mercoledì 15 febbraio 2017

La ferocia del frocio

Copio e incollo questo pezzo fantastico di un omosessuale serio, intelligente, feroce e senza pietà. Da appendere in gni classe di ogni ordine e grado (e tanti saluti alla Fedeli, ministro di poca Istruzione).
da: Mi dimetto da frocio! – Il blog di Nino Spirlì
http://blog.ilgiornale.it/spirli/2017/02/09/non-sono-piu-frocio/#

Giovedì 9 febbraio 2017 – Santi Martiri di Alessandria d’Egitto – a casa, scoglionato, in Calabria.

 E basta! Si chiude, seppur con dispiacere, un capitolo durato – gloriosamente – 35 anni. Da quella prima volta in caserma, nel cuore delle nebbie delle Langhe, fino a qualche ora fa. Ma, veramente, giuro!, ne ho piene le balle di questa catasta di “frocetti” che sta subissando, se non l’Umanità intera, almeno la nostra Identità. Son troppi e troppo esagerati. Esasperano tutto: dall’immagine esteriore alla qualità della propria anima. Si sono talmente spinti oltre ogni plausibile confine, che non sanno più da dove siano partiti e perché. Facce di gomma, culi di silicone, sguardi da gatti infuriati. Spiumati più di un’oca da cuscino, ma muscolosi quanto e più di Rambo e Rocky shakerati insieme, seppur bigolodipendenti; oppure bugiardamente barbuti e pur sempre con la mente calamitata da ogni patta incrociata nella metro; argentini nei guizzi vocali come sigaraie da tabarin e apparecchiati come troie da saloon, anche fra i banchetti del mercatino rionale. Scemi e ignoranti, imitano le dee, ma non ne conoscono il nome e le virtù. Gusci vuoti di vite buttate. Eppur presenti in ogni dove: dagli altari, infettati dalle foie di frustrati altrimenti senza futuro, fino alle cattedre delle scuole, minati dalle false teorie su un genere che spezza la Natura e forza la Società. Presenti, e celebrati da altrettanti ignoranti “padroni di casa”, nei salotti mediatici e nelle piazze dell’Arte, dove la Chiamata perde il contatto col Divino e diventa un bercio stridulo di pretesa attenzione. Travestiti da manager d’industria, funzionari statali, mercanti, artigiani… In uniforme, in camice, in tuta… Froci per convenienza, per moda, per carrierismo, per curiosità, per assuefazione, per rabbia. Per ignavia. Sfrontati, arroganti, pretenziosi, volgari, razzisti ed eterofobi. Garantiti dal Potere, che li teme. Ingrassati dalla politica, che ne patisce i ricatti. Coccolati da vecchie puttane ingioiellate e ripulite dalla fede al dito; tutelati da leggi zoppe quanto il gatto e la volpe di collodiana memoria; accontentati nei sacramenti e nelle onorificenze. Padroni di un mondo che cambia dignità come fosse una mutanda pisciata di notte, pontificano e dispongono. Vomitano nuovi dogmi che la strada patisce ed accetta, preoccupata di non farsi crocifiggere, da una stampa impastata con inchiostro a sette colori e banalità, su quella cosa che non è cosa e che molti chiamano teoria del gender. Ma che, poi, tacciono quando, invece, dovrebbero denunciare i martirii patiti da quelli come noi che muoiono, massacrati nei paesi islamici, nei paesi a regime comunista, in mezza africa, negli abissi dell’estremo oriente. Ecco, io non ci sto ad ingrossare le fila di questi frocetti da commedia americana!
Nino Spirli
Volevo essere ricchione alla vecchia maniera, io! E, dunque, mi ritiro! Volevo, sì, essere ricchione senza “matrimonio”; senza figli da consegnare al pubblico ludibrio, in un mondo che non è ancora pronto a cotanta provocazione; senza l’assurda pretesa di cancellare la bellezza della Santità del Padre e della Madre (grassetto nostro), non solo fra le calde mura domestiche, ma anche su un rigoroso certificato di nascita; senza la pietosa bugia che siamo tutti un po’ omosessuali, in fondo. Perché non è così! No, mondo! Non ci sto più! Mi fermo. Mi sposto in un angolo. E non sono più frocio. Non consumo più, né atti, né sentimenti. Per rispetto. A me, ad un Lui, ad una Lei. Al Cielo e alla Terra. Tornerò quando l’ultimo dei mentitori avrà ritrovato il buco dal quale è uscito e si sarà dileguato in quell’abisso dal quale qualcuno, scaltro e malfattore, lo ha convinto ad uscire per interpretare la commedia. La tragica commedia della morte della Dignità Umana. Fra me e me.


