non raziocinanti. In essa trova sede la capacità di mediare tra pensieri in conflitto, regolare il comportamento, scegliere tra il bene e il male. È la sede del pensiero astratto, dell’azione motivata, dell’attenzione prolungata e consapevole, del pensiero riflessivo e dell’inibizione delle risposte impulsive. Danneggiare questa corteccia non sembra precisamente un buon affare. Il quadro è abbastanza deprimente e pericolosamente vicino a quello dipinto da qualche signora bene e un po’ bigotta che ci ammonisce sul rischio di diventare ciechi se ci abbandoniamo alla masturbazione. Fatto sta che questa è la scienza, signori, e non la ristretta saggezza borghese della zia zitella. La quale non ha peraltro del tutto torto. Non diventiamo ciechi ma sicuramente un po’ impotenti. […] I dati ci dicono che c’è una correlazione diretta tra abuso di pornografia online e disfunzione erettile“.
Del resto, l’impressionante somiglianza fra la botta dell’eroina e l’orgasmo è stata confermata nel 2003 quando lo scienziato olandese Gert Holstege ha comunicato in una notizia stampa relativa alla sua ricerca, che gli scanners del cervello durante l’orgasmo somigliano a quelli sotto il flash dell’eroina. Lo sanno molto bene le cavie da laboratorio, come dimostrato in modo definitivo dal famoso esperimento di James Olds e Peter Milner nel lontano 1950.
Ma non è finita….
+(prosegue nella prossima puntata)
+Alessandro Benigni

Note

1) Ossessione dei nichilisti: penso a Nietzsche e al suo “nichilismo attivo”, da tradursi come fase di assoluta e libera creatività dell’uomo, anzi dell’oltre-uomo, in cui dopo aver ucciso Dio l’umanità sarà finalmente posta nelle condizioni di ricostruirsi sulle basi sperimentali dei suoi stessi desideri.
2) Sessualità non è sinonimo di erotismo. La sessualità è la strategia biologica con cui si perpetua la specie umana, mediante l’incontro tra maschile e femminile. Se c’è un incontro tra sessi uguali abbiamo al massimo attività erotica, non una relazione sessuale.
3) Si veda a questo proposito l’illuminante riflessione di Enzo Pennetta: “Uomo: il prossimo animale da allevamento“, oppure si pensi al fatto che il Parlamento Europeo si è messo all’opera per valutare la questione della “personalità giuridica” dei robot ed ha adottato a grande maggioranza un progetto di legge per fornire diritti ai “robot più
sofisticati” (sic).  Si pensi alla finestra di Overton, quando si leggono queste righe di Lupo Glori: “A conferma di quanto sia attuale e dibattuto il tema della robotica sessuale, il 19 e 20 dicembre scorsi, presso l’Università Goldsmiths di Londra, si è tenuto il Secondo Congresso Internazionale su “Love and Sex with Robots” che si è concluso con un discorso del dr. David Levy, che ha sottolineato la “normalità” di avere nel prossimo futuro un “coniuge robot”, su misura delle caratteristiche che ogni marito o moglie desidera: «Nei prossimi 10 anni, è perfettamente realizzabile un software per creare un robot compagno che abbia tutto ciò che la gente potrebbe desiderare in un coniuge: paziente, gentile, amorevole, fedele, rispettoso e senza lamenti. (…) [Ma] potrebbe anche esserci qualcuno che ama le frizioni di un rapporto e potrebbe decidere di sposare un robot aggressivo, alcune persone potrebbero trovare la cosa eccitante». Alla luce di ciò, come nota sarcasticamente sempre il dr. Brown, dopo l’introduzione del reato di omofobia, prepariamoci dunque al prossimo reato di robophobia nel quale incapperanno tutti coloro che oseranno insinuare la stortura e assurdità dell’unione sentimentale/sessuale uomo/macchina. Dopo tutto, il “matrimonio robot”, così come il “matrimonio gay” – sottolinea ancora lo studioso americano – rende solamente «le persone felici, e forse aiuterà anche a portare sfogo sessuale a persone che altrimenti potrebbero riversare la loro aggressività in maniera socialmente dannosa». Guai dunque a chi si azzarderà a “bullizzare” le persone innamorate dei propri robot, provocando in tali soggetti l’insorgere di robophobia interiorizzata, con il sottolineare l’assurdità di mettere su famiglia con una macchina e il ricordare l’esistenza di una natura umana con un progetto e regole ben precise. [Fonte: Dall’omofobia alla robophobia? Le ultime frontiere della Rivoluzione, Corrispondenza Romana, 11/01/2017]

La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte III)

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“Per impedire il ‘bisogno’ di crearsi una famiglia, gli individui vengono educati fin dall’infanzia ad avere rapporti sessuali liberi e scevri da ogni sentimento affettivo: la monogamia è infatti vietata e il sesso è svincolato dall’amore, le attività dilettevoli più elementari sono incessanti e la promiscuità sessuale, in particolare, è vista come un dovere sociale a tutte le età: dai “giochi sessuali” dei preadolescenti al continuo scambio di partner fra adulti (un rapporto affettivo stabile, infatti, dopo l’abolizione della famiglia, sarebbe visto addirittura come un elemento socialmente pericoloso per il sistema)”.
Aldous Huxley


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L’allusività estrema di alcune pubblicità è parte del processo graduale con cui lo spettatore viene assuefatto e reso inconsciamente dipendente.


Come abbiamo visto nelle precedenti puntate, l’assunto iniziale che ci siamo dati (secondo il qualeè in atto una planetaria operazione di ingegneria sociale volta a modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà) viene confermato da un quadro globale in cui molti fattori, apparentemente scollegati tra loro, possono assumere un nuovo e più profondo significato complessivo, se considerati in un’unica prospettiva.
Il controllo sociale, come abbiamo visto, si basa su elementi primordiali, che portano l’individuo ad una reazione prevedibile (naturalmente per chi conosce le basi neurofisiologiche del comportamento umano). Uno di questi metodi, oggi più che mai pervasivo, è quello della “distrazione sociale“: l’attenzione del pubblico dev’essere deviata da problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio oinondazione di continue distrazioni e informazioni insignificanti. Si pensi, oggi, al cavallo di Troiadelle “fake news”, strumento ideale per sottrarre ai cittadini la libertà di informarsi ed essere informati come preferiscono e da chi vogliono. Ma non si tratta solo di distrazione progettata a tavolino. Sempre più spesso abbiamo a che fare con processi di manipolazione mentale vera e propria, attraverso stimoli che fanno scattare comportamenti primari, come accade proprio con l’induzione dello spettacolo pornografico.
La pornografia è ora ed è sempre stata una forma di controllo.
Questo già lo sapevamo. Penso a quel bel testo di  E. Michael Jones, Libido Dominandi: Sexual Liberation and Political Control, di cui l’amico Luca Dombrè aveva dato una parziale traduzione:

“[…] La pornografia è ora ed è sempre stata una forma di controllo, un controllo finanziario. Essa è un modo di spingere le persone a darti denaro, cosa che, a causa della natura compulsiva della transazione, non è diversa dal traffico di stupefacenti. A differenza della prostituzione, anch’essa una transazione che trae beneficio dalla compulsione, la pornografia è intimamente legata alla tecnologia, specificamente alla riproduzione e la trasmissione di immagini. Così come la storia della pornografia è una storia di progresso (ovviamente tecnologico, non morale), allo stesso modo lo sfruttamento della compulsione è stato esplorato in forma sempre più esplicita negli ultimi duecento anni di quest’era rivoluzionaria. Ciò che iniziò come la schiavitù del peccato finì col diventare controllo finanziario, e ciò che venne accettato come una transazione finanziaria è stato plasmato in una forma di controllo politico. La rivoluzione sessuale è contemporanea alla rivoluzione politica del tipo iniziato in Francia nel 1789. Questo significa che non stiamo parlando di vizio sessuale quando utilizziamo il termine ‘rivoluzione sessuale’, quanto della razionalizzazione del vizio sessuale, seguita dalla mobilitazione dello stesso come una forma di controllo”. 

