domenica 16 ottobre 2011

Indignati o imbrigliati?

 Anche la protesta è uno show. Tanti in piazza a recitare il loro inconsapevole ruolo: alcuni a rivendicare diritti in modo pacifico, alcuni a sfasciare vetrine e a profanare simboli religiosi, altri a sparare i lacrimogeni. Tanti altri davanti alla televisione: chi dice che i black block fanno il gioco del governo, altri si ripromettono di scendere in piazza pure loro la prossima volta, altri  che invece invocano repressione e pugno di ferro. Insomma, il solito teatro.
Ma nel teatro (quello vero) gli attori sanno di interpretare una parte, nel teatro della vita quotidiana invece, soltanto pochi se ne rendono conto. Per lo più si pensa che i propri pensieri siano genuini e spontanei, che i sentimenti nascano dal proprio cuore, insomma che sia in gioco una libertà di volere autonomamente espressa.
Ingenuità. Qualunque analista di cose sociali, sufficientemente smaliziato ed esperto, avrebbe potuto prevedere la folle giornata di ieri. La "gente" è un animale di cui si conosce l'animo, le paure, i comportamenti. Lo si può guidare, addestrare, manovrare a piacimento, indovinare le reazioni. Bastano i giusti mezzi.



E' l'individuo che invece può riservare sorprese. Nell'individuo, svincolato dal gregge, abita il seme della libertà, quella profonda capacità di riflettere e scegliere in maniera indipendente che fa di un animale una persona. Ma per essere persona, l'individuo deve avere il coraggio di stare con se stesso, di agire controcorrente, di essere fedele ai propri prinicipi, di avere il coraggio di essere anticonformista quando serve. Così si capisce che la vera rivoluzione è quella che ognuno fa nel profondo della propria coscienza.

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