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 9 febbraio 2017

Non spegniamo la luce

Se ci affacciamo sul grandioso rumore di fondo dell'informazione quotidiana via radio, internet, giornali o televisione, ci rendiamo conto che oggi viviamo in una vera società della bugia. E' tutto un'enorme brulicare di notize sparate in giro che vengono smentite il giorno dopo, o pseudo teorie scientifiche che non superano nemmeno la prova del buon senso, pettegolezzi e  chiacchiere che a distanza di poco tempo si scoprono inventate apposta per danneggiare qualcuno. Nemmeno le grandi testate si sottraggono a vere e proprie bufale (tanto la gente ha la memoria corta), anzi sono in prima linea per inventare storie inesistenti o attribuire responsabilità ad innocenti e viceversa. Si dirà, ma le notizie false sono sempre esistite, chi aveva il potere spargeva bugie per rafforzarlo, creando ad esempio nemici inesistenti, e chi non l'aveva diffamava per conquistarlo... Certo, sicuramente l'uso dell'inganno ha sempre fatto parte della strategia, e le chiacchiere inventate di sana pianta su qualcuno  hanno sempre caratterizzato la vita sociale, ma erano stratagemmi o debolezze che avevan sempre un qualcosa di anomalo e di estraneo rispetto ad una verità che era comunque un valore riconosciuto, ricercato e apprezzato.
Adesso sembra ci siano stati due cambiamenti importanti, uno è la massificazione della bugia, attraverso un uso indiscriminato, acritico ed ignorante di tecnologie di una potenza straordinaria che diffondono falsità in maniera capillare; il secondo è il rifiuto globale del concetto stesso di verità che viene accantonata dietro il concetto di "opinione", la mia opinione, ovviamente, che dura un anno, un giorno o un semplice click su "mi piace" su Facebook.
Questa imposizione della bugia, dell'opinione sulla verità porta ad una società ancor più che liquida, direi schizofrenica, società delle contraddizioni vissute senza contraddizione. Una società quindi malata e abitata da cittadini che possono credere a tutto, al contrario di tutto, alla compresenza di tutto, perciò a niente.
Dal punto di vista psicopatologico, questa situazione ha delle ripercusioni notevoli, ad esempio il diffondersi di disturbi paranoidei, caratterizzati da pensieri sospettosi e/o complottisti, ideazioni che qualcuno ce l'abbia con me, che ci sia qualcuno che mi voglia far del male, che tutto sia diverso da come ce lo raccontano, ecc. Ma altra conseguenza è pure il vivere una vita narrata, esibita  mostrata in vetrina e quindi mutevole come ogni vetrina che si rispetti, a scapito di una vita autentica della quale non possediamo più le coordinate.
Reagire a tutto questo non è facile, ma direi è necessario. Le risposte che qualcuno propone però non convincono. Per esempio la signora Boldrini alza quanto può la sua flebile voce per denunciare l'abbondanza di balle su internet e propone un controllo che è vera e propria censura, in cui alcuni autorevoli "Cacciatori di bufale" (pensa un pò) possano essere i Controllori dell'informazione e distinguere loro cosa è vero e può passare da cosa è falso e deve essere bloccato. Ora, ai tempi della dittatura sovietica sarebbe scattato un bell'applauso e una bella promozione per la Signora, ma siccome non abbiamo nostalgia per certe epoche è meglio lasciare la Boldrini così com'è, assicurandole la sua ricca retribuzione purchè non si sprema troppo.
Il Re è nudo!
In effetti vivere in un'epoca di menzogna è la nostra condizione, ma sopravvivere senza farsi trascinare in un vortice di non-verità è possibile. Come è possibile sviluppare un istinto a riconoscere la voce della verità e a smascherare gli imbrogli. Qualche esercizio è raccomandabile: 1 Decidiamo di amare la verità come amiamo la luce che illumina il mondo, amiamola e pratichiamola senza risparmio e senza pietà, nelle cose piccole e nelle cose grandi. 2 Chiamiamo le cose col loro nome. 3 Non usiamo pigramente parole o frasi che tutti usano, se prima non abbiamo valutato pienamente la loro verità. 4 Non raccontiamoci favole: se la nostra vita è deprimente non fingiamo di essere felici, ammettiamo che è deprimente, è il primo passo per modificarla. 5 Non allontaniamoci dalla realtà, mai e per nessun motivo. Ci sono molti modi per dire la verità, alcuni anche gentili e cortesi, mai ricorrere alle bugie. Se la verità in qualche momento non è proprio praticabile stiamo zitti, abbiamo sempre un'alternativa sana alla falsità.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)