E’ una tesi ampiamente sostenibile e si collega perfettamente al quadro che stiamo cercando di esporre. Anche se io credo che ci si possa spingere ancora più a fondo: facciamo nostra la nostra tesi di E. Michael Jones ma proviamo a fare un passo avanti, fino ad affermare che
la normalizzazione della pornografia si iscrive in una più vasta area di normalizzazione sociale, volta a ricostruire l’immagine stessa di uomo, di donna, e quindi di società.
Il grimaldello della pornografia è orientato non solo all’economia dell’Impero, ma al rimpasto di unuomo nuovo, profondamente ri-modellato in modo che non sia più in grado di nuocere agli interessi dell’Impero stesso. In questo senso, mi permetto di citare nuovamente tutti i fattori che avevo preso in esame nei primi cinque capitoli del percorso analitico sulla Monade-Animale (qui i link ai cap. I-III , cap. IV cap. V )
La ricostruzione dei passaggi è difficile da fare in una sede come questa, soprattutto se si tratta di procedere in modo analitico, in quanto con la strategia della gradualità ci hanno portato ad accettare delle realtà inaccettabili, portandole appunto così gradualmente nella società da non essere nemmeno percepite. Ma se guardiamo al lungo periodo, prefigurando ciò che avverrà in un prossimo futuro proprio in base alla tendenza dell’ultimo secolo, per esempio, il quadro è chiarissimo:
la direzione emergente è quella del controllo globale. Di un controllo schiacciante e pervasivo, al quale sarà difficile opporsi.

Per questo, oggi, c’è bisogno di agire in profondità, proprio a partire dall’età evolutiva degli individui: non è quindi un caso che siamo già arrivati a questo punto drammatico, ovvero a suggerire che la pornografia potrebbe avere addirittura un ruolo “formativo” nel campo della già discussa (e discutibile) “educazione sessuale” in ambito scolastico.

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Per comprendere appieno le finalità mascherate di questa proposta, oltre che il motivo nascosto che si cela dietro la capillare diffusione della pornografia e quindi della sua normalizzazione (a tutti i livelli), occorre daccapo collocare il fenomeno in un quadro più ampio, che fa riferimento alle basi neurofisiologiche del comportamento umano.


Le attività cerebrali di chi guarda uno spettacolo pornografico sono simili a quelle dei tossicodipendenti


tossicodipendenza-ereditaria.jpgLa pornografia agisce in profondità, nel cervello, e quindi determina il comportamento umano, orientandolo sulla base di fattori stimolo-risposta che sono oggi conosciuti.
Ripartiamo da qui: ci eravamo lasciati, nella precedente puntata,  accennando alla fortissima analogia tra quello che succede nel cervello con un’iniezione di eroina e con la visione di un porno. Non si tratta di esagerazioni: si veda per esempio lo studio Brain Activation during Human Male Ejaculation pubblicato sul  la tomografia ad emissione di positronisono stati misurati i flussi ematici a livello cerebrale durante l’eiaculazione rispetto a stimolazione sessuale. Ed è stato così possibile notare un’attivazione primaria nella zona cerebrale coinvolta in un’ampia varietà di comportamenti gratificanti. Il confronto tra l’eiaculazione e l’iniezione di eroina ha portato ad evidenziare numerose analogie.
L’incredibile somiglianza fra la ‘botta’ dell’eroina e l’orgasmo era già conosciuta nel 2003 quando lo scienziato olandese Gert Holstege ha comunicato i risultati della sua ricerca: gli scanners del cervello durante l’orgasmo somigliano a quelli sotto il flash dell’eroina. Lo sanno molto bene le cavie da laboratorio, come dimostrato in modo definitivo dal famoso esperimento di James OldsPeter Milner.


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Siamo negli anni ’50 e i neurologi James Olds e Peter Milner della McGill University stanno conducendo degli esperimenti sui comportamenti dei topi. Per puro caso, riescono a scoprire l’ubicazione esatta del cosiddetto “circuito del piacere” e gli esperimenti che ne seguono mostrano un dato impressionante:
l’animale finisce per ammazzarsi, pur di provare piacere. 
Ai ratti venivano impiantati degli elettrodi direttamente nella sede del circuito del piacere e successivamente venivano posti all’interno di una scatola (nota come Skinner Box). Dentro la scatola c’era una leva che, se premuta, produceva la stimolazione diretta del centro del piacere attraverso gli elettrodi. Con grande sorpresa di Olds e Milner, i ratti arrivavano a premere la leva fino a 7.000 volte ogni ora. Non c’era niente che potesse interessare loro più della stimolazione del proprio centro della gratificazione, ignoravano cibo, acqua, femmine in calore.
Alla fine, Olds e Milner dovettero togliere i topi dalla scatola, per evitare che morissero di fame.
Presumibilmente, sul versante umano, abbiamo a che fare con un’area arcaica del cervello, sulla quale il pensiero razionale fatica ad avere controllo. Secondo la concezione elaborata dal neurologo americano Paul MacLean, nell’uomo esistono, stratificati uno sull’altro,  tre tipi di cervelli:
1)     Il cervello rettiliano o R-Complex
2)     Il cervello limbico, o Paleomammaliano o Sistema Limbico
3)     La corteccia cerebrale o Neocortex
Ognuno di questi tre cervelli, svolge funzioni specifiche, ed interessa zone anatomiche differenti.
In particolare, il Cervello Rettiliano o R-Complex, identificabile con il bulbo spinale, con parti del cervelletto, del mesencefalo, del diencefalo e dei gangli della base, dall’olfattostriato (tubercoli olfattori e nucleo accumbens) e da strutture definite come appartenenti al corpo striato (nucleo caudato, putamen, globo pallido e sostanza grigia associata) e parte dell’amigdala. Presiede le funzioni legate alla sopravvivenza biologica dell’individuo, respirazione, battito cardiaco, funzioni involontarie corporee ed è fondamentale per le forme di comportamento stabilite geneticamente, quali scegliere il luogo dove abitare, prendere possesso del territorio, impegnarsi in vari tipi di parata [comportamenti dimostrativi], cacciare, ritornare alla propria dimora,accoppiarsi, [procreare], subire l’imprinting, formare gerarchie sociali e scegliere i capi.
Anche da questa prospettiva si vede quindi che la stimolazione del piacere sessuale – che è lo scopo della pornografia – va ad interagire con la parte più arcaica del nostro cervello, di per sé incapace di opporre il pensiero logico allo stimolo che viene dall’esterno.
Si è poi scoperta l’esistenza di una connessione tra rinforzo del comportamento e dopamina in quanto si è visto che essa fa parte del sistema di “ricompensa” che da valore, o rinforza, determinati comportamenti adattivi, esplorativi e anticipatori perché porta con sé un’aspettativa o la speranza del piacere che ne seguirà.
“Questa connessione è evidenziata anche farmacologicamente; gli agonisti della dopamina, come le anfetamine, accrescono il numero delle autostimolazioni. Molte delle droghe che producono assuefazione (eroina, nicotina e cocaina) aumentano l’efficacia della dopamina e portano al suo rilascio. Così, una connessione comune tra rinforzo, motivazione per il cibo ed assuefazione per alcuni tipi di droga è che tutti questi comportamenti sono associati con l’attivazione del sistema dopaminergico mesocorticolimbico. La funzione del sistema dopaminergico è la facilitazione dell’inizio delle risposte motorie agli stimoli ambientali, oltre ad essere responsabile della regolazione dell’umore e, come visto precedentemente, della motivazione. La dopamina è rilasciata nel cervello in risposta al comportamento di valori evoluzionistici come l’ottenimento di cibo, acqua e sesso. Anche la musica ha l’effetto di incrementare la dopamina. Gli studi condotti sulle immagini mentali mentre una persona sta ascoltando musica, mostrano che ci sono degli incrementi di flusso di sangue celebrale nelle stesse aree della ricompensa del cervello che vengono attivate quando il cibo, il sesso o l’altra dipendenza dalle droghe sono coinvolte” (fonte)
Abbiamo parlato di nucleus accumbens e dopamina.
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Guardacaso, gli stessi elementi che compaiono in un’altra analisi, apparentemente scollegata da questa, che riguarda gli effetti della musica sul comportamento: Quali effetti della musica sulla personalità in età evolutiva? Ne abbiamo già discusso suCritica Scientifica, di Enzo Pennetta.

