mercoledì 13 settembre 2017

Sul Papa e la psicoanalisi

"la brevità è l'anima della saggezza" (Shakespeare, Amleto) 


Leggo sulla Bussola Quotidiana questo articolo interessante del collega Marchesini sul vespaio sollevato riguardo il Papa e i suoi contatti con la psicoanalisi. Copio e incollo:

Psicologia e cattolicesimo: la soluzione è antropologica
di Roberto Marchesini13-09-2017 lo slogan rimbalzare da una testata all'altra mi è venuto da ridere.
«Il papa sdogana la psicoanalisi» (in tempi cristiani si sarebbe scritto «battezza», o
 «benedice»).
Ovviamente Francesco non ha fatto nulla di simile. Ha semplicemente dichiarato:
«Per sei mesi sono andato a casa sua [di una psicoanalista ebrea] una volta alla
 settimana per chiarire alcune cose». Tutto qui. Una breve consultazione, non sappiamo
 né il perché né con quale esito.
Tanto per dire: papa Benedetto suonava il pianofortestrumento bandito dalle
 chiese; eppure nessuno si è mai sognato di scrivere «Il papa sdogana il pianoforte».
Sarebbe stata una solenne sciocchezza.
Invece accade anche questo, durante questo pontificato. I commenti, poi non
sono da meno: la Chiesa avrebbe «sempre osteggiato con tutti i mezzi, anche “illegali”,
 la psicoanalisi, avvertita come pericolosa concorrente, come “colpevole” di aver
 infranto il monopolio cattolico nel confessionale e nella introspezione delle anime».
Finalmente «Francesco non soltanto ha “sdoganato” la psicoanalisi ma l’ha elevata
a “compagna” dell’anima umana». Niente di meno.
Ma vediamolo, l'atteggiamento della Chiesa nei confronti della psicoanalisi. Cosa
hanno detto i predecessori di Francesco a proposito  della psicoanalisi?
Parlando il 14 settembre 1952 ai partecipanti al Primo Congresso Internazionale
di Istopatologia del Sistema Nervoso, Pio XII aveva affermato:
«Per liberarsi da pulsioni, inibizioni, e complessi psichici, l'uomo non è libero di eccitare
 in se stesso, per scopi terapeutici, tutti e singoli quegli appetiti della sfera sessuale che
 s'agitano o si son agitati nel suo essere, e sommuovono i loro impuri flutti nel suo
 inconscio o nel suo subconscio. Non può farne l'oggetto delle sue rappresentazioni o dei 
suoi desideri pienamente consci, con tutte le scosse e le ripercussioni che sono
conseguenza di un tale modo di procedere. Per l'uomo e per il cristiano esiste una legge
 d'integrità e di purità, di stima personale, la quale proibisce d'immergersi così 
completamente nel mondo delle rappresentazioni e delle tendenze sessuali. L'interesse
medico e psicoterapeutico del paziente trova qui un limite morale. Non è provato, 
anzi è inesatto, che il metodo pansessuale di una certa scuola di psicoanalisi sia parte
 integrante indispensabile di ogni psicoterapia seria e degna di tal nome; che l'aver 
trascurato nei tempi passati questo metodo abbia causato gravi danni psichici, errori nella 
dottrina e nella pratica dell'educazione, nella psicoterapia e anche e non meno nella pastorale; 
che sia urgente riempire questa lacuna e iniziare tutti coloro che si occupano di
 questioni psichiche
 alle idee direttrici e perfino, se occorre, all'applicazione pratica di questa tecnica
 della sessualità».
Nell’aprile dello stesso anno sul Bollettino del Clero romano fu pubblicata
una dichiarazione che qualificava come «peccato mortale » ogni pratica della psicoanalisi.
In occasione del Sinodo Romano del 1960, Giovanni XXIII fece inserire un
articolo (n. 239) che metteva in guardia nei confronti di un abbandono
incondizionato del paziente nelle mani dello psicoanalista; e nel 1961 volle
che il Sant’Uffizio emettesse un Monitum per condannare l’opinione secondo
 la quale la psicoanalisi sarebbe necessaria per ricevere gli ordini sacri, o per
 lo meno come esame attitudinale per i candidati al sacerdozio; questo
documento, inoltre, esprimeva il divieto a chierici e religiosi di praticare
 la psicoanalisi, e ai seminaristi di ricorrervi (se non con il permesso dell’Ordinario