lunedì 6 febbraio 2017

Bravi preti e bravi medici

Un sacerdote qualche giorno fa diceva in un'omelia che se una persona cerca la felicità è inutile che vada dallo psicologo. E' altrove che si deve rivolgere: alla fede, al Vangelo.
Il bravo prete (lo dico senza ironia) non aveva del tutto torto, ma forse occorre distinguere, perchè distingure è sempre la strategia migliore quando davvero vogliamo capire le cose.
Se io soffro di mal di schiena vado dal medico. Innanzitutto perchè mi tolga il dolore, poi perchè mi aiuti a non farlo ripresentare, infine perchè io non venga impedito dal mal di schiena a svolgere i miei compiti quotidiani. In questo senso, indirettamente chiedo al medico un pò di felicità, perchè poter riprendere al meglio la mia funzionalità certamente influirebbe sul mio stato di benessere e la mia gioia. Questo non significa che vado dal medico per essere felice (anche chi si trova sulla sedia a rotelle può essere felice e per fortuna persone così ce ne sono), ma l'aiuto che può dare un medico  influisce inevitabilmente sulla qualità di vita e quindi sul benessere generale.
Cosma e Damiano, patroni dei medici
Allo stesso modo andare dallo psicologo perchè "Lui" ha la ricetta della felicità, è ingenuo e sbagliato, ma sperare che il superamento di alcuni ostacoli psicologici mi ridoni quella libertà interiore che è condizione di uno stato di serenità e pace, questo sì che è legittimo. Non tutti gli ostacoli psicologici si possono superare da soli o con il supporto di un'amica, alcune volte serve l'aiuto professionale di chi lavora sul comportamento umano, le emozioni e sul funzionamento cognitivo.
La Felicità con la effe maiuscola certamente potranno raggiungerla anche i malati cronici sia fisici che (con più difficoltà) psichici, ma questo non vuol dire che chi soffre con il mal di schiena, oltre la fede religiosa che aiuta a dare un senso al dolore, non debba rivolgersi ad un bravo ortopedico. Come insegnava Benedetto XVI  tra fede autentica e retta ragione non c'è contraddizione.

In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

sabato 4 febbraio 2017

Un mondo piuttosto controllato

Verso l'inzio di quest'anno si è parlato per qualche giorno della faccenda del fratelli Occhionero, due bei ragazzi (entro i 50 anni sono tutti ragazzi), lei più grande e sportiva, lui il minore amante della bella vita. Queste due creature di buona famiglia e alte frequentazioni sono stati arrestati perchè qualche inquirente si è accorto che da molti anni, utilizzando un programma chiamato Eye Pyramid, (come l'occhio della piramide massonica che sta sulle banconote americane) virus di brevetto statutinense, hanno messo su una centrale di spionaggio niente male. Da tempo avevano raccolto informazioni e dati violando computer di politici, massoni, imprenditori e religiosi italiani, raccogliendo il tutto su server americani.
I due Occhionero sono molto introdotti nell'ambiene anglo-ameriano, e nell'ambasciata americana, hanno rapporti con società finanziarie internazionali, hanno cercato - sempre appoggiati da tale mondo - di fare grossi affari qualche anno fa nel porto di Taranto. Insomma, sconosciuti, ma ben messi. Lui fequentava logge, lei forse di più i parrucchieri. Entrambi hanno messo su un'attività di raccolta d'informazioni veramente notevole, considerando che personaggi importanti italiani sono stati spiati per anni e anni e tutto quello che è passato sui loro computer ora è in America. 
Di questo episodio così grave per il nostro Paese si è parlato solo qualche giorno, poi il silenzio. Niente di niente, Un'azione che ha mostrato le falle della nostra sicurezza, che ha messo sul mercato informazioni preziose e riservate. Nulla. Solo pochi giorni fa qualche breve notiziola in seguito al rifiuto dei domiciliari, Tutto qua.
Noto, come semplice curiosità di appassionato di comunicazione, che l'informazione non sembra del tutto libera da condizionamenti e pressioni. In altre parole, l'impressione che se ne ricava è che le informazioni suii grandi media escono solo se devono uscire e quindi servono a qualcosa o qalcuno. Non a tutti i fatti viene consentito di essere diffusi, indipendentemente dalla loro importanza.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

giovedì 2 febbraio 2017

Liofilizzati

Pensieri da tenere a portata di mano:

Mettere ordine nella propria vita apre la porta alla libertà vera.

