giovedì 6 luglio 2017

Sposi per quanto?


L'unico modo per far durare un matrimonio per tutta la vita è farlo durare per tutta la vita. Nel senso che - a parte qualche eccezione - la decisione di separarsi e o rimanere insieme è come ogni altra decisione un atto libero e consapevole della volontà. Come ogni atto libero, dipende quindi non dalle emozioni o dal momento, ma da una scelta precisa della persona. Si può scegliere di rimanere insieme per tutta la vita e questa scelta la si vive come definitiva e irreversibile, e quindi ci si comporta in modo tale che così avvenga.  
La riuscita di un matrimonio dipende perciò da due fattori: la maturità umana di chi si sposa, che deve essere in grado di capire e di vivere l'irrevocabilità di una scelta, pena la non validità del fatidico "Sì", e il non porre condizioni al matrimonio ("Per sempre, ma a patto che...").

Chi celebra un matrimonio deve puntare su questi due aspetti per capire se il patto che si va a stipulare è davvero una scelta  su cui si gioca tutta la vita o una patetica recita di teatrino parrocchiale.

Il matrimonio indissolubile è una "Mission" tutt'altro che "Impossible", se abbiamo a che fare con persone che capiscono il senso del rimanere fedeli alla parola data. Mettendo in conto scivoloni, crisi e debolezze, ma questo fa parte della fragilità umana, niente di drammatico...

Ricordiamo che sulla pagina fb "I Signori dell'Anello" nella sezione "Descrizione" c'è il link per scaricare gratuitamente la guida alla vita di coppia e all'educazione dei figli.


 In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 29 giugno 2017

Con Charlie, in attesa dell'alba

Vi invito a leggere questa lucida e chiara riflessione di Enzo Pennetta sul sacrificio umano del bambino Charlie Gard, che può considerarsi la manifestazione ormai scoperta della dittatura terminale.  Un pensiero di Berlicche




Noi resistiamo in piedi, in attesa dell'alba.







«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

domenica 25 giugno 2017

L'irrazionale paura dei Nuovi Inquisitori

Come si può capire da questo articolo, il Potere che controlla i gruppi  gay, trans e compagnia bella sta cercando sempre più di mettere il bavaglio ad ogni forma di pensiero libero e indipendente. Utilizzando qualsiasi mezzo e capacità di influenza si lancia in querele, sanzioni, minacce più o meno velate, con lo scopo di impedire che chi sostiene opinioni diverse dalle loro possa continuare ad espirmersi. Insomma una Nuova Inquisizione Arcobaleno, che però, a differenza della originale Inquisizione che quanto meno agiva in maniera dichiarata per tutelare la Religione, questi tribunali odierni non vogliono tutelare nulla (visto che di tutele ne hanno già da vendere, anzi da Vendola), ma vogliono semplicemente annientare chi non la pensa come loro. Sembra quasi un odio isterico verso chiunque manifesti la possibilità di un pensiero alternativo.
Questo fenomeno curioso spinge ad una considerazione chi si occupa di psicologia. Mi spiego: Se un individuo è convinto che il proprio modo di vivere sia giusto, e in effetti la società gli consente ampiamente di vivere senza difficoltà, che motivo ha di denunciare e portare davanti al tribunale altre persone che pensano sia  meglio vivere in un altro modo? Nessuno. Può continuare ad agire come meglio crede e infischiarsene delle critiche, visto che anche lui ha la libertà di critica verso quegli altri. Si chiama pluralismo, democrazia, rispetto delle opinioni, società senza conflitti.  Invece, stranamente, questi gruppi LGBT... ecc ecc. non solo hanno deciso che vogliono vivere a modo loro, ma pretendono anche di modificare l'ordine sociale da sempre basato sullla famiglia volendo ottenere ciò che è prerogativa della famiglia, i figli, volendo aprire i bambini alla loro ideologia gender convincendoli che il loro punto di vista è giusto, volendo infine imbavagliare e silenziare tutti gli altri (che tra l'altro sono la maggioranza). Allora, qui il sospetto è legittimo. Il sospetto è che ciò che sostiene le azioni di questi signori non sia la difesa dei loro diritti, ma la reazione alla paura. Questi gruppi gay, lesbiche trans e chi più ne ha più ne metta, sono terrorizzati dalla possibilità che esista qualcuno che dica che il loro modo di vivere è sbagliato. Hanno il panico da critica, quindi inconsciamente desiderano la distruzione, l'annientamento, la soppressione completa di chiunque non la pensi come loro. 