E la dopamina?
La dopamina è un neurotrasmettitore che fondamentale per diverse funzioni. Nel nostro cervello, soprattutto: svolge un ruolo decisivo nei processi che regolano il comportamento, la cognizione, la motivazione, ed è importante nell’inibizione della produzione di prolattina (coinvolta nell’allattamento materno e nella gratificazione sessuale), nella regolazione del sonno, dell’umore, dell’attenzione, della memoria di lavoro e di apprendimento. Agisce sul sistema nervoso simpatico causando l’accelerazione del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione del sangue. Insomma, con la dopamina non si scherza.
Ma, come s’è visto per i topi, quello che c’interessa è la sua relazione con i centri del piacere, attivati dal meccanismo di ricompensa che l’uomo ha in comune con gli altri animali. Sappiamo infatti che stimoli che producono motivazione e ricompensa (fisiologici quali il sesso, cibo, acqua, o artificiali come sostanze stupefacenti, o elettrici ma anche l’ascolto della musica), stimolano parallelamente il rilascio di dopamina nel nucleus accumbens. Al contrario il piacere prodotto da questi stimoli è soppresso da lesioni dei neuroni dopaminergici o dal blocco dei recettori alla dopamina in questa stessa area. Si è visto inoltre che bloccando il recettore D2, si ottiene ancora la liberazione di dopamina e la trasmissione del piacere incrementa. Su questo principio si basa lacura della depressione, che consiste nel bloccare il recettore D2 e fare liberare quanta più dopamina possibile, per risollevare il tono dell’umore in modo farmacologico. 
Relazione tra dopamina e nucleus accumbens
Il nucleus accumbens svolge un ruolo critico nel mediare gli effetti di rinforzo positivo acuto(soddisfazione) delle sostanze stupefacenti d’abuso, e negli aspetti motivazionali della sospensione, dopo assunzione in cronico, quindi nel rinforzo negativo (punizione), proprio del fenomeno astinenziale. La dopammina è inoltre coinvolta nel determinare le proprietà motivazionali delle sostanze attive a livello del sistema nervoso centrale: sostanze come leamfetamine e la cocaina, stimolando i recettori D1 e D2, aumentano il tono dopaminergico, stimolandone il rilascio sinaptico e/o bloccandone la ricaptazione neuronale.

La ricerca del Max Planck Institute for Human Development in Berlin

Non è solo di dipendenza dalla pornografia che si deve parlare. Purtroppo, verrebbe da dire. Il legame tra stimolazione sensoriale dovuta alla visione pornografica e dipendenza non esaurisce affatto il campo delle segnalazioni. Non è con l’interessamento del nucleus accumbens e della dopamina che il discorso si chiude: secondo il centro di ricerca Max Planck Institute for HumanDevelopment in Berlin, per esempio,
“guardare film porno nuoce al cervello umano, poiché riduce il volume di materia grigia e ‘addormenta‘ le potenzialità dell’attività celebrale, andando ad influire su emozioni fondamentali, quali motivazione e appagamento“.
Come riferito in un recente articolo, protagonisti dello studio sono stati 64 uomini di età compresa tra i 21 e i 45 anni, accaniti ‘fedelissimi’ di film pornografici: gli scienziati, tramite l’utilizzo di una risonanza magnetica, sono riusciti a visualizzare la reazione del cervello alla vista delle immagini hard:
“I risultati indicano che c’è un’associazione significativa tra le ore spese a guardare porno e la riduzione del volume di materia grigia nell’encefalo, con effetti negativi su quella parte del cervello che influenza la soddisfazione”, commenta lo psichiatra Norman Doidge.
Qui il link allo studio originale: Brain Structure and Functional Connectivity 

La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte IV)



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Schema del sistema di gratificazione cerebrale


Nell’ultima puntata ci eravamo lasciati ricordando un’importante ricerca del Max Planck Institutefor Human Development in Berlin, dalla quale si evince che
“guardare film porno nuoce al cervello umano, poiché riduce il volume di materia grigia e ‘addormenta‘ le potenzialità dell’attività celebrale, andando ad influire su emozioni fondamentali, quali motivazione e appagamento”.
Come riferito in un recente articolo, protagonisti dello studio sono stati 64 uomini di età compresa tra i 21 e i 45 anni, accaniti ‘fedelissimi’ di film pornografici: gli scienziati, tramite l’utilizzo di una risonanza magnetica, sono riusciti a visualizzare la reazione del cervello alla vista delle immagini hard:
“I risultati indicano che c’è un’associazione significativa tra le ore spese a guardare porno e la riduzione del volume di materia grigia nell’encefalo, con effetti negativi su quella parte del cervello che influenza la soddisfazione”, commenta lo psichiatra Norman Doidge.
Dal momento che la pornografia è apparsa su internet, l’accessibilità, l’economicità, e l’anonimato nel consumo di stimoli sessuali visivi hanno attratto milioni di utenti. Partendo dal presupposto che il consumo di materiale pornografico attiva il “meccanismo di ricompensa”, il quale procura presto assuefazione e quindi attiva a sua volta il comportamento di ricerca di novità, inducendo in questo modo alla dipendenza, gli studiosi hanno verificato nei consumatori alterazioni misurabiliin termini neurologici.

Con l’aiuto della risonanza magnetica, i ricercatori hanno registrato le attività del cervello cervello mentre il i soggetti erano sottoposti alla visualizzazione di immagini pornografiche. Così, è stato possibile riscontrare un collegamento tra il numero di ore che i soggetti hanno trascorso impegnati nella visualizzazione di materiale pornografico ed il volume complessivo di materia grigia nel cervello, con una correlazione negativa tra l’uso di pornografia e il volume dello striato, una zona del cervello deputata al sistema di ricompensa cerebrale. In sostanza, più i soggetti sono stati esposti alla pornografia, più diminuisce il volume del loro striato. “Questo – si legge nello studio –potrebbe significare che il consumo regolare di pornografia offusca il sistema di ricompensa” affermaSimone Kühn, autore principale dello studio e scienziato nel campo della ricerca psicologia dello sviluppo presso l’Istituto Max Planck per lo sviluppo umano.
Inoltre, mentre i soggetti sono stati sottoposti alla visualizzazione di immagini sessualmente stimolanti, il livello di attività del sistema di ricompensa era significativamente più basso proprio nei cervelli dei consumatori frequenti e regolari di materiale pornografico. Da qui la deduzione che i soggetti con un elevato consumo di pornografia richiedono stimoli sempre più forti per raggiungere lo stesso livello di ricompensa. Ciò è coerente con i risultati delle analisi sulla connettività funzionale dello striato ad altre aree del cervello: un elevato consumo di pornografia è associato con una diminuzione della comunicazione  tra l’area di ricompensa e la corteccia prefrontale. Ricordiamo che la corteccia prefrontale, insieme con lo striato, è coinvolta nella motivazione ed è implicata nel sistema di ricompensa cerebrale.