Essere liberi richiede l'uso del pensiero. Decidere in base alle emozioni vuol dire imprigionarsi da soli.

Ci sono solo due forme di libertà, quella giusta e quella sbagliata. Con quella giusta scegli di essere te stesso al massimo delle possibilità, con quella sbagliata scegli di essere "un altro". Ed è sbagliata perchè "un altro" è solo la tua caricatura.

Un uomo può rinunciare ad agire come un uomo, un cane non può rinunciare ad agire da cane. Questo è il problema della libertà: è stata donata agli esseri umani, ma usata male li può ridurre a bestie.

"Buon senso" non è una brutta espressione: è la virtù di chi preferisce la realtà che c'è e si può migliorare alle llusioni dei sogni impossibili che non si raggiungeranno mai.


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

lunedì 16 gennaio 2017

Mao e la guarigione dei matti

Ad integrazione di quanto scrivevo tempo fa su Basaglia, quello che chiuso i manicomi perchè prima probabilmente aveva chiuso il cervello (link), riporto un breve ma prezioso scritto di Vittorio Messori, grande giornalista, scrittore ed intellettuale, sullo stesso soggetto:

Basaglia
Un piccolo promemoria per chi non ha vissuto gli anni Settanta , forse i peggiori in quanto in essi si tentò – ovviamente con risultati disastrosi –di mettere in pratica le teorie del Sessantotto. Si ebbe modo, così, di avare conferma del detto del realista : chi vuol creare il paradiso in terra , come risultato sempre provoca l’inferno.Quegli anni furono anche quelli di Franco Basaglia , lo psichiatra il cui nome suona funesto per migliaia di famiglie italiane, ma che allora fu acclamato come il non plus ultra del progressismo sociale .Era certamente di buona volontà e in buona fede : al contatto , come psichiatra , con gli ospiti dei manicomi si rese conto ( del resto giustamente ) che le cose andavano cambiate, in quella sorta di lager. Ma, allora, chi non si ispirava al marxismo era marchiato come un fascista. Comunque , questo psichiatra comunista lo era davvero : tra l’altro, fu tra gli intellettuali che firmarono il malfamato appello pubblicato su L’espresso in cui si dava dell’assassino al commissario Calabresi . Un documento ripugnante che fu una condanna a morte per quel poliziotto, uomo di un cristianesimo vissuto con convinzione e coerenza di vita. Basaglia elaborò, così, un metodo tutto teorico basato sullo slogan : la società fa impazzire ma la società – quella ovviamente anticapitalista – può far guarire. Prigioniero dell’estremismo cui lo portarono gli applausi di intellettuali e politici , giunse a predicare che la pazzia non esiste : c’è sempre e soltanto gente che, trattata con comportamenti sociali adeguati , ritorna “ normale “ . Anzi , no :la normalità stessa , diceva, non esiste . Visto il clima politico del tempo , si arrivò nel 1978 all’abolizione dei manicomi con una legge che scaricava sulle famiglie il peso di figli, mariti, mogli , fatti uscire dalle case dove erano ricoverati e affidati ai parenti. Il manicomio, dicevano Basaglia e i suoi , è un ergastolo, dal quale tutti devono essere liberati: ma, in pratica, lo furono a spese degli sventurati consanguinei , visto che le sofisticate “ strutture d’appoggio “ previste non furono realizzate o realizzate con grandi ritardi e carenze di personale adeguato e consapevole.Il solito fallimento delle utopie , allorché si pretende di realizzarle . Se qui ne parliamo è perché , tra i miei ritagli , trovo un articolo di Basaglia proprio del 1978, l’anno dell’approvazione della sua legge . Mi sembra utile riportarne un brano per mostrare sino a che punto potesse giungere la perversione ideologica. Scriveva , dunque , lo psichiatra , “ democratico “ : << In Cina, la stragrande maggioranze dei cosiddetti “ matti “ è curata politicamente, con il pensiero di Mao . Glielo si legge o glielo si fa leggere . Una soluzione che può sembrare semplicistica a un occidentale ma alla quale va riconosciuto un grande vantaggio : quello di trattare i malati come tutti gli altri , dato che l’organizzazione cinese è un enorme sistema politico-pedagogico centrato sull’educazione del popolo >>.No comment, ovviamente
Vittorio Messori "Vivaio" febbraio 2017