Certo, la mia è un'ipotesi, che avrebbe bisogno di verifiche e approfondimenti, ma è l'unica spiegazione sensata che trovo al profondo rancore che questi cittadini dimostrano verso chiunque dica qualcosa di diverso alla loro sbandierata "diversità".

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 21 giugno 2017

A proposito di Foffo e Prato

Marco Prato, che insieme all'amico Foffo in un festino omosessuale ha torturato, violentato e ucciso Luca Varani, assoldato per far compagnia ai loro giochi, si è ammazzato nel carcere di Velletri. Ma senza un minimo di violenza, si è suicidato nella maniera più indolore e anestetizzata che è riuscito a escogitare nella cella. Perchè la sua bestialità era per gli altri, su di sè mille premure e delicatezze, anche nella morte non si è riscattato.
La vicenda di Prato e Foffo fa sbadigliare. Perchè il male è noioso e banale. Sempre uguale a se stesso, crudele, pauroso e bugiardo. Due squallidi personaggi che nel loro misero panorama di vita hanno avuto solo tre riferimenti: l'ano dietro, il pene davanti e i tatuaggi tutt'intorno. E quando l'ano, il pene e i tatutaggi esausti da tanta ammirazione e goduria allentavano l'interesse della loro vita, per evitare il rischio che fossero costretti a pensare (ci mancherebbe altro)  gli davano giù con cocaina e orge.
Prato, di fronte alla prospettiva di una lunga galera ha retto un battito di ciglia finte. Ha preferito passare dal nulla della sua vita al silenzio della morte. Senza una riga di pentimento vero, di scuse vere, di assunzione vera di responsabilità. Una morte banale e noiosa.
A questo punto onore a tanti detenuti che si fanno la loro prigione, coscienti di essersela meritata, che in carcere lavorano, studiano, si laureano. Uomini sì, quelli, che hanno fatto cose brutte, sì, ma se ne assumono la responsabilità fino in fondo. 

  «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

sabato 17 giugno 2017

Il rischio dell'affondamento

I rischi, in effetti sono due: quello di non vedere o quello di vedere troppo.

Ci sono quelli che attraversano questa vita senza guardare, di conseguenza senza vedere. Non si accorgono di nulla di quello che avviene nella società, nel mondo, intorno a loro. Vivono la vita senza capirla e quindi in modo passivo e conformista, totalmente privi di spirito critico e di pensiero autonomo. Totalmente sudditi e ubbidienti al pensiero corrente, al Politically Correct.

E ci sono quelli sempre affacciati alla fnestra, ad osservare e sottolineare le follie, le incongruenze, le irrazionalità, i sintomi del decadimento della civiltà e della storia. Vivono così, a replicare inutili post di indignazione, di denuncia, di allarme, di punti esclamativi e di "Non si può andare avanti così!". Ma intanto vanno proprio avanti così. Di post in post, di perdita di tempo in perdita di tempo. 

E tra chi non vede e chi non si dà pace, intanto le cose procedono verso un'inevitabile aumento di entropia, come direbbero i fisici, cioè di disordine del sistema, in un progressivo avvitamento su se stesso il cui esito sembra inevitabile.

Ma qual'è l'atteggiamento raccomandabile da adottare in un momento storico come il nostro? Bendarsi e non vedere, o rimanere in uno stato di allarme continuo, ma sterile? L'idea che  mi sono fatto è che non è possibile opporsi alla valanga ormai partita, la prevenzione infatti si sarebbe dovuta operare molto tempo fa e non è stata fatta e ora è tutto un movimento inarrestabile di disgregazione sociale.  Ma la scelta di girarsi dall'altra parte, aspettando l'eutanasia della civiltà anestetizzati da Whatsapp, Fb o calcio vuol dire rendersi complici di una scelta autodistruttiva. Non degna, nè raccomandabile. Ma anche il voler elencare ogni dissennatezza, ogni follia che costantemente ci viene imposta nel rumore assordante del "notizismo" quotidiano, con l'illusione di poter cambiare la rotta attraverso un iperattivismo di denuncia mi sembra patetico e fuori luogo.