Ma che cos’è il sistema di ricompensa cerebrale?
Leggiamo dall’Enciclopedia Medica Treccani che il sistema di ricompensa cerebrale è “un complesso anatomo-funzionale del cervello che comprende fibre ricche di dopamina e noradrenalina le quali si originano dai nuclei profondi dell’encefalo e si distribuiscono nei centri cerebrali deputati al controllo degli equilibri fisiologici. In queste sedi vengono analizzate le esigenze dell’organismo correlate al comportamento emozionale che le sottende; quindi il sistema di ricompensa cerebrale determina il comportamento individuale con la finalità di ottenere risultati vantaggiosi per il soddisfacimento dei bisogni, rinforzato da elementi di piacere e con ricca connotazione emotiva. Il sistema di ricompensa cerebrale è inoltre strettamente correlato alla sede corticale superiore dove sono elaborati i processi psichiciIn questo modo il piacere associato alla ricompensa cerebrale assume il valore di componente cognitiva che deriva dall’incontro dell’esperienza acquisita individualmente e gli elementi sociali e culturali del contesto ambientale”.
Non deve quindi stupire se la dipendenza dal sesso, soprattutto quando alimentata dalla pornografia su internet, è stata paragonata alla dipendenza dal crack
Oppure, sono state individuate analogie con il gioco d’azzardo, il tabacco e l’alcool. Almeno a livello di attività cerebrale. Come riporta un articolo tratto dalla rivista di divulgazione scientifica “Galileo“, i risultati di una ricerca della Cambridge University, finanziata da Wellcome Trust epubblicata su Plos One sembrano pienamente confermare questi paragoni. 
“Secondo gli scienziati, infatti, la fruizione di materiale a luci rosse innescherebbe nel cervello reazioni simili a quelle che avvengono in chi abusa di sostanze stupefacenti. Le stime recenti dicono che una persona su venticinque è affetta da comportamenti sessuali compulsivi(sentimenti, fantasie o voglie ricorrenti). Nello studio gli psichiatri inglesi hanno osservato le reazioni di 19 pazienti affetti da comportamento sessuale compulsivo e altrettanti volontari sani durante la visione di materiale pornografico. Per monitorare le reazioni cerebrali si sono serviti di risonanza magnetica funzionale (fMri) che misura l’attività cerebrale esaminando il livello di ossigeno sanguigno nelle diverse aree del cervello. Attraverso il test i ricercatori hanno scoperto che le zone evidenziate sono lo striato ventrale, la corteccia cingolata anteriore dorsale e l’amigdala, le stesse a essere particolarmente attive nei tossicodipendenti perché coinvolte nel circuito del piacere. “I pazienti mostravano, sotto molti aspetti, analogie con i comportamenti dei tossicodipendenti”, spiega Valerie Voon, della Cambridge University, “perciò volevamo vedere se queste somiglianze avessero un riflesso anche a livello dell’attività cerebrale”. I ricercatori hanno poi effettuato un secondo test mostrando ai soggetti altri video porno, chiedendo di dire quanto questi stimolassero il loro desiderio sessuale e quanto gli fossero piaciuti. Come ci si aspettava, i risultati hanno mostrato un grosso interesse dal punto di vista sessuale da parte dei pazienti, che però non era sempre seguito da una “buona valutazione del filmato”. Anche per questo test è stata utilizzata la fMri e il risultato ha mostrato una notevole interazione (cross-talk) tra le zone del cervello evidenziate in precedenza. Lo studio ha permesso agli psichiatri di trovare anche una correlazione tra attività cerebrale ed età. Sembra infatti che nei più giovani l’attività dello striato ventrale in risposta alla visione di materiale a luci rosse sia maggiore perché la regione di controllo frontale del cervello (una sorta di “freno” cerebrale), non è ancora del tutto sviluppata. “I comportamenti compulsivi, dal mangiare troppo al gioco d’azzardo, passando per l’eccessiva visione di porno, sono estremamente diffusi nella società moderna”, osserva John Williams, di Wellcome Trust. “Questo studio ci permette di fare un passo avanti sulla strada per capire cosa ci spinge a ripetere comportamenti dannosi per noi stessi. Di qualsiasi dipendenza si tratti, capire come e dove intervenire per interrompere questi circoli viziosi è un obiettivo fondamentale della ricerca scientifica”. “Nonostante le nostre scoperte siano interessanti, non sono sufficienti a diagnosticare una condizione patologica. Né ci permettono di dire, con certezza, che il porno crei dipendenza”, ammonisce però Voon, rasserenando così gli habitué dei siti a luci rosse. “È necessario compiere ulteriori ricerche per capire meglio la relazione tra comportamenti sessuali compulsivi e tossicodipendenza”.
[Riferimenti: PLoS One doi: 10.1371/journal.pone.0102419]


Quali conclusioni?
Semplificando al massimo, il meccanismo del controllo sociale (siamo a livello di ingegneria sociale, pianificata a tavolino), si basa sul meccanismo fisiologico del cervello, e funziona grossomodo così: immagini erotiche per la mente → inducono la liberazione di molecole psicotrope che → stimolano i centri cerebrali del piacere che producono → un comportamento ossessivo-compulsivo (dipendenza ) finalizzato al rivivere le sensazioni di piacere → con conseguenti cambiamenti neuroplastici della struttura del cervello dovuti al continuo bombardamento chimico.
Per comprendere la finalità di questo tanto subdolo quanto violento sistema di manipolazione mentale – e quindi sociale – basta porsi qualche domanda:
1) il consumo di materiale pornografico è aumentato o diminuito negli anni?
2) riguarda un minor o maggior numero di persone?
3) l’età media dei consumatori si alza o si abbassa?
4) i costi e quindi l’accessibilità di materiale pornografico hanno una correlazione con le risposte alle prime tre domande?
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La pornografia come strumento di controllo: anche la cosiddetta “arte moderna” serve all’addomesticamento

Nelle precedenti puntate abbiamo visto, sia pure in modo sommario, quali sono i meccanismi neuro fisiologici che la pornografia fa scattare e come può dunque essere utilizzata per indurre il soggetto alla dipendenza. E’ mia convinzione che sia anche questa una delle tante tecniche che l’Impero adopera per arrivare ad un profondo controllo mentale e quindi sociale, beninteso: sempre nella maschera del suo contrario. La pornografia promette infatti il contrario di quello che dà: libertà di espressione e di godimento, mentre invece lega, riducendo in un  pietoso stato di dipendenza, rendendo via via necessari stimoli sempre maggiori, fino ad indurre difficoltà di eccitazione nei maschi e come se non bastasse riducendo al capacità critica del soggetto.
Ce ne sarebbe abbastanza per una campagna planetaria contro la diffusione della pornografia, soprattutto per i più giovani in età evolutiva: ma al contrario – a prova ulteriore della sensatezza della tesi che ho qui esposto – la pornografia viene incoraggiata e diffusa ovunque. Prossimamente, com’è facile immaginare, verrà anche introdotta nella scuola. Sempre sotto la maschera del suo contrario, ovvero dell’educazione sessuale.
Richieste pubbliche già avanzate, in questo senso, purtroppo non mancano. Come non vedere anche qui un passo in avanti della finestra di Overton?

I tasselli per ricomporre un quadro unitario, purtroppo non mancano.
Vediamone qualcuno.

aaaaaaaaaaaaaaaa.JPGCominciamo con lo stupro razziale in Svezia (da parte di neri contro una bianca). Brevemente: una donna svedese è stata brutalmente violentata da una banda di neri (in diretta Facebook, per intenderci) ma quando la polizia è stata informata non ha mostrato interesse per il caso (fonte) 
Il messaggio è chiaro: se non si interviene più, in casi come questi, col massimo rigore, i casi sono due: o esistono privilegiati intoccabili oppure una violenza di questo tipo non merita più la massima attenzione. Ah, no dimenticavo: oppure entrambel le cose.
Un altro esempio di addomesticamento (non sta a me stabilire se volontario o meno)?
Una rete italiana, LA7, che (a ora di cena) manda in onda un video-reportage fin troppo esplicito, dove la prostituzione viene inserita ed assimilata alla crisi economica (quasi come se fosse un’attività imprenditoriale come un’altra). Non sembra uno spot? (fonte video)
Il punto è questo:
esattamente come avviene per la pornografia, ci si può abituare a tutto.
Come Overton insegna, tutto può essere portato all’accettazione sociale. 
 Un esempio?
Apriamo allora una piccola parentesi. Avete lo stomaco forte? Allora sentite qui. Un capitolo assolutamente degno di riflessione, in stretto collegamento a quanto esposto fin qui, è quello della cosiddetta “arte moderna“. Volete degli esempi, tra i tantissimi che si possono trovare?
Ve ne posto solo un paio.