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

domenica 15 gennaio 2017

Quando la scienza vera è più spassosa di Zelig










Un audio fantastico, tutto da ascoltare (senza scandalizzarci): LINK










«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 11 gennaio 2017

E' solo amore, baby

Non è nazismo, è amore
Dunque, 
una donna ha in pancia un bambino già prenotato da due gay, che pagano perchè appena partorito - purchè in buone condizioni di salute - venga preso e portato a casa loro affinchè si trastullino a farsi chiamare papà. Nel caso in cui il bambino, crescendo, impari anche la parola "mamma" e voglia pronunciarla, i due gay dovranno spiegare che lui non ha diritto ad usarla in quanto essendo stato concepito per compravendita, era previsto dal contratto che lui non avrebbe mai avuto una mamma. Qualora il bambino faccia presente che lui il contratto non l'ha mica firmato, i due gay sottolineeranno il fatto che il bambino non ha diritti in merito in quanto è stato fatto nascere per loro trastullo, che in realtà non è un lui, ma un esso, e quindi è esclusiva loro proprietà. 
Cirinnà mentre fa politica
Se il bambino si dimostrasse restio a farsi trattare da giocattolo per gay, i suoi compratori potranno sempre fare ricorso all'istruita Ministro dell'Istruzione Fedeli e alla sua amica Cirinnà, le quali spiegheranno al bambino che non si trova in un regime peggiore di quello nazista (infatti, per esempio, Niki Vendola o Cecchi Paone non portano a sfilare bandiere con la svastica, ma solo quelle arcobaleno), ma in una demoKrazia dove i diritti degli omosessuali, delle lesbiche, dei trans, degli Yorkshire, devono essere tutelati. Di conseguenza l'opinione pubica ricorda che se ai bambini questo non va bene possono anche andare a morire ammazzati. 
Per quest'ultima opzione ci sono apposite cliniche per aborti e prossimamente per eutanasia. Cliniche da non confondere con le camere a gas naziste in quanto quelle non erano igienizzate e pagate dalle Asl.

«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

mercoledì 4 gennaio 2017

L'antistress del 2017

Gestire lo stress è una sfida che prima o poi tutti siamo chiamati ad affrontare. In una società come la nostra, dove le richieste sono molte e le risorse personali non sono infinite, è facile trovarsi in periodi critici in cui il carico da portare è veramente pesante. Mi limito a sottoporre all'attenzione cinque punti importanti che possono risultare vincenti nella quotidiana impresa del vivere sereni:

1. Buone condizioni generali. Per mantenere la buona salute ci sono poche regole fondamentali: Alimentazione sana, sonno non meno di quanto serve, leggera attività fisica. Niente dipendenze e ricorso ai medici solo per reali necessità.
2. Raccontare le preoccupazioni. Tenersi le cose per sè o far finta di niente è sbagliato. Condividere con persone fidate  alleggerisce moltissimo il carico di stress.
3. Delegare. Ci sono cose che dobbiamo fare noi e altre che possiamo far fare a terzi. Delegare, accettando anche le imperfezioni degli altri, fa benissimo alla nostra vita.
4. Imparare a distinguere tra problemi e fatti. I problemi prevedono una soluzione, i fatti vanno solo accettati. Inutile rompersi la testa di fronte ad un fatto, bisogna invece adattarsi e farsene una ragione. I problemi invece richiedono il massimo della nostra intelligenza per risolverli e venirne a capo. Molto spesso scambiare fatti per problemi è una delle fonti maggiori di stress.
5. Mantenere ordine nella nostra vita. Ma questa
è un'altra storia e ne parleremo a lungo...


«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

martedì 27 dicembre 2016

Vivere finti e morire di sbadigli

Un morto vero e un finto vivo
In questo 2016 sono morti in tanti, molti dei quali si agitavano e si sbattevano come se pensassero di essere immortali. Invece ora stanno da qualche parte, in un angolo della nostra terra, e tra poco nessuno più si ricorderà di loro. La maggior parte dei morti "famosi" erano famosi per la pretesa di costruirsi una vita stravagante, originale, depravata e provocatoria. Ma la morte non si fa ingannare così banalmente, anzi, li ha individuati con più facilità e li ha abbattuti. Soliti commenti, solite lacrimucce, soliti video su youtube, poi solito menefreghismo. Amen, giriamo pagina. 
La morte dei vip è un evento mediatico noioso e fastidioso, come la vita che l'ha preceduta. Costringe i giornalisti a inventarsi qualche commento di routine, a riciclare qualche intervista postuma, a suscitare qualche elemento di commozione. Fino al prossimo cadavere eccellente. Ma non è meglio vivere, piuttosto che indossare un'esistenza fittizia da recitare davanti le telecamere?  
Vivere pienamente e morire da uomini, che meraviglia!
«In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)