Ritengo che ogni persona dovrebbe fare una scelta di valori importanti e affidabili da utilizzare come un naufrago utilizza dei legni galleggianti nella tempesta, per non affogare - innanzitutto - e poi magari raggiungere faticosamente la terra ferma. Non si può far finta di non vedere che la nostra società è arrivata al capolinea di questa fase storica, ma non si può nemmeno lasciarsi andare ad un nevrotico e inconcludente parlottio di indignazione a vanvera. Ci saranno dei sopravvissuti psicologici dopo l'impatto, cioè quando le contraddizioni diventeranno ormai inconciliabili all'interno del sistema, e saranno coloro che avranno mantenuto un corretto rapporto con la realtà, legati da un robusto cordone di  principi e valori inaffondabili. Questo è anche lo scopo di questo blog: essere un minuscolo faro di realismo per chi non vuole camminare bendato, ma desidera anche appoggiare la propria speranza su una base di concretezza.
Ecco allora gli elementi minimi per procurarsi, secondo noi, una zattera davvero inaffondabile:

  • La “verità” esiste ed è conoscibile, almeno in taluni suoi aspetti  fondanti, dalla ragione umana ed è riconoscibile, in linea di principio, da tutti gli uomini quando la usino correttamente.
  • Ci sono delle “regole di comportamento” universali che si riassumono nella “legge morale naturale” – sulla quale si fonda il “diritto naturale” – che sono comuni a tutte le culture e sono riconoscibili come “irrinunciabili” da tutti coloro che usino adeguatamente la ragione. 
  • La vita va protetta e rispettata in tutte le fasi e in ogni condizione, dal concepimento alla morte naturale.
  • Esiste una struttura naturale della famiglia,, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio.
  • I genitori hanno il diritto ad educare i propri figli.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 14 giugno 2017

Abbiamo messo in ordine l'Ordine

E' terminata la prima edizione del percorso formativo "La felicità passa dall'Ordine" che abbiamo realizzato con l'Associazione Kriterion. Un percorso che ha cercato di fornire gli strumenti base per comprendere la natura dell'ordine, la necessità di vivere nell'ordine e le strategie per farlo.
Siamo soddisfatti dei risultati, il gruppo di soci che ha seguito gli incontri presso i locali della Parrocchia San Clemente è stato costante nella partecipazione e ha rilasciato degli ottimi feedback. Ma siamo contenti in modo particolare di esserci potuti avvicinare a questo tema in modo originale e approfondito. Ci siamo resi conto che l'Ordine è ben altro e ben di più che tenere i cassetti a posto o avere la giornata ben organizzata.  Certo, tutto questo aiuta, ma è solo una manifestazione esterna di un pensiero ordinato che deve essere costruito e formato a monte. L'ordine è uno stile di vita.
Ringraziamo di cuore tutti i partecipanti e forti del risultato cercheremo di realizzare una seconda edizione per soddisfare tutte quelle persone che per motivi di orario o altro non sono riusciti a venire pur interessati. Un ringraziamento particolare va inoltre ai colleghi psicologi Dottoressa Mariaelena Giuliani e Dottor Giulio Sorgi per il loro prezioso contributo nell'organizzazione dell'evento.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 6 giugno 2017