 e per gravi motivi).
Anche Paolo VI criticò la psicoanalisi diverse volte; in particolare rimproverava
 a questa dottrina di essere una «psicologia dal basso». Questo pontefice ha indicato
 più volte le sublimi vette che l’animo umano può raggiungere mediante l’ascesi,
 contrapponendole al «torbido fondo» che, secondo la psicoanalisi, costituirebbe
la vera natura umana, da assecondare e liberare.
Giovanni Paolo II ha toccato in più occasioni il tema dell’incompatibilità tra
antropologia cattolica e psicoanalisi. In particolare, nell’udienza generale del
29 ottobre 1980, il Santo Padre si riferisce a Freud come ad un «maestro del sospetto»,
che accusa implacabilmente il cuore dell’uomo di «concupiscenza della carne».
Questa chiarissima posizione può essere dettata solo dal desiderio di conservare
«il monopolio cattolico nel confessionale e nella introspezione delle anime»? O c'è un
motivo più profondo e serio?
Rudolf Allers, l'unico cattolico ammesso alla presenza di Freud, l'ha scritto con
chiarezza: ciò che differenza una psicologia dall'altra è l'antropologia sulla quale essa di fonda.
L'antropologia cattolica è nota: è quella aristotelico-tomista.
L'uomo è un essere razionale, fatto ad immagine e somiglianza di Dio. La sua facoltà
più elevata, quella che lo rende simile al Creatore, è la ragione. Essa ha il compito
di discernere il bene e il male. Le passioni sono al servizio della ragione, come nel
mito platonico della biga alata: hanno il compito di condurre l'uomo verso il bene
e lontano dal male.
E la psicoanalisi?
Per questa disciplina il nucleo fondante l'uomo non è la ragione, bensì
 l'inconscio, ossia le passioni (che Freud chiama «pulsioni» perché convinto che
 il loro fondamento sia biologico).
L'istanza morale (cioè la ragione) nella psicoanalisi è il Super-io: «il veicolo
 della tradizione, di tutti i giudizi di valore imperituri che per questa via si
sono trasmessi di generazione in generazione» (Sigmund Freud, Introduzione
alla psicoanalisi, in Opere vol XI, Boringhieri, Torino 1979, pag. 179).
Bene. Anzi no, perché il Super-io è considerato da Freud un «tiranno» «crudele».
Abbiamo quindi, nella psicoanalisi, un perfetto rovesciamento dell'antropologia
 cattolica.
Non solo. Quali sono le passioni originarie che costituiscono il fondamento
antropologico freudiano? Le pulsioni sessuali (eros) e omicide (thanatos).
Le stesse passioni originarie che, secondo Nietzsche, potremmo liberare
se eliminassimo la metafisica (cioè la ragione di Tommaso, il Super-io di
Freud): stupro e omicidio.
Dunque la diffidenza della Chiesa nei confronti della psicoanalisi
qualche fondato motivo (a parte la conservazione di immaginari monopoli)
 ce l'ha. E pure con ragione, se consideriamo cosa accadde quando i
chierici avvicinarono la psicoanalisi (mi riferisco all'abate Lamercier e a
 don Eugen Drewermann, dei quali non possiamo occuparci per ragioni di spazio).
Certo, non è mancato chi abbia tentato di «sdoganare» davvero la
 psicoanalisi cercando «ciò che unisce e non ciò che divide».
Penso a Leonardo Ancona; penso a chi ha tentato di «battezzare» Jung
perché «rispetto a Freud è aperto alla spiritualità» (peccato che sia una
spiritualità gnostica e demoniaca); penso a chi va a recuperare
pseudo-sconosciuti psicoanalisti «ostili alle religioni organizzate ma non alla fede».
Siamo ben lungi da una sintonia tra cattolicesimo e psicoanalisi, nonostante
tutti gli sforzi.
Non mancano nemmeno i cattolici psicoanalisti; ne conosco e stimo
 diversi. Ottimi professionisti, ma costretti a scindersi tra le due appartenenze.
La soluzione è quella di costruire una psicologia partendo dal fondamento
 antropologico artistotelico-tomista. Gli esempi – autorevoli, anche se
 sconosciuti ai più – non mancano: Rudolf Allers sopra a tutti; e poi Terruwe
e Baars, Magda Arnold... Autori ai quali, coraggiosamente quanto meritoriamente,
l'editore D'Ettoris sta cercando di dare una voce con una apposita collana.

