sabato 9 settembre 2017

Telegramma agli adulti: come rendersi simpatici ad inizio anno

"la brevità è l'anima della saggezza" (Shakespeare, Amleto) 



I giovani vanno trattati come giovani, come persone, cioè, che hanno pochissima esperienza del mondo, della vita, delle sofferenze, che hanno un sistema nervoso che completerà il suo sviluppo verso i vent'anni, che non hanno alcuna saggezza, che sono pieni di energia, ma nessuna idea su come utilizzarla.
I bambini poi sono del tutto immaturi, pieni di egoismi e desideri impossibili, incapaci di badare a loro stessi, con una sensibilità spiccata nel capire chi gli vuole bene e una capacità diabolica nello sfruttare chiunque per soddisfare i loro desideri.
Entrambi sono presuntuosi e convinti che la loro testa abbia sempre ragione e i loro impulsi debbano essere sempre soddisfatti.
I giovani parlano a  sproposito di cose di cui non comprendono la portata. Non è una buona scelta quella di incoraggiarli.
Giovani e bambini rischiano di essere sempre sopravvalutati, ma soprattutto nella nostra società che contemporaneamente li adùla, li sfrutta e li manipola, devono invece ricevere il dono più grande, segno di amore e rispetto: quello di essere messi al loro posto. E il loro posto non è il centro del mondo, ma un angolo ben illuminato da dove osservare il mondo in compagnia di un maestro.
I giovani non sanno nulla, devono imparare tutto. Lentamente, progressivamente, prudentemente. La loro conoscenza delle nuove tecnologie è semplicemente un abilità pratica, non superiore a quella dei bambini di inizio novecento che sapevano costruire una fionda e colpire una lucertola a cinquanta metri, non è saggezza. La saggezza, cioè il saper vivere consapevolmente e liberamente, la acquisiamo negli anni sotto la guida di persone esperte, presenti, forti e attente. Possibilmente i genitori.
Il cuore dei bambini non è innocente, però ha l'istinto di sapere a chi affidarsi per essere guidato e corretto. Non tradiamoli affidando la loro vita a internet, televisione o centri commerciali.


 «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (George Orwell)

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