L'amore dei musulmani per l'Europa

A parte la peronale opinione che i terroristi siano pupazzi manipolati e guidati da centri di potere per ragioni geopolitiche ben precise, ma davvero pensiamo che un musulmano osservante si possa integrare in un paese occidentale adottandone lo stile di vita e le abitudini? Davvero pensiamo che possa considerare sano un continente dove chi ha potere mette in galera chi non rispetta gli animali e difende chi ammazza un bambino nella pancia della madre? Un continente dove i genitori mandano sorridendo i loro bambini nelle scuole dove si insegna che l'omosessualità è normale e che l'amore per tutta la vita è un retaggio medievale? Un continente dove politici pippano cocaina e sdoganano la pedofilia e i cittadini continuano a credersi rappresentati? Un continente dove si vogliono far fuori i malati e i vecchi con l'eutanasia e si finanziano le ong che aprono ospedali di campo per distribuire preservativi? Un continente dove si sopporta un giornale che fa vignette blasfeme e dove i baciapile per primi battono le mani alla laicità e alla libertà di pensiero? Un continente dove si liberalizza il gioco e le scommesse che portano alla povertà i suoi cittadini purchè si dica che bisogna giocare con moderazione? Un continente che inneggia alla pace e poi esporta armi e va al guinzaglio degli americani e dei loro padroni a far guerra in Medio Oriente? Ma davvero pensiamo che un musulmano non desideri dare fuoco all'Europa e cospargerla di sale per purificarla dalla sporcizia e dalla depravazione? Un musulmano non ritiene certo sano o normale un continente così. 
Ci amerebbe se trovasse uomini degni di questo nome, fedeli ai principi, coerenti ai valori che dichiarano, pronti a difendere l'unità della propria famiglia, disposti ad opporsi a chi corrompe i figli. Ma dove sono in Europa simili mostri? E allora, continuiamo a piangere su Totti o sulla mancata vittoria della Juve e piantiamola con l'ipocrita scenetta dell'indignazione ad ogni attentato. Accogliamo col sorriso le bombe e il sale degli estremisti utilizzati da chi vuole dare il colpo d grazia all'Europa: nelle scuole o in televisione o sui telefonini i nostri figli subiscono altre violenze, ma non di minor peso.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 31 maggio 2017

Uscire dalla paranoia

...I guru citati su Facebook fanno ridere, coloro che si propongono come guide a volte sono persino nocivi (ricordo il bambino morto pochi giorni fa di otite, seguito con metodi omeopatici da un medico risultato in contatto con una setta lombarda ), lasciamo perdere i vari gruppi di meditazione orientale con maestri a carico...


 Noi vediamo gli altri e non vediamo noi stessi. Questo dipende dall'anatomia dei  nostri occhi rivolti verso l'esterno, ma anche dalla nostra mente più predisposta ad osservare la vita degli altri che la propria.
Da questa continua "uscita da sè" deriva la seria difficoltà ad esprimere un giudizio corretto su se stessi e l'incapacità di capire chi siamo e quale deve essere la nostra strada nella vita.
Questa evidenza esige quindi che se vogliamo realizzarci veramente non possiamo contare completamente su di noi; è raccomandabile fidarci ed affidarci a qualcuno che ci conosca, ci ami e sappia guidarci nelle scelte, senza mettersi al posto nostro, ma educando la nostra libertàaeffinchè possa esprimersi al meglio.

Da piccoli abbiamo i genitori, non c'è dubbio (se sono presenti, generosi e responsabili), ma già nella preadolescenza si sente la necessità di un maestro, di una guida, di di un riferimento solido e affidabile. Crescendo ulteriormente questo bisogno diventa quasi un obbligo. 
Sebbene l'impresa sembri ardua non possiamo perderci d'animo. Rimanere da soli a decidere o
ad esprimere giudizi su questo e quello vuol dire rischiare di cadere nella trappola della paranoia, cioè di essere autoreferenziali e vivere con sospetto e ostilità ogni rapporto umano. E' il precipizio della solitudine e della chiusura nel proprio microcosmo. Cerchiamo intorno a noi persone che ci vogliono bene (quelle che non ci dicono sempre di sì o ci danno sempre ragione), e - pur nella prudenza -rischiamo l'avventura della relazione profonda, della condivisione. A volte andrà male, a volte ci sentiremo compresi, a volte saremo delusi, ma nessuno è un'isola e tutti abbiamo bisogno di chi in un certo momento della vita ci apra gli occhi e ci conduca.