Niente sdoganamenti, dunque, niente scorciatoie; studio e duro lavoro. Solo in
 questo modo si avrà una piena e fruttuosa collaborazione tra psicologia e cattolicesimo.


 «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

sabato 9 settembre 2017

Telegramma agli adulti: come rendersi simpatici ad inizio anno

"la brevità è l'anima della saggezza" (Shakespeare, Amleto) 



I giovani vanno trattati come giovani, come persone, cioè, che hanno pochissima esperienza del mondo, della vita, delle sofferenze, che hanno un sistema nervoso che completerà il suo sviluppo verso i vent'anni, che non hanno alcuna saggezza, che sono pieni di energia, ma nessuna idea su come utilizzarla.
I bambini poi sono del tutto immaturi, pieni di egoismi e desideri impossibili, incapaci di badare a loro stessi, con una sensibilità spiccata nel capire chi gli vuole bene e una capacità diabolica nello sfruttare chiunque per soddisfare i loro desideri.
Entrambi sono presuntuosi e convinti che la loro testa abbia sempre ragione e i loro impulsi debbano essere sempre soddisfatti.
I giovani parlano a  sproposito di cose di cui non comprendono la portata. Non è una buona scelta quella di incoraggiarli.
Giovani e bambini rischiano di essere sempre sopravvalutati, ma soprattutto nella nostra società che contemporaneamente li adùla, li sfrutta e li manipola, devono invece ricevere il dono più grande, segno di amore e rispetto: quello di essere messi al loro posto. E il loro posto non è il centro del mondo, ma un angolo ben illuminato da dove osservare il mondo in compagnia di un maestro.
I giovani non sanno nulla, devono imparare tutto. Lentamente, progressivamente, prudentemente. La loro conoscenza delle nuove tecnologie è semplicemente un abilità pratica, non superiore a quella dei bambini di inizio novecento che sapevano costruire una fionda e colpire una lucertola a cinquanta metri, non è saggezza. La saggezza, cioè il saper vivere consapevolmente e liberamente, la acquisiamo negli anni sotto la guida di persone esperte, presenti, forti e attente. Possibilmente i genitori.
Il cuore dei bambini non è innocente, però ha l'istinto di sapere a chi affidarsi per essere guidato e corretto. Non tradiamoli affidando la loro vita a internet, televisione o centri commerciali.


 «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 31 agosto 2017

Stupri estivi, le parole non dette

I clandestini che si introducono abusivamente in Europa fanno altrettanto nel corpo delle donne. Un'estate di stupri di stranieri ai danni di donne e ragazze che liberamente si muovono nelle nostre città.

Liberamente? L'occidente in effetti ha un problema con la libertà. che gli stranieri hanno drammaticamente portato alla luce.

Proviamo a vedere la questione stupri con altri occhi. 

Consideriamo le cose come fa l'extracomunitario medio che: al suo paese vede le donne ingabbiate in un ruolo di servizio e sudditanza assoluta, bastonate qualora il padrone (padre/marito/comunità) lo ritenga necessario, uccise o abbandonate qualora il padrone (padre/marito/comunità) lo ritenga giusto, sposate da bambine qualora il padrone (...) lo decida, comprate quando (...) ecc. ecc. L'extracomunitario, che per lo più non è andato mai a scuola o comunque ha frequentato scuole del suo paese, sbarca in Italia e vede, non potendo ascoltare data la sua pessima conoscenza della lingua, tanto più della cultura italiana: cartelli pubblicitari dove il corpo delle donne viene usato per vendere lavatrici, programmi televisivi dove il corpo delle donne (spesso accuratamente sconnesso dal cervello) viene usato per tenere alta l'audience, osserva ragazzine quindicenni che alle tre di notte passeggiano da sole con tutta l'imprudenza della loro età, vede mamme che portano in giro le loro figliole conciate ancor peggio di loro, ignorando o meglio ricercandola, l'attenzione che attirano su di loro. L'extracomunitario medio cosa pensa a questo punto? Che l'Europa è il paese del Bengodi, dove la carne femminile è bene comune e lui non si tira indietro.