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Come evitare un collegamento tra queste “rappresentazioni artistiche” e la normalizzazione del sesso anale, di cui qualcuno addirittura proclama i benefici?
… oppure, per gradire: 

I bambini impiccati di Maurizio Cattelan

I confini tra Arte, provocazione, linguaggio e comunicazione si assottigliano sempre di più” (cit.). Quella qui sotto, non è evidentemente una rappresentazione pornografica strictu sensu, ma è ben di peggio:
a che cosa ci abitua, sotto la maschera della provocazione?

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(questo è talmente indigesto che perfino il sottoscritto fatica a commentarlo…)

Le modelle penetrate dai pesci di Daikichi Amano

“Daikichi Amano è un fotografo nato in Giappone nel 1973; dopo gli studi in America, torna in patria e si dedica inizialmente alla moda. Stancatosi delle foto patinate commissionategli dalle riviste, decide di concentrarsi su progetti propri e comincia fin da subito a scandagliare il lato meno solare della cultura nipponica: il sesso e il feticismo”.

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[…]
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Mai volgare, anche quando si spinge fino nei territori tabù della rappresentazione esplicita dei genitali femminili, Amano è un autore sensibile alle atmosfere e fedele alla sua visione: non è un caso che, così pare, alla fine di ogni sessione fotografica egli decida di mangiare – assieme alle modelle e alla troupe – tutti gli animali già morti utilizzati per lo scatto, siano essi polpi o insetti o lucertole, secondo una sorta di rituale di ringraziamento per aver prestato la loro “anima” alla creazione della fotografia. Il mito è il vero fulcro dell’arte di Amano”.

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È ovviamente impossibile definire oggettivamente il concetto di arte, ma di sicuro la pornografia non contempla affatto il simbolico e la stratificazione mitologica (quando si apre a questi aspetti, diviene erotismo), e quindi ci sentiremmo di escludere le fotografie di Amano dall’ambito della pura sexploitation. Andrebbe considerata anche la barriera culturale fra Occidente e Giappone, che pare insuperabile per molti critici,  soprattutto nei riguardi di determinati risvolti della sessualità. Ma nelle fotografie di Amano è contenuta tutta l’epica del Sol Levante, l’ideale della compenetrazione con la natura, il concetto di identità in mutamento, l’amore per il grottesco e per il perturbante, la continua seduzione che la morte esercita sulla vita e viceversa”. (Il grassetto è mio, ndr.) Fonte 
Il commento, nella prossima puntata. 
Per ora, il lettore più avveduto tenga presente che qui la firma è chiara ed esplicita – e nient’affatto mascherata da rappresentazione artistica.
E’ – esattamente – quello che si vede:

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(… servono commenti?)
Rimando qui – per ora – ad un illuminante video, che è insieme denuncia ragionata e rassegna degliorrori a cui ci stanno, lo ripeto, a-b-i-t-u-a-n-d-o …


La pornografia come strumento di controllo, individuale e sociale: chi detiene il mercato del porno? (VI parte)


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Nelle scorse puntate abbiamo delineato qualche motivo di riflessione sul rapporto tra pornografia e controllo sociale, fino all’analisi di alcuni meccanismi neurofisiologici che determinano instupidimento, dipendenza e addirittura problemi di stimolazione sessuale (e quindi erezione nei maschi).
Ora veniamo ad occuparci dell’altro aspetto: dai controllati, passiamo ai controllori.
Chi detiene il mercato del porno?
Prima di tutto, un dato scontato: si tratta di un mercato di proporzioni inimmaginabili.
E’ stato calcolato, come ricorda anche Giuliano Guzzo, che ogni secondo su internet vengono spesi oltre 3.000 dollari per acquistare contenuti porno. (Fonte)
I siti per adulti non conoscono mai crisi. Di nessun tipo. Praticamente in ogni nazione del mondo gli internauti utilizzano la rete per trovare materiale pornografico: il web, senza dubbio, è oggi la fonte principale del consumo pornografico.
L’industria pornografica, infatti, è oggi
“ […] tra le maggiori industrie del web, capace di attirare utenti (e generare traffico) e produrre introiti come poche tra quelle attive online. Secondo le ultime stime è responsabile del 4,4% del traffico mondiale generato da computer desktop e dà vita a un mercato dal valore di svariati miliardi di dollari. Stando ad alcuni esperti del mondo digitale, il porno online sarebbe la vera locomotiva che guida l’innovazione e l’evoluzione del world wide web, capace di cambiare forma e modalità di comunicazione a seconda delle necessità dei siti per adulti. Un assunto forse un po’ troppo forte, ma non del tutto inesatta a vedere le cifre che siti come YouPornPornHub e Xhamster sono capaci di mettere insieme. […] Una ricerca condotta nel marzo 2015 dal portale SimilarWeb su commissione del sito di informazione hi-tech “The next web” mette in evidenza come il porno online sia capace di generare volumi di traffico superiori ad ogni aspettativa. I siti per adulti, come detto, sono responsabili del 4,41% del traffico generato da computer desktop e laptop: un risultato che vale al settore pornografico digitale un posto d’onore all’interno del G7 del web (un club ideale che racchiude i sette settori capaci di generare il maggior quantitativo di traffico online). Se al primo posto troviamo “Internet e telecomunicazioni” seguito da “Arti e intrattenimento” e “Informazioni”, il 4,41% permette al porno online di conquistare la settima piazza, prima di settori dotati teoricamente di maggior appeal come il gaming online, finanza, viaggi e scommesse”. (Fonte)

Un dato particolarmente rilevante, che si ricollega direttamente al problema dell’induzione alla dipendenza di cui abbiamo dato cenno nelle puntate precedenti, riguarda l’attivazione e l’incanalamento automatico dell’ignaro visitatore della rete in siti che espongono materiale pornografico. Banalmente, chiunque di noi si sarà accorto che immagini più o meno hard vengonogià oggi collegate alla pubblicità più invasiva: quella che dobbiamo sorbirci per accedere alla nostra posta elettronica, quella che fiancheggia le notizie on line dei quotidiani in rete, quella che campeggia in ogni portale, compresi i più blasonati.
Non c’è da stupirsi. Quella del porno, infatti, è la quarta categoria per traffico generato grazie agli annunci pubblicitariIl 3% di tutti gli internauti che cliccano su banner pubblicitari finisce con il visitare siti per adulti, mentre circa il 30% viene indirizzato verso siti di scommesse online o gioco d’azzardo.

Sesso e scommesse. Come sarà facile notare, neanche farlo apposta, altre fonti che inducono ad una massiccia dipendenza.