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 23 maggio 2017

Una piccola, insormontabile, differenza (il buon senso di nonna)

Si lo so, a mia nonna sarebbe sembrato strano voler ricordare che c'è differenza tra uomini e bestie, ma mia nonna è morta qualche anno fa, a 99 anni, se fosse viva oggi forse mi incoraggerebbe. Perchè oggi non sappiamo più nulla, mettiamo in dubbio tutto, siamo così creduloni che abbocchiamo ad ogni fesseria che gira su fb. Siamo stati allenati dai cartoni di Walt Disney e dai documentari naturalistici americani al disprezzo dell'uomo e all'esaltazione sciocca del mondo animale, abbiamo assorbito dalle Ong ecologiste pagate da Soros una mentalità perversa per cui ammazzare un bambino è una libera scelta, dare un calcio ad un maiale è un reato. Siamo stati educati a spendere soldi per cappottini per chihuahua e crocchette vitaminizzate, e non troviamo risorse per un figlio in più.
Per cui, la povera nonna mi perdonerà se in due righe sottolineo una cosa che abbiamo già detto altre volte, ma non fa male ripetere: per quanto gli animali siano intelligenti e comunicativi, per quanto possiamo amarli e considerarli di famiglia (e io, nonostante le apparenze, amo gli animali), per quanto il mondo animale ci sorprenda per soluzioni e capacità, c'è una piccola (enorme) insormontabile differenza tra l'uomo e ogni altro essere vivente, una differenza che non si potrà mai annullare, una differenza che è un abisso, che fa sì che l'essere umano sia un gradino sopra ad ogni elemento della Creazione. L'uomo dispone della libertà, cioè della capacità di scegliere tra alternative diverse e di assumersi la responsabilità di queste scelte.
Nessun animale, nemmeno il più intelligente ed evoluto riuscirà mai ad essere al di sopra del suo istinto che lo guida e che gli ordina cosa fare. Nessuna bestia potrà digiunare se l'istinto gli dice di mangiare, nessuna potrà evitare di accoppiarsi se si trova nella stagione dell'amore, nessuna ci rispiarmerà un morso sentendosi minacciata. La persona umana no. Un uomo se vuole può farsi morire di stenti anche davanti a tavole imbandite, può vivere una vita di castità se ha buoni motivi per volerlo, può decidere di farsi uccidere senza reagire se lo desidera. Infatti l'uomo è libero, l'animale ubbisce all'istinto. E' sempre stato così e sempre lo sarà.  Con buona pace di Soros e altri servi del Potere che odiano l'uomo, e cercano di ridurlo a livello bestiale rubandogli la libertà e il buon senso di nonna.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 16 maggio 2017

Testa dura senza paura

Diventare genitori in questo momento storico è certamente più difficile di quanto lo sia stato in epoche precedenti. Perchè  essere papà e mamme in passato era considerato il servizio più prezioso che si potesse svolgere nella società, quindi il ruolo genitoriale era rispettato e sostenuto dalla comunità. Oggi viene sistematicamente aggredita la figura del genitore, o ridotta a immaginetta sentimental/caricaturale. La paternità e la maternità vengono offerti con le nuove tecnologie,  fuori da un rapporto indissolubile e sacralizzato, attraverso compravendite di ovuli e sperma sul mercato internazionale, messi in vetrina (o su vetrini) a disposizione di limoni spremuti, gay, vecchi ritardatari o procacciatrici di cuccioli da addestrare a badanti per la solitudine prossima ventura. (Oltre a quelli che veramente non possono aver figli, ma potrebbero sempre adottarne uno invece di produrselo in provetta giocando al Piccolo Chimico...).
Ma essere genitori non significa aprire il portafoglio con la stessa facilità con cui per tanti anni si è aperto il preservativo o la scatola della pillola abortiva e pretendere di portarsi a casa il gioiellino da compagnia. Essere genitori significa decidere di amarsi per sempre e da questo amore lasciar sgorgare la vita, proteggerla, indirizzarla e guidarla tra pericoli e minacce fino a quando non sappia badare a se stessa. E la vita è in grado di vivere se ha alle spalle una fortezza solida e determinata, di un uomo e una donna con la testa dura e prudente. Perchè i no richiedono durezza e i sì molta attenzione.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)