Perdonate la brutalità, ma per ragioni di lavoro io vedo e parlo spesso con extracomunitari, capisco senza approvarle anche le loro (sbagliate, ma vaglielo a spiegare) ragioni.
Ma anche se volessimo spiegargliele, sarebbe difficile e non certo per motivi linguistici. Infatti dovremmo dirgli che le donne hanno la stessa dignità degli uomini, ma lui ci chiederebbe perchè allora vanno in giro presentandosi come oggetti in vetrina valorizzando solo l'esteriorità. Dovremmo dirgli che le donne non si toccano, ma lui ci chiederebbe perchè allora hanno dei modi con cui palesemente manifestano la voglia di essere desiderate. Dovremmo dire che la nostra cultura ha delle regole, e lui ci chiederebbe perchè noi siamo i primi che diamo prova di ignorarle. Dovremmo dire che in Europa grazie al cristianesimo la donna è stata nobilitata e affrancata dalle condizioni in cui il paganesimo la teneva, ma lui ci chiederebbe ragione del fatto che oggi il cristianesimo è così tenuto in bassa considerazione, a cominciare dagli stessi cristiani. E così via. Una battaglia persa.

L'occidente ha un problema con la sua stessa identità. In nome della libertà assoluta ci siamo autodistrutti, abbiamo lasciato che il potere ci facesse rinnegare le nostre radici e la nostra bellezza, la nostra dignità e la nostra cultura, così abbamo perso la forza che ha sostenuto lo sviluppo del continente nei secoli e siamo diventati carne da macello. E abbiamo dimenticato del tutto cosa significa davvero libertà. 

Il problema non è degli extracomunitari. Potremmo gestire facilmente i flussi migratori e impostare una gestione del problema intelligente e lungimirante. Potremmo fare tante cose per lo sviluppo dei nostri popoli, potremmo, ma non lo faremo. Perchè dovremmo avere il coraggio di riscoprire il nostro passato e criticare buona parte del nostro presente, riscoprire la cultura che ci ha reso grandi, le ragioni del nostro essere occidentali, ragioni che dovevano essere finalizzate al servizio nostro e degli altri paesi e invece sono sate dirottate verso un egoistico colonialismo. Dovremmo fare un Mea Culpa grande come una casa per essere stati violentati innanzitutto da una classe politica ignorante e parassitaria, venduta al Potere, senza dignità, ladri di polli di una statura pari ad un disonesto ammnistratore di comdominio . E poi per esserci fatti volentare i nostri figli dalla droga, dall'alcool, dalle discoteche che li tengono imprigionati fino al mattino per rivomitarceli fuori all'alba distrutti e prosciugati. Altro che libertà.

Donne violentate? E' l'ultimo, penoso e terribile epilogo di una violenza iniziata molto prima dello sbarco dei clandestini, Stupri del cuore, prima che del corpo.

Come ho ricordato spesso non sono fiducioso sul recupero di questa nostra società. La società occidentale è allo stadio terminale e gli extracomunitari non sono la causa, sono la conseguenza, sono quelli a cui è stata fatta annusare la puzza di cadavere e sono corsi a nutrirsi. 

Non credo ad un recupero, almeno a breve termine. Sono però fiducioso nel potere che ha la famiglia (almeno le poche famiglie sane che ci sono) di conservare al suo interno i semi buoni di un passato giusto e trasmetterli ai propri figli. Quando intorno a noi la sterilità della rassegnazione avrà raggiunto il suo culmine   questi semi buoni, fecondati da una presa di coscienza autentica, saranno la speranza di un rinnovamento profondo dell'Occidente. 