Un dato che combacia con quanto abbiamo già rilevato nelle precedenti riflessioni: non a caso l’età media in cui si diventa consumatori di materiale pornografico si sta abbassando notevolmente.
E c’è da scommettere che questa tendenza verrà confermata nei prossimi anni:

“Per  quanto riguarda l’uso del porno tra i minorenni, da alcune statistiche relative al Canada, si può notare che nella fascia di età  fra i 13 e i 14 anni, il 90% dei maschi  ha visitato almeno una volta un sito porno, contro il 70% delle ragazze. Quelli invece che vi accedono con regolarità sono il 30% dei ragazzi e l’8% delle ragazze”. (Fonte)

E non c’è quindi da stupirsi se il processo di normalizzazione (indotta) assume sempre più i connotati del tragicomico: il porno viene già oggi considerato, quasi sempre, del tutto “normale”: un’ennesima variante naturale con cui chiunque, anche in solitudine (e sta qui l’elemento paradossale e tragicomico insieme) può comunque trovare una sua soddisfazione sessuale.
Il tutto, naturalmente, nonostante da più parti studi medici, psichiatrici e sociali abbiano messo in evidenza la correlazione tra pornografia, danni fisiologici e mentali dei soggetti coinvolti:
“Esiste una certa tendenza a considerare la pornografia per adulti come un diversivo innocuo, senza considerarne appieno la pericolosità, ma esistono molti studi che  hanno analizzato il problema: per restare in ambito italiano il prof. Carlo Foresta che con il progetto Androlife ha analizzato un campione di 20.000 giovani fra i 18 ed i 27 anni. L’indagine ha riscontrato che il 60% dei giovani usa internet anche per vedere siti porno, dei quali il 46% lo fa almeno una volta a settimana, con una permanenza media di 16 minuti a sessione. Nel 7% dei casi analizzati il sesso on line diventa una dipendenza, quando cioè “il collegarsi si trasforma in automatismo al quale sembra impossibile sottrarsi” (intervista rilasciata su Glamour, febbraio 2013). A ciò si aggiunge la tendenza a confondere il reale con il virtuale fino ad arrivare a trasformare la propria ragazza in una professionista del porno e restarne delusi in caso contrario”. (Fonte)
Ma quali sono i paesi al mondo in cui si consuma maggiormente materiale pornografico on line?
Qui abbiamo delle sorprese:
“La graduatoria dei Paesi con maggior numero di accessi a siti porno è aperta e chiusa da nazioni a maggioranza islamica. Mentre ai primi due posti (con percentuali vicine al 10%) troviamo Iraq ed Egitto, le ultime cinque posizioni sono occupate da Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Arabia Saudita, Qatar e Indonesia. Per il resto, poche sorprese: nella top 15 troviamo quasi esclusivamente Paesi europei (…), con l’Italia quattordicesima (e una percentuale del 5% circa)”. (Fonte)
 E chi, infine, tene in vita l’industria a luci rosse?
A questa domanda sembra dare una prima risposta un pezzo di Michele Giordano (Fonte):
“La rete (fonte Google) ci offre ben 260 milioni di siti porno visitati quotidianamente da più di 300 milioni di utenti (75% uomini, 25% donne che sono in costante aumento negli ultimi tre anni). […] I ricchi proprietari di XVideos (43° sito più visto al mondo), con sede a Praga, la Los Angeles europea dell’hard, compra scene inedite (con una scelta di generi e sottogeneri nell’ordine delle centinaia) e le piazza sul proprio sito. […] Tanto per rendersi conto dei guadagni, i paperoni di XVideos, nel febbraio scorso (l’articolo è del 2015, ndr), hanno pagato 9,8 milioni di euro per acquistare il dominio Porn.com, la cifra più alta mai investita nella storia del porno. XVideos (4,4 miliardi di pagine viste ogni mese, dieci volte di più del New York Times) che trasferisce ogni mese 29 petabyte di dati (un petabyte equivale a 1000 terabyte e un terabyte a 1000 gigabyte) e gli altri siti dominanti come YouPorn, che genera 2,1 miliardi di pagine viste al mese ed è dotato di un archivio dati per oltre 100 terabyte, divengono inoltre elementi trainanti per le multinazionali della tecnologia audiovisiva: Sony e Toshiba, ad esempio, al recente CES (International Consumer Electronics Show) di Las Vegas, hanno atteso i risultati della fiera dell’hard (che si teneva a pochi chilometri di distanza) prima di decidere se puntare su questa o quella scelta tecnologica”.
Non è ovviamente finita qui.
L’idea di un controllo globale, di una dipendenza indotta da quello che abbiamo chiamato genericamente “Impero” è fin qui confermata in modo direi puntuale e costante.
Ma forse è possibile aggiungere ancora qualche tassello.
L’industria pornografica, infatti, sembra avere pochissimi padroni.
Secondo alcune fonti, addirittura uno solo:
“Brazzers, youporn, pornhub, tube8 e molti altri hanno un unico padrone. Ogni volta che accedete a questi portali del sesso infatti, fate felice un’unica grande company: la mindgeekVi siete mai chiesti perchè avete la possibilità di far comparire sul vostro schermo una quantità infinita di tette e di culi senza tirare fuori un centesimo? Questa è la domanda che si feceFabian Thylmann qualche anno fa: nato come programmatore informatico, Thylmann estrasse dal cilindro la Too Much Media, un software che immagazzinava dati sul traffico internet dei vari websites, strumento molto utile a chi deve vendere spazi pubblicitari agli inserzionisti. Dalla cessione di questa invenzione, Thylmann ottenne liquidità per acquistare alcuni siti pornografici: primo in ordine cronologico PrivatAmateure, riadattato dal programmatore informatico ai principi di youtube e quindi totalmente gratuito per gli utenti”. (Fonte)
Anche su questo versante, come vedremo nella prossima puntata, le sorpese non mancano.
+La pornografia come strumento di controllo (VII parte)
Profetiche e realistiche, come sempre, le parole con cui la Chiesa parla dell’uomo.
Leggiamo in un documento – del 1989! – del PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI, intitolato “PORNOGRAFIA E VIOLENZA NEI MEZZI DI COMUNICAZIONE”:
In anni recenti c’è stato nel mondo un radicale mutamento nella percezione dei valori morali, che ha comportato profondi cambiamenti nel modo di pensare e di agire delle persone. In questo processo, i mezzi di comunicazione hanno giocato e continuano a giocare negli individui e nella società un ruolo importante, poiché introducono e riflettono nuovi atteggiamenti e stili di vita” (la sottolineatura è mia, ndr. Fonte)

I mezzi di comunicazione. L’induzione di “nuovi atteggiamenti e stili di vita“…
Ci vedevano lungo, questi vecchi preti.
No?
Noi ripartiamo da qui:
In media, un bambino in Europa inizia ad usare internet all’età i 7 anni. Uno studio britannico dimostra come i minori tra i 5 e i 16 anni spendano circa 6 ore e mezzo al giorno davanti ad uno schermo e questo è dovuto a una grande accessibilità agli smartphone, laptop, tablet… E la pornografia rappresenta un mondo pericoloso che ha conseguenze sugli adulti ma a maggior ragione sui bambini.
D. – Come si fa a proteggere un minore, visto che via etere l’accesso è vietato ai 18 anni, ma su internet basta digitare una parola?
R. – L’ideale sarebbe bloccare i siti. Il problema grande che vediamo è che c’è una forte pressione sia della lobby dell’industria pornografica – i cui guadagni sono veramente enormi a livello di decine di miliardi di euro – ma c’è anche una volontà da parte di alcuni settori dell’audiovisivo a non voler essere regolamentati in alcun modo”.
“L’ideale sarebbe bloccare i siti”.
Come no.
Come se fosse possibile.
Lo stralcio dell’intervista di Radio Vaticana a Nicola Speranza, responsabile relazioni internazionali della Fafce, lascia solo immaginare la gravità della situazione. Perché nei tempi della “post verità” del “Je suis Charlie Hebdo” e altre sciocchezze del genere, tutto può essere concesso ed annoverato tra i diritti di parola e di espressione.
Ma con l’Impero non si scherza: bloccare i siti sarà complicato, ci vogliono genitori attenti ed esperti, poi ci sarà sempre il modo di aggirare i limiti, e così via.