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 27 luglio 2017

Partenze intelligenti


Il periodo delle vacanze così attese è arrivato. Come passeremo questi giorni, pochi o tanti che siano? Per molti l'obiettivo sarà il divertimento puro e semplice. Agli altri che preferiscono non mettere il divertimento al primo posto, ma vorrebbero trarre dalle vacanze soprattutto riposo fisico e mentale proponiamo qualche semplice consiglio:

  1. Rimanete il più ossibile a contatto con la natura. A contatto significa utilizzando tutti i sensi (osservate a lungo, ascoltate i suoni, odorate, percepite col tatto e col gusto).
  2. Esponetevi alla luce.
  3. Prendetevi almeno un paio d'ore al giorno per stare da soli, e riflettete sull'anno passato, sui vostri rapporti sociali, sui traguardi che volete raggiungere.
  4. Approfittate del tempo libero per mettere ordine nella vostra vita.
  5. Non perdetevi l'opportunità di ammirare qualche bellezza artistica nella zona dove starete.
  6. Cercate di di passare almeno una settimana senza accendere il computer, senza tv, riducendo l'uso del telefono al minimo indispensabile per essere raggiungibili (un'oretta al giorno, non di più ).
  7. Leggetevi qualche buon libro (i libri buoni è difficile riconoscerli, ma certamente non sono mai quelli in prima fila sugli scaffali o i best seller pubblicizzati sui grandi quotidiani...).
  8. Cercate di ridere e sorridere, anche nelle difficoltà. Imparate l'arte più preziosa al mondo, quella di non prendervi mai troppo sul serio.  


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 6 luglio 2017

Sposi per quanto?


L'unico modo per far durare un matrimonio per tutta la vita è farlo durare per tutta la vita. Nel senso che - a parte qualche eccezione - la decisione di separarsi e o rimanere insieme è come ogni altra decisione un atto libero e consapevole della volontà. Come ogni atto libero, dipende quindi non dalle emozioni o dal momento, ma da una scelta precisa della persona. Si può scegliere di rimanere insieme per tutta la vita e questa scelta la si vive come definitiva e irreversibile, e quindi ci si comporta in modo tale che così avvenga.  
La riuscita di un matrimonio dipende perciò da due fattori: la maturità umana di chi si sposa, che deve essere in grado di capire e di vivere l'irrevocabilità di una scelta, pena la non validità del fatidico "Sì", e il non porre condizioni al matrimonio ("Per sempre, ma a patto che...").

Chi celebra un matrimonio deve puntare su questi due aspetti per capire se il patto che si va a stipulare è davvero una scelta  su cui si gioca tutta la vita o una patetica recita di teatrino parrocchiale.

Il matrimonio indissolubile è una "Mission" tutt'altro che "Impossible", se abbiamo a che fare con persone che capiscono il senso del rimanere fedeli alla parola data. Mettendo in conto scivoloni, crisi e debolezze, ma questo fa parte della fragilità umana, niente di drammatico...

Ricordiamo che sulla pagina fb "I Signori dell'Anello" nella sezione "Descrizione" c'è il link per scaricare gratuitamente la guida alla vita di coppia e all'educazione dei figli.


 In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 29 giugno 2017

Con Charlie, in attesa dell'alba

Vi invito a leggere questa lucida e chiara riflessione di Enzo Pennetta sul sacrificio umano del bambino Charlie Gard, che può considerarsi la manifestazione ormai scoperta della dittatura terminale.  Un pensiero di Berlicche




Noi resistiamo in piedi, in attesa dell'alba.







«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

domenica 25 giugno 2017

L'irrazionale paura dei Nuovi Inquisitori

Come si può capire da questo articolo, il Potere che controlla i gruppi  gay, trans e compagnia bella sta cercando sempre più di mettere il bavaglio ad ogni forma di pensiero libero e indipendente. Utilizzando qualsiasi mezzo e capacità di influenza si lancia in querele, sanzioni, minacce più o meno velate, con lo scopo di impedire che chi sostiene opinioni diverse dalle loro possa continuare ad espirmersi. Insomma una Nuova Inquisizione Arcobaleno, che però, a differenza della originale Inquisizione che quanto meno agiva in maniera dichiarata per tutelare la Religione, questi tribunali odierni non vogliono tutelare nulla (visto che di tutele ne hanno già da vendere, anzi da Vendola), ma vogliono semplicemente annientare chi non la pensa come loro. Sembra quasi un odio isterico verso chiunque manifesti la possibilità di un pensiero alternativo.
Questo fenomeno curioso spinge ad una considerazione chi si occupa di psicologia. Mi spiego: Se un individuo è convinto che il proprio modo di vivere sia giusto, e in effetti la società gli consente ampiamente di vivere senza difficoltà, che motivo ha di denunciare e portare davanti al tribunale altre persone che pensano sia  meglio vivere in un altro modo? Nessuno. Può continuare ad agire come meglio crede e infischiarsene delle critiche, visto che anche lui ha la libertà di critica verso quegli altri. Si chiama pluralismo, democrazia, rispetto delle opinioni, società senza conflitti.  Invece, stranamente, questi gruppi LGBT... ecc ecc. non solo hanno deciso che vogliono vivere a modo loro, ma pretendono anche di modificare l'ordine sociale da sempre basato sullla famiglia volendo ottenere ciò che è prerogativa della famiglia, i figli, volendo aprire i bambini alla loro ideologia gender convincendoli che il loro punto di vista è giusto, volendo infine imbavagliare e silenziare tutti gli altri (che tra l'altro sono la maggioranza). Allora, qui il sospetto è legittimo. Il sospetto è che ciò che sostiene le azioni di questi signori non sia la difesa dei loro diritti, ma la reazione alla paura. Questi gruppi gay, lesbiche trans e chi più ne ha più ne metta, sono terrorizzati dalla possibilità che esista qualcuno che dica che il loro modo di vivere è sbagliato. Hanno il panico da critica, quindi inconsciamente desiderano la distruzione, l'annientamento, la soppressione completa di chiunque non la pensi come loro. 

Certo, la mia è un'ipotesi, che avrebbe bisogno di verifiche e approfondimenti, ma è l'unica spiegazione sensata che trovo al profondo rancore che questi cittadini dimostrano verso chiunque dica qualcosa di diverso alla loro sbandierata "diversità".

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 21 giugno 2017

A proposito di Foffo e Prato

Marco Prato, che insieme all'amico Foffo in un festino omosessuale ha torturato, violentato e ucciso Luca Varani, assoldato per far compagnia ai loro giochi, si è ammazzato nel carcere di Velletri. Ma senza un minimo di violenza, si è suicidato nella maniera più indolore e anestetizzata che è riuscito a escogitare nella cella. Perchè la sua bestialità era per gli altri, su di sè mille premure e delicatezze, anche nella morte non si è riscattato.
La vicenda di Prato e Foffo fa sbadigliare. Perchè il male è noioso e banale. Sempre uguale a se stesso, crudele, pauroso e bugiardo. Due squallidi personaggi che nel loro misero panorama di vita hanno avuto solo tre riferimenti: l'ano dietro, il pene davanti e i tatuaggi tutt'intorno. E quando l'ano, il pene e i tatutaggi esausti da tanta ammirazione e goduria allentavano l'interesse della loro vita, per evitare il rischio che fossero costretti a pensare (ci mancherebbe altro)  gli davano giù con cocaina e orge.
Prato, di fronte alla prospettiva di una lunga galera ha retto un battito di ciglia finte. Ha preferito passare dal nulla della sua vita al silenzio della morte. Senza una riga di pentimento vero, di scuse vere, di assunzione vera di responsabilità. Una morte banale e noiosa.
A questo punto onore a tanti detenuti che si fanno la loro prigione, coscienti di essersela meritata, che in carcere lavorano, studiano, si laureano. Uomini sì, quelli, che hanno fatto cose brutte, sì, ma se ne assumono la responsabilità fino in fondo. 

  «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

sabato 17 giugno 2017

Il rischio dell'affondamento

I rischi, in effetti sono due: quello di non vedere o quello di vedere troppo.

Ci sono quelli che attraversano questa vita senza guardare, di conseguenza senza vedere. Non si accorgono di nulla di quello che avviene nella società, nel mondo, intorno a loro. Vivono la vita senza capirla e quindi in modo passivo e conformista, totalmente privi di spirito critico e di pensiero autonomo. Totalmente sudditi e ubbidienti al pensiero corrente, al Politically Correct.

E ci sono quelli sempre affacciati alla fnestra, ad osservare e sottolineare le follie, le incongruenze, le irrazionalità, i sintomi del decadimento della civiltà e della storia. Vivono così, a replicare inutili post di indignazione, di denuncia, di allarme, di punti esclamativi e di "Non si può andare avanti così!". Ma intanto vanno proprio avanti così. Di post in post, di perdita di tempo in perdita di tempo. 