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E quindi?
E quindi, daccapo, occorre un po’ di logica. O forse di ragionevolezza, posto che in giro se ne trovi ancora un po’. Parafrasando un bel passo del Trattato sulla natura umana di David Hume (siamo nell’Introduzione, anno 1739, per intenderci): inutile assediare i castelli alla frontiera (che per Hume significa tentare di risolvere problemi marginali). Ovvero: bisogna evitare di confondere i problemi insolubili con quelli che invece possono essere risolti o portare addirittura ad una soluzione definitiva: è necessario “puntare alla capitale“.
Il che, tradotto nei nostri termini, significa: parlare dell’Impero, capire come si muove, dove ci porta, intuire per esempio qual è lo scopo delle questioni che pone sul tavolo della discussione politica. E reagire, mirando al cuore.
Qual è il cuore dell’impero? Per me è la volontà-di-potenza, ed il nichilismo estremo ad essa correlato, ma se volete un oggetto meno filosofico e più concreto, rispondo così: il denaro. L’impero mira ad estendere i consumi per massificare il profitto, e per questo ha bisogno di mercificare anche l’umano. Non basta che l’uomo sia ridotto a mero consumatore: occorre che diventi egli stesso una merce da consumare.  (Apro e chiudo una parentesi: ci sarebbe quindi da discutere, seriamente, l’idea di Serge Latouche – mi riferisco alla decrescita -, o di quello che io chiamo “ritorno ai Monasteri“, e di tante altre piccoli Rivoluzioni, che messe insieme da spiriti liberi potranno dare filo da torcere alla voracità dell’Impero).

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Ora, tornando a noi, abbiamo già visto nelle puntate precedenti che il mercato mondiale della pornografia è un colosso che arriva ovunque e domina gran parte del mondo virtuale. Sia direttamente che indirettamente. Abbiamo anche ricordato quali sono i meccanismi fisiologici vengono sfruttati per rendere possibile un controllo mentale, globale, che arriva fino alla dipendenza psichica vera e propria: la continua ed eccessiva stimolazione artificiale della nostra dopamina tramite la pornografia, complice su tutto quella gratuita su internet che offre illimitatamente contenuti sempre nuovi, finisce letteralmente con l’abituare il nostro cervello a trovare motivazione e desiderio solo di fronte al rilascio di un certo livello di dopamina, al di sotto del quale tutto sembra di scarso interesse. Ecco perché di fronte a questa alterazione, il contatto con la persona amata, abituale e privo di continue novità, può rilasciare stimoli neuro-chimici nettamente inferiori, con il risultato di farcelo apparire come se fosse un piatto freddo. La pornografia non solo crea dipendenza, ma rende impossibile una relazione basata sull’amore: l’altro, viene sempre identificato come un oggetto di consumo.
Ma d’altra parte la pornografia consuma il nostro cervello: lo abbiamo visto nelle precedenti puntate in relazione ai fondamenti neuro fisiologici che rendono possibile il controllo.
Siamo al dunque: chi ci guadagna?

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Una scena tratta dal film Eyes Wide Shut, diretto da Stanley Kubrick (1999)
Partiamo da un dato generale:
“Il sistema produttivo e distributivo di Hollywood è oggi saldamente in mano a un limitato numero di megagruppi mediatici che esercitano un controllo incontrastato sul mercato mondiale. Gli studios attualmente sono sei: Columbia, controllato dal gruppo mediatico giapponese Sony Pictures Entertainment; 20th Century Fox, di proprietà di NewsCorp; Universal, controllata da General Electric; Warner Bros., sussidiaria del gruppo Time Warner; Paramount, controllata da Viacom; e Walt Disney, l’unica a costituire un gruppo a sé. Le loro attività, strettamente interconnesse con quelle dei grandi conglomerati mediatici che li controllano o con i quali hanno stabilito sinergie, coprono anche settori come quello della distribuzione, della produzione TV e dell’home video. Secondo dati citati da EPSTEIN il tasso di rendimento medio dell’industria cinematografica hollywoodiana è del 15-18%, ma nel caso di film di grande successo (come per esempio “Titanic”) può arrivare al 23-28%. Una testimonianza della salute economica di cui ha goduto Hollywood negli ultimi decenni è il dato riportato da FINNEY secondo cui dal 1985 il tasso medio annuo di crescita di Hollywood è stato del 7,5%- 9%, il triplo di quello dell’economia Usa nel suo complesso”. (Fonte)

Perché è bene citare Hollywood, quando si parla di pornografia?
La risposta è perfino ovvia: per capire come funziona la morsa dell’Impero, occorre una visione di sistema, che metta in relazione apparati che a priva vista non sembrano in diretto collegamento.
Può servire a questo proposito ricordare quanto scriveva Corrado Gnerre in Il pansessualismo e la pornografia, in Il Giudizio Cattolico, 17/06/2014 (riportato anche dal sito BastaBugie n. 357)

“Ai nostri tempi è in atto un attacco di tipo sessualista. Un attacco che possiamo anche definire di riduzione pansessualista dell’esistenza umana.
La distruzione dell’uomo ha implicato e implica anche l’applicazione totale e di massa della cosiddetta “rivoluzione sessuale”. Infatti nel e per l’abbassamento dell’uomo a bestia può essere funzionale non solo il riduzionismo biologico ma anche la riduzione dell’esistere dell’uomo a pulsione orgonica”.

Da una parte – ci spiega Corrado Gnerre – il rapporto Kinsey abolisce le categorie normalità-anormalità, dall’altra Playboy, Penthhouse e l’industria del porno lo rendono un fenomeno di massa con il risultato di una diffusione inimmaginabile della violenza e delle perversioni sessuali.
Non a caso, proseguendo per questa linea,
“Fin dagli anni ’60 Hollywood è rimasta relativamente fedele al codice deontologico che aveva presieduto alla sua fondazione nel 1930, il famoso Codice Hays, secondo cui “non verrà prodotta nessuna scena che abbassi lo standard morale dello spettatore.” Nel 1947, il regista Frank Capra (1897-1991) dichiarò: “Il cinema deve essere un’espressione positiva in cui soffia la speranza, la giustizia, l’amore e il perdono. E’ un dovere dei produttori e dei registi esaltare le qualità umane e il trionfo dell’individuo nelle avversità.” Ma poi seguì un radicale cambiamento. Nel 1972, il film Arancia Meccanica, del regista Stanley Kubrick (1928-1999), venne ritirato dalle sale cinematografiche a causa di un’ondata di violenza per l’emulazione che suscitava in alcuni. Poi, a poco a poco, sono cadute tutte le barriere della censura: l’adulterio, l’immoralità e la violenza sono sempre più presenti nei film.  
Negli anni Settanta, negli Stati Uniti, un rapporto della Commission on Photography and Obscenity (“Commissione sulla Pornografia e sull’Oscenità”) aveva concluso non solo che la pornografia non sarebbe pericolosa, ma che avrebbe anche un ruolo positivo, come sfogo alle fantasticherie dell’aggressività sessuale. “Essa può decolpevolizzare la sessualità – diceva il Rapporto – e svolgere un ruolo educativo.” 
Bisogna notare che negli anni ’70 la pornografia si limitava al cosiddetto softcore, che rappresentava soprattutto dei nudi di donna, e non dei veri e propri atti sessuali. Sul mercato l’hardcore era ancora difficilmente reperibile. Tuttavia, grazie a questo compiacente Rapporto, a partire dagli anni ’70 negli Stati Uniti ci fu una vera esplosione dell’oscenità. Alcune cifre per capire: nel 1983 si contavano già un’ottantina di riviste del genere di Playboy o di Penthhouse; i punti di vendita per le pubblicazioni oscene erano circa 18.000; i teatri per adulti erano all’incirca 800 e dodici erano le catene televisive pornografiche. Quale fu l’esito, negli Stati Uniti, di questa massificazione della pornografia? Il primo risultato fu una rapidissimo aumento delle perversioni sessuali.
LA PORNOGRAFIA È UNA VERA E PROPRIA DROGA
Il pansessualismo si serve della pornografia perché questa è una vera e propria droga. Lo dimostrano numerosi studi. Il dottor René Salinger, neuropsichiatra, così ha spiegato l’influenza della pornografia: “Su alcune personalità fragili, la violenza e la pornografia possono servire da modelli di comportamento (…), poiché il potere dell’immagine viene a sostituirsi al pensiero (…). In tutto ciò che è strettamente visivo, non si devono immaginare le cose: esse scivolano in noi per funzionare come modello.”
Il pansessualismo si serve della pornografia perché questa destabilizza il rapporto naturale dell’uomo con la sua sessualità. Quest’ultima finisce per diventare fine a se stessa, come la droga. La pornografia fagocita lentamente il consumatore nella spirale della dipendenza. La pornografia crea nuovi bisogni, nuove curiosità e ciò facendo incita i suoi adepti ad abbandonare una sessualità normale.
LA PORNOGRAFIA FACILITA LA CRIMINALITÀ SESSUALE E LE PIÙ FEROCI DEPRAVAZIONI
Il pansessualismo si serve della pornografia perché questa facilita lo sviluppo della criminalità sessuale e delle più feroci depravazioni. Ted Bundy (1946-1989) fu giustiziato sulla sedia elettrica a Starks, in Florida, il 24 gennaio 1989. Stuprò e assassinò ben 28 giovani donne. Prima di morire volle rilasciare questa dichiarazione in un’intervista filmata: “Ciò è avvenuto a tappe, gradatamente. Dapprima sono divenuto un ardente appassionato della pornografia e l’ho considerata come un tipo di inclinazione; volevo vedere materiale di tipo sempre più violento, più esplicito e più descrittivo. Come per la droga, si conserva un’eccitazione insaziabile finché si raggiunge un punto in cui si supera l’ostacolo quando si chiede se il fatto di passare all’atto in quel momento vi darà qualcosa di più che leggere a guardarlo solamente compiere. (…). Tutti i criminali sessuali che ho incontrato in prigione erano stati profondamente influenzati e condizionati dall’assuefazione alla pornografia”.