E tra chi non vede e chi non si dà pace, intanto le cose procedono verso un'inevitabile aumento di entropia, come direbbero i fisici, cioè di disordine del sistema, in un progressivo avvitamento su se stesso il cui esito sembra inevitabile.

Ma qual'è l'atteggiamento raccomandabile da adottare in un momento storico come il nostro? Bendarsi e non vedere, o rimanere in uno stato di allarme continuo, ma sterile? L'idea che  mi sono fatto è che non è possibile opporsi alla valanga ormai partita, la prevenzione infatti si sarebbe dovuta operare molto tempo fa e non è stata fatta e ora è tutto un movimento inarrestabile di disgregazione sociale.  Ma la scelta di girarsi dall'altra parte, aspettando l'eutanasia della civiltà anestetizzati da Whatsapp, Fb o calcio vuol dire rendersi complici di una scelta autodistruttiva. Non degna, nè raccomandabile. Ma anche il voler elencare ogni dissennatezza, ogni follia che costantemente ci viene imposta nel rumore assordante del "notizismo" quotidiano, con l'illusione di poter cambiare la rotta attraverso un iperattivismo di denuncia mi sembra patetico e fuori luogo.

Ritengo che ogni persona dovrebbe fare una scelta di valori importanti e affidabili da utilizzare come un naufrago utilizza dei legni galleggianti nella tempesta, per non affogare - innanzitutto - e poi magari raggiungere faticosamente la terra ferma. Non si può far finta di non vedere che la nostra società è arrivata al capolinea di questa fase storica, ma non si può nemmeno lasciarsi andare ad un nevrotico e inconcludente parlottio di indignazione a vanvera. Ci saranno dei sopravvissuti psicologici dopo l'impatto, cioè quando le contraddizioni diventeranno ormai inconciliabili all'interno del sistema, e saranno coloro che avranno mantenuto un corretto rapporto con la realtà, legati da un robusto cordone di  principi e valori inaffondabili. Questo è anche lo scopo di questo blog: essere un minuscolo faro di realismo per chi non vuole camminare bendato, ma desidera anche appoggiare la propria speranza su una base di concretezza.
Ecco allora gli elementi minimi per procurarsi, secondo noi, una zattera davvero inaffondabile:

  • La “verità” esiste ed è conoscibile, almeno in taluni suoi aspetti  fondanti, dalla ragione umana ed è riconoscibile, in linea di principio, da tutti gli uomini quando la usino correttamente.
  • Ci sono delle “regole di comportamento” universali che si riassumono nella “legge morale naturale” – sulla quale si fonda il “diritto naturale” – che sono comuni a tutte le culture e sono riconoscibili come “irrinunciabili” da tutti coloro che usino adeguatamente la ragione. 
  • La vita va protetta e rispettata in tutte le fasi e in ogni condizione, dal concepimento alla morte naturale.
  • Esiste una struttura naturale della famiglia,, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio.
  • I genitori hanno il diritto ad educare i propri figli.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 14 giugno 2017

Abbiamo messo in ordine l'Ordine

E' terminata la prima edizione del percorso formativo "La felicità passa dall'Ordine" che abbiamo realizzato con l'Associazione Kriterion. Un percorso che ha cercato di fornire gli strumenti base per comprendere la natura dell'ordine, la necessità di vivere nell'ordine e le strategie per farlo.
Siamo soddisfatti dei risultati, il gruppo di soci che ha seguito gli incontri presso i locali della Parrocchia San Clemente è stato costante nella partecipazione e ha rilasciato degli ottimi feedback. Ma siamo contenti in modo particolare di esserci potuti avvicinare a questo tema in modo originale e approfondito. Ci siamo resi conto che l'Ordine è ben altro e ben di più che tenere i cassetti a posto o avere la giornata ben organizzata.  Certo, tutto questo aiuta, ma è solo una manifestazione esterna di un pensiero ordinato che deve essere costruito e formato a monte. L'ordine è uno stile di vita.
Ringraziamo di cuore tutti i partecipanti e forti del risultato cercheremo di realizzare una seconda edizione per soddisfare tutte quelle persone che per motivi di orario o altro non sono riusciti a venire pur interessati. Un ringraziamento particolare va inoltre ai colleghi psicologi Dottoressa Mariaelena Giuliani e Dottor Giulio Sorgi per il loro prezioso contributo nell'organizzazione dell'evento.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)