E’ interessante rilevare, a questo proposito, ricordare quanto Jonathan Nossiter scrive su Le Monde: “La violenza nei video dello Stato islamico nasce a Hollywood“. Un articolo brillante, che invito a leggere per intero, ma del quale non possiamo perderci questo passaggio:
“La legittimazione della violenza
Per l’Is lo scopo della produzione dei video di propaganda non è la ripresa dell’atto criminale. L’obiettivo reale dell’operazione è la regia del video che poi viene visto da milioni di persone su Youtube e altrove. Questa regia mira a suscitare nello spettatore sia il godimento della violenza, sia l’orrore. Le due cose sono mescolate. Con questa estetica oltranzista puntano esattamente allo stesso pubblico di Tarantino e dei suoi confratelli del cinema e dei videogiochi: adolescenti, post-adolescenti e post-post-adolescenti che saranno ispirati – e aspirati – dalla legittimazione videoludica della violenza. È la maniera migliore per reclutare i giovani, ma anche la maniera migliore per rivoltare la società dello spettacolo contro se stessa, per rigirarla in maniera così grottesca che il pubblico di questi video finisce per abituarsi all’orrore”.

Non si nota l’analogia?
Ma andiamo avanti.
“Lo sanno tutti che Hollywod è una mafia ebraica, che è posseduta, controllata e guidata dagli ebrei che fanno quel che pare a loro. Non sopporto che questa gente, che dice di aver conosciuto le persecuzioni razziali, non mostri, come dovrebbe, molta più sensibilità al razzismo che invece dispensa con tanta facilità contro gli altri. Guarda che i film che sono prodotti a Holywood hanno preso in giro e messo in cattiva luce tutte le razze, hanno sfottuto i greaseballs, gli italiani, i chinks, i cinesi, i musi gialli giapponesi e i musi rossi indiani, gli spics portoricani e i chicanos messicani, ma quando sarebbe toccato a loro, ai kikes, all’ebreo allora no, eh no, le truppe facevano quadrato, guai a toccare gli ebrei”.
(Marlon Brando su “La Stampa” del 7 aprile 1996).
Attenzione ora al prossimo passo: qual è il legame tra sfere dell’alta finanza ebraica, Hollywood e mercato pornografico? 
Sappiamo che gli imprenditori dell’industria porno sono ricchissimi, ma chi sono?
 Secondo un sito d’informazione indipendente,
“Il mercato del sesso – come il traffico di schiavi e l’usura – è da sempre una specialità ebraica. Lo storico ebreo Nathan Abrams, forse l’autorità più rinomata al mondo sul ruolo ebraico nella diffusione della pornografia, ha vuotato il sacco nella sua controverso articolo «Triple-Exthnics» (cfr. N. Abrams, «Triple-exthnics: Nathan Abrams on Jews in the American porn industry», in Jewish Quarterly, nº 196, Inverno 2004. Vedi pagina web). Nel 2004, il prestigioso trimestrale ebraico Jewish Quarterly ha pubblicato un articolo mostrando in maniera dettagliata come la multi-miliardaria industria mondiale del porno sia dominata da ebrei.
“Non solo il Dr. Abrams ammette che gli israeliti sono i pornografi più riuscito al mondo, ma celebra questo fatto. Gli ebrei, afferma Abrams, covano rancore contro il cristianesimo, «un odio atavico verso l’autorità cristiana» radicato dopo secoli di umiliazioni, e la pornografia è uno dei modi in cui essi si vendicano sui loro persecutori cristiani, gli odiosi oppressori che li espulsero da centonove Paesi fin dall’anno 250 d.C., sempre senza una giustificazione (nota). Quindi, ora è tempo di rivalsa. Nota candidamente il Dr. Abrams:
«Il coinvolgimento ebraico nella pornografia negli Stati Uniti ha una lunga storia. Sebbene gli ebrei costituiscano solamente il 2% della popolazione americana, essi sono stati prominenti nella pornografia. Secondo un insider anonimo dell’industria a luci rosse, citato da E. Michael Jones nella rivista “Culture Wars” (maggio 2003), “i più importanti pornostar maschi degli anni Ottanta avevano ricevuto un’educazione israelita e laica, mentre e le donne provenivano da scuole cattoliche”. Di conseguenza, lo scenario standard della pornografia divenne una fantasia ebraica di fare “schtupping” con una “shiksa” cattolica (nel dialetto ebraico yiddish, «schtupping a shiksa» significa «fare sesso con una donna non ebrea», ndr.). Il coinvolgimento ebraico nell’industria porno può essere considerato come un proverbiale gesto del dito medio a tutto l’establishment WASP americano […]. Esso è il risultato di un odio atavico verso l’autorità cristiana: gli ebrei stanno tentando di indebolire la cultura dominante in America mediante la sovversione morale»” (fonte).


L’Impero, lo diciamo fin dall’inizio, si serve di chiunque. Anche degli ebrei, a quanto sembra, non solo delle lotte per i diritti LGBT, dei migranti, delle guerre di religione, e qualsiasi altra cosa possa servire per l’estensione del suo potere.
D’altra parte, paradossalmente, lo scivolamento verso una società di monadi-animali, di individuiunisex, sembra essere facilitato proprio dalla mentalità pansessualista e come dire, ipnotizzata dal miraggio di una vita fatta di orgasmi, individuali o collettivi che siano.
Proseguendo per questa via, i conti tornano.
Leggiamo infatti che imagesDavid Spiegelhalter, docente dellaCambridge Universitysostiene nel suo libro Sex by Numbers che la frequenza dei rapporti sessuali è in declino da trent’anni, scivolata da cinque volte al mese negli anni Novanta, a quattro volte nei primi anni del nuovo secolo, a tre volte al mese nel decennio in corso. Stress, distrazioni digitali, continua ricerca del partner: ecco le cause del rapido tramonto dell’eros.
La “singles society” prevista dall’Ocse, quando nel 2050 la maggioranza della popolazione nei Paesi avanzati sarà composta da nuclei di una sola persona, sarà composta daimpotenti frigide.
Chissà, magari collegati wi-fi ad una macchina che farà credere loro il contrario.
Alessandro Benigni